Grecia – Proletari in piazza contro le leggi antioperaie del governo democratico
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Il generoso proletariato greco ha dato un’altra prova della sua combattività. Circa un anno fa, proprio nel primo anniversario della caduta dei colonnelli, mentre tutti i partiti parlamentari, dalla destra alla «sinistra» si apprestavano a brindare alla riconquistata libertà e democrazia, la classe operaia fece sentire la sua potente voce di accusa e di sfida al «nuovo» regime in duri scontri che per molte ore impegnarono la pur bene attrezzata polizia cittadina greca, la maledetta «Astinomia».
Ai primi di aprile di quest’anno minatori dell’isola di Eubea, durante uno sciopero, si sono ancora scontrati con la polizia di regime: Pochi giorni fa Atene è stata di nuovo teatro di durissimi scontri tra proletari in sciopero e polizia. All’avanguardia della lotta gli edili, che rappresentano la parte più numerosa e combattiva della classe operaia ellenica ed hanno alle loro spalle una dura tradizione di lotte e di sanguinosi scontri con le milizie della borghesia.
Come sempre di fronte alla rabbia operaia che esplode ed esce dai limiti del turpe ed ingannevole gioco democratico vi è stata la dura condanna dei partiti di «sinistra» e dei sindacati. Quella canaglia di Mavros, esponente del partito di centro, lo stesso partito a cui apparteneva il tanto osannato eroe della resistenza Panagulis per la cui morte ogni «sinistro» ha creduto opportuno spargere una lacrima, ha detto che questi avvenimenti sono simili a quelli che hanno preceduto la dittatura dei colonnelli, facendo così una palese minaccia al movimento operaio: se non vi calmate sappiamo noi come tenervi buoni!
Il sindacato degli edili ha parlato di «provocatori» che avrebbero cercato di pescare nel torbido ed ha accusato la polizia di aver lasciato fare per creare un clima «propizio all’adozione della legge antisciopero». Naturalmente i cosiddetti partiti di sinistra parlano di «provocatori» perché non vogliono né possono ammettere che l’intero proletariato è un provocatore contro la borghesia e che, prima o poi, dovrà trovarselo davanti pronto ad abbatterla.
Il motivo dello sciopero generale durante il quale si sono verificati gli scontri era l’opposizione della classe operaia alla famigerata legge antisciopero che nei giorni scorsi era in discussione al Parlamento greco. Questa legge che pone dure limitazioni al diritto di sciopero, vietando gli scioperi politici ed imponendo la presenza in fabbrica in caso di sciopero del 20% della mano d’opera, è la risposta del governo democratico di Caramanlis ai primi, embrionali tentativi di riorganizzazione sindacale da parte della classe operaia greca. Dalla caduta dei colonnelli gli operai di varie fabbriche stanno lottando, spesso veramente in modo eroico, per migliorare le loro misere condizioni di vita, tentando contemporaneamente di far risorgere una rete sindacale, essenziale per condurre la lotta con la speranza di vittoria. Sono così sorti in molte fabbriche degli organismi di tipo sindacale spesso ferocemente osteggiati dai padroni che sono arrivati a licenziare gli operai che ne facevano parte, in molti casi fatti in seguito riassumere dopo le dure lotte dei loro compagni.
Di fronte a questa offensiva proletaria la borghesia sta reagendo in due modi: da una parte agisce il governo con la repressione più dura verso gli scioperanti, verso i sovversivi ed adesso con la legge antisciopero, dall’altra agiscono i partiti opportunisti, dal PASOK, al P.C. dell’Interno, al P.C. dell’estero, cercando di istituzionalizzare i sindacati e di portarli sotto il loro controllo per farne strumenti per i loro sporchi giochi parlamentari. Gli operai i loro diritti li hanno sempre conquistati nelle piazze, con la lotta più dura. La classe operaia greca ha fatto l’esperienza di questo sulla sua pelle, nelle prigioni di Macronisos, di Yaros, nella continua dura lotta contro un regime che, dalla fine della seconda guerra mondiale non ha mai nascosto la sua natura antioperaia ed anticomunista. Il governo Caramanlis, nonostante i pretesi comunisti greci si beino dei suoi discorsi patriottici antiturchi ed antiamericani, non fa certo eccezione.
Se gli operai greci vorranno conquistare le loro libertà sindacali dovranno farlo nelle piazze, nella lotta contro il regime ed i suoi servi, poliziotti ed opportunisti. Solo usando la sua forza la classe operaia vincerà.