RFT – Riappare lo spettro
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Non possiamo che salutare con gioia gli scioperi che in questi giorni, scuotendo l’Editoria tedesca, hanno impedito l’uscita di tutti i maggiori quotidiani germanici. Il trionfo borghese tedesco, che ha ereditato la sua fisionomia di maiale dal nazismo di Hitler e dal socialpatriottismo di Noske e Scheidemann, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale non ha potuto leggere il suo quotidiano. È uno scandalo! A cosa è servito allora spezzare in due la Germania, tenere Berlino sotto l’occupazione permanente di ben quattro eserciti, mandare i socialdemocratici al governo, creare sindacati parastatali se poi, all’improvviso, il terribile spettro riappare, gli operai scendono in piazza per rivendicare i loro diritti? «Ma questa è lotta di classe, ma questo è comunismo» grida il maiale borghese, liberale o socialdemocratico che sia. È vero, non v’è tattica o piano borghese che possa scongiurare per sempre lo spettro della lotta di classe. Finché vi sarà capitalismo vi sarà sfruttamento disumano del proletariato che prima o poi dovrà porsi nuovamente in lotta contro il sistema che lo sfrutta, come magnificamente fece, e la Germania è un esempio, cinquant’anni fa in gloriose lotte che scossero l’Europa e il mondo.
I tipografi tedeschi si sono messi in lotta per ottenere aumenti salariali; sono scesi in piazza per impedire la vendita di un giornale crumiro che mentre i maggiori quotidiani erano bloccati dallo sciopero, tentava ugualmente di uscire; si sono scontrati con la polizia, ovviamente schierata in difesa del diritto borghese. Nella Germania del socialdemocratico Brandt, impregnata del nazismo che avrebbe dovuto restare sepolto sotto le macerie delle città rase al suolo dai bombardamenti a tappeto delle potenze democratiche, che massacra con metodi degni delle SS gli aderenti ai gruppuscoli filoanarchici e «di sinistra», che allontana gli operai «estremisti» dagli impieghi statali, instaurando un clima di terrorismo anticomunista, la lotta intrapresa dai tipografi tedeschi è coraggiosa e, qualunque siano le idee con cui questi operai l’hanno intrapresa, essa si pone oggettivamente contro tutta la struttura statale borghese e ne preannunzia la fine.
Per noi è una ennesima conferma.