Partito Comunista Internazionale

Sodalizio confederali-autonomi per sabotare la lotta dei lavoratori della scuola

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Come è loro consuetudine, i bonzi sindacali hanno chiuso la vertenza per il rinnovo del contratto dei lavoratori della scuola, con un ennesimo pateracchio nei corridoi del ministero. Il 17 maggio i bonzi sindacali confederali si sono dichiarati «soddisfatti» dopo l’incontro col Ministro e perciò hanno revocato lo sciopero che avevano precedentemente proclamato per il giorno 21 maggio. Che cosa avevano ottenuto? 23.000 lire scaglionate in due anni (tutte insieme fanno male) per il personale non insegnante, più una serie di «impegni» del ministro che i lavoratori sanno bene cosa vogliono dire. Intanto, i loro degni compari, dirigenti dei sindacatini cosiddetti autonomi, recentemente unificatisi con l’alto patrocinio del Ministro, recitavano la parte di «intransigenti» con la proclamazione del «blocco degli scrutini». Essi si erano improvvisamente ricordati delle 20.000 lire che altre categorie del pubblico impiego avevano ottenuto otto mesi fa e al solo scopo di fare concorrenza ai confederali, chiamavano ora la categoria a lottare per questa rivendicazione.

Questa improvvisa sparata degli autonomi, gonfiata ad arte dalla stampa e dalla televisione, che presentavano il blocco degli scrutini come l’apocalisse, aveva suscitato lo sdegno dei bonzi confederali, i quali già in precedenza avevano escluso il ricorso a questa forma di lotta con la solita motivazione che «danneggia le famiglie e gli studenti». E non esitavano a chiedere al ministro misure repressive nei confronti di chi avesse attuato il blocco e facevano apertamente appello al crumiraggio organizzato, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri. Loro principale scopo dichiarato era non difendere le condizioni dei lavoratori della scuola, ma «assicurare la normale chiusura dell’anno scolastico» che è appunto lo stesso scopo che si propone lo Stato.

Ma quella degli autonomi, era solo una nuova pagliacciata per riacquistare un certo credito tra i lavoratori e ciò si è ben presto reso evidente; quando, dopo qualche giorno di «eroici» colloqui con il ministro, essi ritirarono la loro «rivendicazione» delle 20 mila lire anche ai lavoratori della scuola, con manifesta soddisfazione dei bonzi confederali. Era ovvio che anche il blocco degli scrutini, che tutti i benpensanti paventavano come una specie di cataclisma (come avrebbero fatto le persone per bene a partire per il mare con i loro poveri ragazzi?) avrebbe fatto la stessa fine e infatti il giorno 27 maggio, due giorni prima che potessero iniziare gli scrutini, è arrivata puntualmente la revoca. «Abbiamo ottenuto quanto volevamo» dichiara il segretario generale dello SNALS.

Ed ecco che cosa volevano: «Impegno del Ministro» ad attuare una «riparametrazione» delle carriere del personale e «impegno del Ministro» a corrispondere a partire dal 1-6-76 una «congrua anticipazione» su questa non meglio definita ristrutturazione dei parametri. Soddisfatto il ministro, soddisfatti i bonzi confederali: «È da sottolineare con soddisfazione come in questa occasione la ragionevolezza abbia prevalso nei gruppi dirigenti autonomi». Non una parola sul lavoro precario, sulla disoccupazione, sull’orario di servizio: ma ciò che conta per i bonzi sindacali è che l’anno scolastico si chiuda «regolarmente».

Le cose non potevano andare diversamente: non c’è stato un tradimento dinanzi al tavolo delle trattative; il tradimento è avvenuto prima, quando i bonzi sindacali hanno presentato e tentato di far approvare ai lavoratori delle «piattaforme rivendicative» che contenevano solo aggravi di lavoro, e che probabilmente erano già state concordate con lo Stato. Giocando abilmente sulla tradizionale divisione della categoria, i bonzi autonomi e confederali hanno prima finto di litigare su due piattaforme apparentemente contrapposte, ma poi si sono trovati perfettamente d’accordo nel genuflettersi assieme di fronte alle necessità dello Stato padrone. E ciò è perfettamente logico perché essi fanno la stessa identica politica che sottomette le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori alle esigenze del «buon funzionamento del servizio».

Solo garanzia dei lavoratori della scuola – come di tutte le altre categorie – è di far saltare questa politica di fiancheggiamento e di subordinazione allo stato che domina in tutte le organizzazioni sindacali e che le rende inadatte a difendere anche i più elementari interessi dei lavoratori. Ciò è stato sempre sostenuto dai nostri compagni organizzati nella «opposizione sindacale di classe» (gruppo di lavoratori della scuola organizzati indipendentemente dalle opinioni politiche per difendere le loro condizioni contro la politica dei vertici sindacali) che hanno sempre invitato i propri compagni di lavoro a rifiutare le piattaforme dei vertici sindacali e ad opporsi alle loro direttive disfattiste con una azione organizzata condotta all’esterno e all’interno dei sindacati per cacciarne la politica traditrice emanante dai falsi partiti operai e per fare in modo che i lavoratori reimpugnino le loro tradizionali armi della lotta di classe e della azione diretta, le uniche che possono metterli in grado di difendersi contro l’attacco dello Stato capitalistico.