Partito Comunista Internazionale

Scioperi in Danimarca contro la pace sociale

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Vendere di più ed acquistare di meno all’estero è la ricetta miracolosa ormai nota a tutti, cantilenata da tutte le bonzerie nazionali, rappresenta la pietra filosofale di ogni borghesia di rispetto tesa sempre a pareggiare, quale il Sisifo mitologico, bilance dei pagamenti che si ostinano caparbiamente a mantenere il segno negativo dinanzi a cifre sempre più alte. Cecità ed impossibilità materiale del sistema capitalistico impediscono alla borghesia mondiale di trarre da questo non senso la giusta lezione: impossibilità per il capitalismo imperialista di sopravvivere alle contraddizioni che esso stesso genera ed alimenta. Ma si sa, nel mondo capitalistico ognuno pensa per sé, visto che il Dio denaro non può riuscire a pensare a tutti, ognuno si aiuta stretto fra le sue quattro mura per vedere se anche il Dio (sempre quello del Santino cartamonetaceo) gli dà finalmente una mano.

La Danimarca a fine agosto ha varato il suo programma di austerità. Il governo socialdemocratico di Joergensen ha deciso che per salvare la patria e fare le fiche a qualche borghesia meno accorta e fortunata, occorre bloccare i salari al limite del 6 per cento di incremento annuo, bloccare la spesa pubblica, imporre nuove tasse per 5 miliardi di corone su benzina, automobili, birra, caffè, tè e zucchero e chiedere celermente, per battere la concorrenza, un prestito all’estero di 500 milioni di dollari. Il ricavato di tutto questo spremere sarà devoluto all’industria, nel tentativo di forzare le esportazioni, considerato che il paesello satellite economico della R.F.T., prevede un disavanzo di mille miliardi di lire italiane, enorme in proporzione.

L’oste con cui ha dovuto fare i conti, come ci suggerisce il famoso adagio, non poteva che essere il proletariato che con una ondata di scioperi «selvaggi» ha bloccato la nazioncina devastata e pesta: gli impiegati delle poste hanno incrociato le braccia, mentre per fabbriche e cantieri si è arrivati al quarto (ad oggi) giorno consecutivo, gli autisti hanno bloccato gli autocarri che trasportavano proprio quella birra che non si vede l’ora di vendere più cara.

La ripresa operaia che a padroni ed opportunisti sembrava cosa lontana ed improbabile, magagna di paesi all’italiana o di paesi di quella lontana terra che è l’Africa nera, risorge finalmente anche nella vecchia Europa, marcia e gonfia di contraddizioni come la mela che aperta dimostra lo stretto legame tra mondo vegetale e mondo animale.