Convegno di Portorico – la crisi economica e monetaria è crisi sociale
Categorie: Capitalist Crisis, Imperialism, Inflation, Money theory
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Come i ladri di Pisa del detto popolare che di giorno litigano e di notte vanno a rubare insieme, i maggiori esponenti dell’imperialismo brigantesco internazionale si sono dati convegno a Portorico per mettere a punto un’azione coordinata per la ripresa economica e la lotta contro l’inflazione. Lasciamo ai bonzi l’illusione di credere che questo comitato d’affari della borghesia internazionale sia in grado di approntare la ricetta capace di esorcizzare i demoni della produzione e circolazione di capitale: ciò non toglie che certe affermazioni ed analisi fatte hanno per noi un valore ed un significato che lette alla luce della teoria marxista suonano conferma delle nostre storiche previsioni e delle nostre coerenti posizioni politiche.
Intanto si è rilevato che Stati Uniti, Giappone e Germania Ovest sono in fase di ripresa economica perfino impetuosa, tanto che si è sostenuta la necessità di manovrare di tacco e punta, come si usa dire in gergo automobilistico, per evitare di ricadere entro brevissimo tempo in una crisi ancor più grave di quella (si dice) passata.
Nello stesso tempo i due paesi «malati», Italia e Gran Bretagna, sono stati ammoniti a mettere «ordine in casa», se vogliono essere invitati a far ancora parte del comitato dei ladroni internazionali. Naturalmente anche tra malviventi vigono delle regole di comportamento, nonché l’inevitabile diplomazia e né Italia né il vecchio leone britannico spelacchiato hanno avuto l’ardire di opporre qualche decisione.
Alle spalle di chi, infatti, USA, Germania e Giappone, nell’ambito della divisione internazionale del lavoro si sarebbero avvantaggiati, se non, oltre dei «paria» ovvero paesi del terzo mondo, proprio dei «partners» più deboli?
Ma è risaputo che lo spirito patriottico serve da tempo essenzialmente da mastice per tenere legati i proletari alla barca dell’economia nazionale: contro i potenti vale più di tutto il servilismo.
Non saremo certo noi a dispiacercene, certi come siamo che da oltre un secolo i proletari non hanno più patria da difendere, sennonché la canea opportunistica con la preoccupazione di ergersi a custode dell’onore nazionale calpestato è a proporre ancora una volta i suoi servigi per riscattare le bandiere calpestate dalla borghesia.
All’Eldorado Beach, alla conferenza dei giocolieri, si è dunque messo in rilievo che se da una parte la crisi sembra superata, nuvole minacciose sono all’orizzonte, in particolare il preoccupante divario che si sta producendo all’interno stesso dei 6 paesi più industrializzati dell’occidente. Non sappiamo se l’analisi si sia fermata qui per cortezza di vista o per abilità diplomatica; comunque ha bisogno di una traduzione almeno per noi. La concentrazione capitalistica, fuori da ogni suggestione ultraimperialistica riformistica e opportunistica non elimina la concorrenza anzi la esaspera ed estende dal chiuso dell’economia nazionale ai rapporti tra Stati o leghe di Stati.
Il divorzio che minaccia di acuire i contrasti tra i grandi Stati imperialistici semplicemente accennato a Portorico è la conferma che gli accordi internazionali sono transitori e precari, la chiarificazione e la distensione sono dei falsi miti e delle menzogne borghesi.
In questa occasione vogliamo appunto smantellare le ipocrite teorie borghesi ed opportunistiche che tendono a presentare l’inflazione e l’aumento dei prezzi, particolarmente dei beni di consumo, come un increscioso incidente tecnico risolvibile con manovre monetarie secondo alcuni, o con mezzi duri, cioè con la forza, secondo altri.
La definizione specifica del termine è correntemente questa: «eccedenza abnorme di carta moneta rispetto alla copertura aurea, che provoca aumento dei prezzi».
Se tal definizione è vera, è anche evidentemente angusta e restrittiva, tale comunque che impedisce di cogliere le radici del fenomeno.
Considerato dunque che nell’economia capitalistica la dannazione della metamorfosi consiste nella necessità che le merci si trasformino nel momento della circolazione in denaro, si può oggettivamente constatare col metodo e la precisione delle scienze naturali come dice Marx nell’introduzione del 1859 alla Critica della Economia Politica, che la copertura aurea o di valuta pregiata del circolante tende a diminuire.
Ciò dipende dalla produzione e circolazione dell’oro stesso, dalla sostituzione della copertura aurea con la forzosa copertura, «rapporti di forza imperialistici» tipo Gold-exchange standard del secondo dopoguerra mondiale a sua volta crollato nel 1972 con l’imposizione unilaterale della decadenza della parità fissa. Se leggiamo dietro questi dati tecnici vediamo che nonostante la prepotenza statale imperialistica la lotta di classe non è stata né può essere domata all’interno dei rapporti sociali capitalistici.
Tornando alla questione fettentemente tecnica si può rilevare che il polmone (riserva e copertura aurea in valuta pregiata) non è in grado di garantire la normale respirazione della circolazione delle merci.
Secondo la nota legge di Gresham moneta cattiva scaccia moneta buona, il che tradotto in termini sociali di lotta di classe significa che il capitale non è in grado di ricostituire secondo un equilibrio diciamo così omeostatico il rapporto mezzi di produzione e di consumo – capitale variabile, essendo la legge del capitale quella di succhiare come il vampiro il lavoro salariato.
Secondo punto da analizzare: allungandosi il tempo di circolazione delle merci in rapporto al tempo di produzione, il lubrificante necessario alla circolazione (disponibilità di liquidità) si fa sempre più richiesto, e dunque il suo rapporto riguardo all’equivalente generale (oro o valuta pregiata) si squilibra producendo eccedenza di carta moneta spesso messa in circolazione artificiosamente.
La resistenza del lavoro salariato a farsi schiacciare, nonostante la carenza di direzione rivoluzionaria dovuta a profonde contraddizioni storiche che noi denominiamo col termine nient’affatto fatalistico di controrivoluzione, è una prova che la lotta di classe non può essere debellata, ma anzi è timidamente in ripresa in vista della guerra per il potere e il socialismo. Di fronte alla resistenza oggettiva della classe operaia il capitale nella fase imperialistica controrivoluzionaria ha buon gioco nella coniugazione dell’uso della forza amministrata e l’opportunismo sindacale e politico che comporta una politica deflazionistica di licenziamento e sostanziale decurtazione dei salari.
Quanta pena allora fanno le contorte definizioni del fenomeno inflazionistico quando si pretende da parte borghese ed opportunistica di ricondurlo nell’ambito della tecnica monetaria o di politica economica.
Ma quando dietro al rapporto capitale-salario si riesce a vedere, come noi vediamo, il rapporto vivente tra le forze storiche antagonistiche della borghesia e del proletariato mondiali, allora le apparenti contraddizioni insolubili, tipo inflazione in presenza di stagnazione e deflazione, vengono consegnate alla vitale e risolutiva pratica sociale della lotta di classe, di fronte alla quale anche i ladroni di Portorico si dimostrano impotenti e terrorizzati.