I bonzi chiudono senza un’ora di sciopero il fallimentare contratto della scuola
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Il rinnovo del contratto di lavoro del personale della scuola si è concluso senza un’ora di sciopero. I dirigenti confederali non hanno più bisogno dell’appoggio della categoria per vincere le «loro battaglie»; essi vivono ormai di una funzione propria, completamente staccati dalla base, questa non serve più ai loro fini. Infatti fra confederazioni e governo non c’è più nessun contrasto, entrambi hanno un fine comune: uscire dalla crisi, salvare l’economia nazionale. Non essendoci divergenze sulle linee di principio, è facile accordarsi se dare 20 mila lire al personale docente, oppure a quello non-docente, ecc.
Questo tradimento degli interessi dei lavoratori viene portato avanti su tutta la linea: pubblico impiego, metalmeccanici, tessili, edili, chimici stanno imparando sulla loro pelle quali sono i «punti qualificanti» dei contratti e quanta è grande la sfacciatataggine dei dirigenti confederali che dichiarano «di non voler svendere o svalutare il rinnovo dei contratti con delle richieste salariali». Così ad una svalutazione della lira negli ultimi 12 mesi del 30% circa, che per un salario medio di 240.000 lire rappresenta 80.000 lire di perdita, vengono contrapposte, in linea di massima, 20.000-25.000 lire di aumento, il più delle volte scaglionate. Per il personale docente non ci saranno nemmeno queste, in quanto i confederali hanno preso a cuore solo il problema dei non-docenti, soprattutto perché questi sono poco più di 100.000 mentre i docenti sono più di 700.000. I non-docenti «godono» attualmente di uno stipendio medio di 180.000 lire, governo e sindacati li hanno gratificati con 11 mila lire dal 1 luglio ’76 e con 12.000 lire dal 1 luglio ’77 ed inoltre con tanti auguri di buona salute fino al 1 giugno ’78!
Come si può constatare, i dirigenti sindacali, in nome dell’economia nazionale, continuano la migliore tradizione del sindacato del lavoro fascista: i «sensali» del lavoro, oggi come allora, si incontrano per decidere, «fermo restando lo sforzo per raggiungere la parità della lira col dollaro», cosa si può fare; oggi come allora la risposta è sempre la stessa: schiacciare la classe operaia, contrarre i costi di produzione, aumentare la produzione individuale e perciò controllare l’assenteismo, acconsentire alla mobilità del lavoro e all’aumento della disoccupazione.
Nella strategia sindacale la scuola ha un ruolo importante: in questi 30 anni mai come adesso si è parlato della scuola: decreti delegati, gestione sociale, tempo pieno, 150 ore ecc. I dirigenti confederali sanno benissimo che continuando su questa strada porteranno gli operai a ribellarsi alla disciplina sindacale; essi si preparano perciò a fronteggiare l’attacco che gli operai sferreranno alla politica e alla dirigenza attuale del sindacato; essi si stanno adoprando in tutti i modi per dividere ed isolare la classe operaia. In questi ultimi tempi si stanno scagliando in particolar modo contro le condizioni di vita dei lavoratori della scuola.
Lama in un’intervista su La Repubblica: «L’Italia è poi anche il paese dove le prestazioni di larga parte dei pubblici dipendenti sono organizzate per produrre disaffezioni e assenteismo organizzato. Per esempio la scuola è finita praticamente il 20 maggio e riprenderà realmente a novembre. A parte le feste che punteggiano i mesi di scuola, l’anno scolastico da noi s’è ridotto a un semestre effettivo. Se viene fatto seriamente quello degli insegnanti è un lavoro a mezzo tempo». A parte la falsità di ciò che dice (non è colpa dei lavoratori della scuola se essa ha chiuso i battenti il 29 maggio, come non è colpa dei lavoratori se la burocrazia ministeriale non riesce ad assegnare per tempo il posto di lavoro) c’è da notare come le condizioni privilegiate di orario di lavoro di una determinata categoria non vengono indicate dai sindacati come mete da raggiungere per tutti i lavoratori, ma al contrario esse vengono stigmatizzate e indicate agli altri operai come piaghe, disfunzioni che devono essere eliminate. Tutto ciò non viene detto a caso. Si tenta di isolare la categoria di modo che possa essere facilitato il peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori della scuola. Infatti la scuola sarà proprio l’illusione che i sindacati intendono proporre come ricompensa al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutte le categorie operaie.
Due proposte sindacali chiariscono questo concetto: scuola a tempo pieno ed elevazione a 16 anni dell’obbligo scolastico.
La scuola così assolverebbe meglio alla sua funzione di parcheggio e di argine graduato all’immissione di nuove forze sul mercato del lavoro. Inoltre può essere sventolata la bandiera di una scuola migliore per i figli degli operai, i quali non saranno per le strade, mentre i genitori lavoreranno con turni disumani nelle fabbriche. Questa scuola, nuova e migliore, non verrà fatta assumendo nuovo personale o costruendo più aule, perché ciò, a parere del padrone e dei sindacati, comporterebbe ancora più inflazione, ma sfruttando più «razionalmente» il personale e gli impianti: per il personale un solo mese di ferie e il raggiungimento in prospettiva di 36 ore settimanali con lo stesso salario; per gli impianti doppi e tripli turni e aumento del numero di alunni per classe. La scuola così, anche da un punto di vista didattico, sarà tutt’altro che migliorata, ma sarà solo un ghetto dove verranno rinchiusi i figli degli operai.
Viene spontaneo chiedersi come mai i sindacati portano avanti così spudoratamente questa linea antioperaia; la risposta è semplice: i dirigenti sindacali hanno completamente affossato il concetto di classe che è all’origine della nascita dei sindacati: essi non hanno più come scopo la difesa, a qualsiasi costo delle condizioni di vita e di lavoro dei propri iscritti, ma al contrario la difesa dell’economia nazionale, la difesa dello Stato capitalista; servono perciò solo come «sensali», corrotti dal padrone, al quale svendono la classe operaia. Per questo c’è solo una via d’uscita per sottrarsi a questa politica, per scrollarsi di dosso questo giogo: gli operai devono organizzarsi sui posti di lavoro su basi di classe per la difesa delle proprie condizioni, non facendo nessuna discriminazione di carattere ideologico, e soprattutto devono lottare per buttare fuori dai sindacati gli attuali dirigenti e con essi la loro politica antioperaia e collaborazionista.