Partito Comunista Internazionale

Violenza e lotta di classe

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Pubblichiamo qui di seguito un volantino diffuso a Viareggio dal «Comitato Metalmeccanico per la Rinascita del Sindacato di Classe», un gruppo di operai organizzati su una base di classe per difendere le loro condizioni di vita e di lavoro contro bonzi e padroni.

I comunisti non possono che solidarizzare con quanto questi operai affermano sulla questione della violenza di classe.

OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!

I recenti fatti di violenza e le conseguenti prese di posizione dei nostri dirigenti sia sindacali che politici ci impongono sia di dare una valutazione di questi atti, sia di prendere una posizione che stia (a differenza di quelle che hanno preso i bonzi sindacali e i partiti che falsamente si richiamano alla classe operaia) veramente su un terreno di classe.

In quello che diremo per spiegare la nostra posizione cercheremo di analizzare i fatti che determinano questi atti di violenza alla luce della società divisa in classi in cui oggi viviamo e che vede da una parte gli operai sempre più sfruttati, che con il loro lavoro mantengono tutto il resto della società, e dall’altra il padronato che con il suo Stato cerca di spremere ancora di più le già misere condizioni della classe operaia. CI TENIAMO IN PRIMO LUOGO A PRECISARE CHE NOI NON SIAMO NÉ VIOLENTI, NEL SENSO CHE TEORIZZIAMO LA VIOLENZA FINE A SE STESSA, COME AZIONI RECENTI DI BRIGATE «ROSSE» O «NERE» FANNO, MA ANZI LA GIUDICHIAMO IN MANIERA NEGATIVA IN QUANTO ASSUME UN CARATTERE INDIVIDUALE E NON È COLLEGATA AL MOVIMENTO DELLA CLASSE. NÉ PACIFISTI, NEL SENSO STRETTO DELLA PAROLA O COME VORREBBERO FARCI CREDERE DI ESSERE I NOSTRI DIRIGENTI SINDACALI E POLITICI, CHE PACIFISTI SONO ESCLUSIVAMENTE PERCHÉ VOGLIONO MANTENERE LA CLASSE OPERAIA NELLO STATO DI SOGGEZIONE IN CUI SI TROVA OGGI. Infatti per loro la violenza è solo quella che viene usata contro l’attuale stato di cose, mentre non è violenza quella che quotidianamente lo Stato capitalista, imbellettato con il mantello democratico, usa contro la classe operaia per poter mantenere i profitti delle classi possidenti.

COMPAGNI OPERAI!

I RAPPORTI UMANI NELLA SOCIETÀ SONO ALL’INSEGNA DELLA VIOLENZA NELLE FORME PIÙ SVARIATE: NELLA SOCIETÀ CAPITALISTICA IL GRADO DI VIOLENZA SOCIALE (CIOÈ LA VIOLENZA CHE IL PADRONATO ATTRAVERSO IL SUO STATO ATTUA SULLA CLASSE DEGLI SFRUTTATI) RAGGIUNGE IL SUO MASSIMO PROPRIO PERCHÉ L’OPPRESSIONE DI CLASSE HA RAGGIUNTO LIMITI CHE NELLE VECCHIE SOCIETÀ ERANO SCONOSCIUTI.

Questa violenza che si svolge in mille forme nello svolgimento della vita quotidiana contro la classe operaia, anche se è meno appariscente del colpo di pistola o della bomba molotov, fa un numero di vittime molto superiore a quello che può fare una pistola od una bomba. Questa violenza perpetrata direttamente dallo Stato capitalista o indirettamente dalle classi possidenti sulla classe operaia è la condizione prima perché il padronato possa continuare a sfruttare gli operai. Ed è per mantenere questa condizione e questo Stato che i nostri dirigenti ci chiamano a lottare. In parole povere significa essere chiamati a lottare per la difesa degli interessi dei nostri padroni e del loro Stato ribadendo così da noi stessi i chiodi delle nostre catene.

OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!

Queste forme di violenza di cui i fatti recenti ci impongono di parlare non hanno, secondo noi, nulla a che fare con la lotta di emancipazione della classe operaia, ma trovano la loro materiale spiegazione nel quadro più generale e sofisticato della violenza capitalistica sulla classe operaia, si può dire che sono il frutto della disgregazione del capitalismo che è costretto, per sopravvivere, a schiacciare le condizioni di vita degli operai. Si sdegnano tutti, partendo dal padronato e arrivando a coloro che dicono di essere i nostri dirigenti, quando viene usata violenza contro questo stato di cose senza dire però che è proprio questo che la genera. Ma nessuno si sdegna quando quasi due milioni di operai sono costretti a vivere con il sussidio di disoccupazione, perché la società attuale non è in grado di farli lavorare.

