Partito Comunista Internazionale

Inghilterra insegna: affamare i lavoratori

Categorie: Laborism, TUC, UK, Wages

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La resa degli operai britannici davanti al nuovo patto sociale ha fatto tirare un sospiro di sollievo alla borghesia inglese, ma non solo ad essa. In tutto il mondo le lodi si sprecano sul senso di responsabilità della Trade Unions, e si fa l’occhiolino ai sindacati nazionali perché capiscano l’antifona.

« Dobbiamo essere un esempio per il mondo » ha detto Norman Willis, vice-segretario del TUC; per Callaghan, il primo ministro, « ciò rappresenta una espressione della volontà nazionale di sconfiggere l’inflazione, di portare la Gran Bretagna sulla strada della ripresa economica e della diminuzione della disoccupazione ». Jack Jones, il capo di uno dei più importanti sindacati inglesi, spinge il suo zelo di schifoso servo dei padroni ancora più in là; infatti « Egli ha invitato il governo a iniziare subito trattative sul meccanismo di controllo degli aumenti salariali che dovrà sostituire quello in vigore ora per evitare, ha detto, che il ritorno alla contrattazione libera si rifletta in ‘una esplosione senza freno delle spinte salariali e inflazionistiche’ ». (Il Sole 24 Ore, 17-6-1976).

Così il governo « di sinistra » laburista, fedelmente sostenuto dalle direzioni dei sindacati, è riuscito a far passare un accordo che nessun governo conservatore era mai riuscito a far passare, un accordo che condanna la classe operaia inglese a condizioni di vita che da trenta anni non conosceva più, alla implicita accettazione dell’attuale alto tasso di disoccupazione, e tutto ciò in nome dell’economia nazionale, della difesa del governo « progressista » dagli attacchi della bieca reazione conservatrice la quale, poverina, ha il solo difetto di chiamare le cose col loro nome, e di apostrofare gli operai come operai e non come « compagni ». Questo patto sarà un esempio per il mondo, certo, ma come esemplare coronamento di un’opera durata decenni di tradimento ai danni dei proletari inglesi.

In cambio degli scarsi aumenti salariali viene promessa da parte del governo una diminuzione della tassazione; quanto serie siano queste promesse lo fa capire un articolo che è apparso sul Financial Times accanto a quello che illustrava l’accordo, il 17-6-1976: vi si dice che da parte del capitalismo finanziario, le banche, si auspica un pronto aumento della tassazione indiretta, ritenuta indispensabile per aumentare la dotazione monetaria del governo, a sua volta indispensabile per far fronte ad investimenti, spese pubbliche, ecc. La situazione è ben descritta da Mick McGahey, capo dei minatori scozzesi, per il quale « I lavoratori sono stati ancora una volta costretti a sostenere il peso di una crisi non causata da loro per salvare un sistema sopravvissuto a se stesso. Il nuovo accordo abbasserà ulteriormente il livello di vita dei lavoratori e non avrà in nessun modo effetti sull’inflazione né arresterà la disoccupazione ». Se questo sindacalista parla così significa che esistono forti minoranze operaie che non sono d’accordo. È da questo che dovrà partire il prossimo attacco alla borghesia britannica, non prima però di aver spazzato via i cani politici e sindacali traditori.