Nessuno si sdegna quando migliaia e migliaia di operai sono costretti a vivere nelle baracche perché non possono permettersi di pagare un affitto di una casa decente mentre centinaia di migliaia di case si trovano sfitte da tutte le parti.

Nessuno si sdegna quando milioni di pensionati operai, dopo aver lavorato tutta la vita sono costretti a vivere con una pensione che nel migliore dei casi arriva all’80 per cento del già misero salario che percepivano quando lavoravano, mentre le pensioni dei non operai superano a volte il già grasso stipendio che percepivano prima.

Nessuno si sdegna quando ai disoccupati viene tolta anche l’assistenza medica per sé e per i loro figli.

Nessuno si sdegna, e non si fa nemmeno lo sciopero generale, quando un giovane di 15 anni viene ucciso dalla polizia, magari perché ha rubato una ‘vespa’, mentre coloro che rubano miliardi sopra miliardi viaggiano indisturbati, anzi sono protetti dalla polizia.

Si fa uno sciopero generale, perché viene ucciso un servo del padronato (e bisogna dirlo che quello era un servo non perché vogliamo difendere le Brigate «Rosse» o chiunque l’abbia ammazzato, ma perché, riportiamo da l’Unità del 9-6, è stato quello che già fin dal tempo del fascismo aveva condotto l’inquisizione contro gli operai in difesa degli intrallazzi del padronato, e quello, per citare i fatti più significativi, che ha condotto la pubblica accusa contro gli occupanti delle terre nel Sud, quello che ha insabbiato l’inchiesta sul crollo di Genova dove morirono 18 persone, è quello che ha insabbiato l’inchiesta sull’inquinamento e fatto insabbiare l’inchiesta sullo scandalo dei petrolieri di Genova). Ma non si fa niente quando, solo in Italia, sei operai al giorno muoiono sul lavoro, perché si fanno lavorare in condizioni di completa mancanza di sicurezza, come le tre ragazze di Napoli che sono morte nell’incendio della fabbrica dove mancava persino l’uscita di sicurezza.

COMPAGNI OPERAI!

È questa la vera violenza che la classe padronale usa contro la classe operaia per poter mantenere in vita questa società che è ormai in putrefazione e che solo la violenza organizzata del suo Stato e il servilismo a questo dei dirigenti attuali della classe operaia permettono che viva ancora. È questa la ragione per cui nascono gli atti di violenza individuale o di gruppo sia essa politica che comune.

Non abbiamo quindi, nello stesso momento in cui non riconosciamo come valide per l’emancipazione della classe operaia dal lavoro salariato le manifestazioni di questi gruppi, nemmeno da associarci ai pubblici lamenti della borghesia e dei suoi lacché, ma diciamo che queste sono manifestazioni della sua violenza cioè della violenza prodotta dal suo regime di classe e perpetrata dai suoi stessi figli.

COMPAGNI OPERAI!

Se la violenza di questi gruppi non serve alla lotta per l’emancipazione della nostra classe perché non incide per nulla sul sistema stesso che la produce e che produce nello stesso tempo anche quella violenza più generale e sofisticata di cui abbiamo parlato sopra e da cui oggi noi siamo oppressi; se non vogliamo continuare ad essere oppressi in maniera totale da questa società bisogna che noi ci poniamo con le nostre stesse lotte su un terreno di classe, bisogna che si ricrei come era nel passato una vera solidarietà fra tutti gli operai sfruttati mettendo al bando come non nostra (e quindi come cosa che non ci interessa) qualsiasi manifestazione che non riguardi la nostra classe ed i membri di questa.

PER FARE UN ESEMPIO: NOI NON RICONOSCIAMO NEI FATTI DI GENOVA NULLA CHE POSSA RIGUARDARE GLI OPERAI, MA UN FATTO CHE RIGUARDA ESCLUSIVAMENTE LA CLASSE DOMINANTE E I SUOI MEMBRI E PERCIÒ NON SIAMO DISPOSTI AD ESPRIMERE NESSUNA SOLIDARIETÀ. VICEVERSA RICONOSCIAMO COME UN FATTO CHE CI INTERESSA DIRETTAMENTE E PER CUI SIAMO DISPOSTI A DARE LA PIÙ AMPIA SOLIDARIETÀ SIA MORALE CHE DI LOTTA ALLE TRE RAGAZZE DI NAPOLI CHE SONO MORTE PER COLPA DI QUESTA SOCIETÀ IN PUTREFAZIONE E DI COLORO CHE QUESTA SOCIETÀ VOGLIONO DIFENDERE. IL PROCURATORE GENERALE DI GENOVA ERA UNO CHE DIFENDEVA QUESTA SOCIETÀ E QUINDI UN BORGHESE, LE TRE RAGAZZE DI NAPOLI ERANO DELLE NOSTRE COMPAGNE DI CLASSE E QUINDI SOLO QUESTE NOI RIVENDICHIAMO COME NOSTRE.

OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!

Per arrivare a questo bisogna che gli operai, partendo dal terreno economico, cioè dalla difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro, si pongano su un terreno di classe. Bisogna che nel porre le nostre rivendicazioni si tenga conto esclusivamente delle nostre esigenze di vita e di lavoro senza curarsi delle necessità dell’economia nazionale che non è altro che l’economia del padrone basata sullo sfruttamento del lavoro salariato.

PER DIFENDERE LE PROPRIE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO, LA VITA PROPRIA E DEI PROPRI FIGLI CHE, COME ABBIAMO DIMOSTRATO SOPRA, VIENE OGNI GIORNO SCHIACCIATA DALLA VIOLENZA PADRONALE E STATALE, I LAVORATORI DEVONO ESSERE DISPOSTI AD USARE TUTTI I MEZZI, NON DEVONO LASCIARSI INGANNARE DALL’OMAGGIO AD UNA LEGALITÀ CHE È QUELLA DELLO STATO CAPITALISTICO CONTRO LA CLASSE OPERAIA, AD UNA PACE CHE È QUELLA NECESSARIA A MANTENERE LO SFRUTTAMENTO PADRONALE. MA L’USO DELLA VIOLENZA, IN TUTTE LE FORME NECESSARIE, DEVE ESSERE SUBORDINATO AGLI INTERESSI GENERALI DELLA CLASSE OPERAIA E PERCIÒ DEVE ESSERE PROGRAMMATO DALLE SUE ORGANIZZAZIONI DI CLASSE. IL PRIMO COMPITO CHE SI PONE ALLA CLASSE OPERAIA È DI RICOSTITUIRE QUESTE ORGANIZZAZIONI ELIMINANDO DALLE PROPRIE FILE COLORO CHE HANNO AVUTO LA VERGOGNOSA IDEA DI CHIAMARE GLI OPERAI AD UNO SCIOPERO IN FAVORE DI UN MEMBRO DELLA CLASSE BORGHESE MA CHE IMPEDISCONO AD ESSI QUALSIASI MOVIMENTO PER DIFENDERE I MEMBRI DELLA PROPRIA CLASSE. QUESTO È IL PRIMO ATTO DI VIOLENZA CHE LA CLASSE OPERAIA DEVE COMPIERE.

Gli episodi di violenza attuale non si inseriscono in questo piano di difesa della classe proletaria e di ricostituzione delle sue organizzazioni, anzi deprimono ancora di più gli operai e permettono il rafforzamento nel loro seno dell’ideologia della pace sociale e della difesa dell’economia nazionale. Per questo, in buona fede o no, vengono a far parte del piano borghese per impedire agli operai di muoversi. Per questo gli operai devono essere contro questa azione campata in aria.

MA GLI OPERAI NON DEVONO NÉ SENTIRE NÉ ESPRIMERE SOLIDARIETÀ PER I COLPI CHE DA QUALSIASI PARTE VENGONO SUBITI DAI SERVI E DAI DIFENSORI DELLO STATO CAPITALISTA. PER QUESTO NON ABBIAMO ADERITO ALLO SCIOPERO DI MERCOLEDÌ SCORSO CHE AVEVA PRECISAMENTE QUESTO SIGNIFICATO. GLI OPERAI DEVONO ESSERE DISPOSTI AD USARE TUTTI I MEZZI E TUTTI I SACRIFICI IN DIFESA DELLA LORO CLASSE, MA NESSUNA SOLIDARIETÀ DEVE ESSERE SPESA PER L’ECONOMIA E PER LO STATO DEI PADRONI!

CONTRO LA POLITICA SINDACALE ATTUALE SI RICOSTITUISCANO I SINDACATI DI CLASSE!

DIFESA SENZA QUARTIERE E CON TUTTI I MEZZI DELLE CONDIZIONI DELLA CLASSE OPERAIA!

ADERITE AL COMITATO METALMECCANICO PER LA RINASCITA DEL SINDACATO DI CLASSE!