Il fallimento della vertenza spinga i lavoratori della scuola ad organizzarsi contro il sabotaggio delle dirigenze
Categorie: CGIL, CISL, Pension system, UIL
Questo articolo è stato pubblicato in:
L’accordo di maggio si è concluso senza un’ora di sciopero e, vedendo i risultati raggiunti dalla categoria, c’è da prevedere che i dirigenti promuoveranno delle giornate di sciopero solo quando queste faranno comodo al Ministero del Tesoro per risparmiare qualche miliardo. Gli ultimi «miglioramenti» ottenuti dalla categoria si sono conclusi con un guadagno notevole per il Tesoro; per un 6,9% pagato a tutti i pensionati più un 9% pagato ai lavoratori andati in quiescenza prima della concessione dell’assegno perequativo, il Tesoro ha ottenuto per il 1976 il 60% di aumento delle trattenute in conto Tesoro. Vediamo come ciò è avvenuto.
La categoria dei lavoratori della scuola rincorre ormai da tempo i «miglioramenti economici e normativi conquistati dopo lunghe e dure lotte» due, tre e anche più anni prima. Questa tecnica di rimandare rende molto bene al governo e alle organizzazioni sindacali. Il governo promette oggi una miseria e la darà se la darà, fra un paio d’anni, ulteriormente ridotta dalla svalutazione; le organizzazioni sindacali hanno la possibilità di sbandierare due o più volte lo stesso accordo; una prima volta quando ottengono la promessa, una seconda quando riescono a trasformarla in «realtà».
Nel maggio radioso del 1976 i lavoratori della scuola sono riusciti ad ottenere (dopo i noti travagli con la Corte dei Conti) il mantenimento della promessa dell’art. 3 della legge 477 del 1973, che disponeva, a seguito dell’aumentato onere di servizio, il riordinamento dei ruoli e che i conseguenti effetti economici sarebbero stati distribuiti con decorrenza dal 1 luglio 1976 per il 50%; l’altro 50% dal 1 luglio 1977. Ma ormai i dirigenti confederali si sono sostituiti al Ministro per trovare cavilli per non dare in realtà una lira di aumento ai lavoratori (e sono tanti bravi nel far ciò che molto presto verranno sovvenzionati dallo Stato).
Il 50% dei «promessi effetti economici» verrà corrisposto solo agli incaricati a tempo indeterminato e solo per la scuola elementare e media mentre per gli insegnanti di ruolo bisognerà aspettare la ricostruzione della carriera.
Nella provincia di Firenze all’ufficio addetto alla ricostruzione delle carriere c’è un solo impiegato (che il padreterno ce lo conservi), il quale prima di alcuni anni non finirà di certo, intanto campa cavallo…
Questo tranello burocratico mostra solo in parte la degenerazione dei dirigenti sindacali; la loro politica di tradimento viene fuori più chiara nei cosiddetti miglioramenti, che, secondo questi farabutti, la categoria avrebbe ottenuto. Diamo prima qualche cifra.
Un insegnante di scuola media, andato in pensione prima del 1973, che avesse raggiunto il parametro più alto ha fino ad oggi una pensione di L. 194.530. Un insegnante andato in pensione dopo il 1973 e prima del 1 gennaio 1976 sempre con il massimo dello stipendio ha una pensione di L. 271.864.
Va detto prima di tutto che solo pochi riescono a raggiungere il massimo dello stipendio, in quanto la maggior parte degli insegnanti entra in ruolo solo dopo numerosi anni di precariato, che non vengono conteggiati per intero nell’immissione in ruolo. Per i pensionati delle suddette categorie non ci sarà il tanto sbandierato aumento della base pensionabile dall’80% al 90%, che vale solo per coloro che sono andati in pensione dopo il 1 gennaio 1976; in pratica per tutto il ’76 non ci sarà aumento della base pensionabile per nessuno. Per gli anni successivi l’aumento della base pensionabile inciderà in misura sempre minore anche se i pensionati aumentano perché nel frattempo la svalutazione avrà eroso tutto.
Ma il carniere dei dirigenti sindacali è pieno di altri aumenti, questi sono effettivi ma pagati a caro prezzo dalla categoria in servizio. Le pensioni anteriori al 1973 saranno aumentate a partire dal 1 gennaio ’76 del 9% e di un altro 9% dal 1 gennaio ’77. Questo aumento viene dato per compensare la mancanza dell’assegno perequativo.
Poi ci sarà per tutte le pensioni un aumento del 6,9%, che è l’indice di incremento stabilito per il 1976 e che varierà di anno in anno. In cifre: 31.000 lire di aumento per le pensioni anteriori al ’73; 18.750 lire per le pensioni posteriori al ’73 e fino al 31-12-’75.
Da quanto detto appare chiaro il cinismo che dirigenti sindacali e padroni hanno dimostrato; essi hanno dato aumenti maggiori, com’era giusto, a quelli al limite della sopravvivenza, con la speranza però che non ci fossero sopravvissuti, ma se qualcuno di pelle più dura fosse purtuttavia sopravvissuto, hanno introdotto lo scaglionamento, che per i pensionati acquista un vero e proprio sapore di beffa.
Veniamo ora alle concessioni che i dirigenti confederali hanno dovuto fare per ottenere questi «miglioramenti».
I dipendenti dello Stato erano fino ad ora sottoposti ad una ritenuta in conto entrate Tesoro del 6% sull’80% dello stipendio base e dell’assegno perequativo.
Bruciava molto al padrone e ai dirigenti sindacali che l’indennità integrativa, ormai quasi 1/3 del salario, non fosse soggetta a questa ritenuta; inoltre l’indennità integrativa è l’unica voce del salario destinata ad aumentare col costo della vita. Questo «scandalo» non poteva durare: hanno abolito tranquillamente il D.P. del 29-12-’73 e hanno fatto una nuova legge che sopperisce a quella mancanza (viva la democrazia e con essa il popolo che fa le leggi!).
La legge 29 aprile 1976, n. 177 stabilisce dal 1 gennaio 1976 che l’80% delle tre voci dello stipendio: stipendio base, assegno perequativo e indennità integrativa sono soggette ad una ritenuta del 7%.
Siccome ha valore retroattivo, siamo diventati di punto in bianco debitori dello Stato di 35.000 lire in media per lavoratore. Poiché l’aumento promesso nel ’73 per il 1 luglio ’76 non raggiunge questa cifra, hanno pensato bene di far pagare in tre rate questo debito. Così il personale non di ruolo della scuola elementare e media percepirà più o meno lo stesso salario, mentre quelli di ruolo avranno la sorpresa di riscuotere questo mese e quelli successivi un salario inferiore.
Ma gli inghippi di questi degenerati non terminano qui: abbiamo visto come per le pensioni abbiano parlato di percentuali di aumento del 18%, mentre per l’aumento delle trattenute in conto Tesoro parlano di un misero 1%, cioè dal 6% al 7%. In realtà c’è stato un aumento del 60%. Le trattenute in conto Tesoro per un lavoratore al par. 208 erano di 9197 lire, ora sono di 15.575 lire, cioè 6.378 lire in più, il 69% in più.
Ecco come questi traditori della classe operaia insieme col governo studiano in tutti i particolari come fregare la categoria. Da nessuna parte si leverà una voce per denunciare questa truffa mentre in ogni giornale non mancano lettere o articoli che sputano veleno sui lavoratori della scuola per isolarli ancora di più dagli altri lavoratori.
Certo che il malcontento nella categoria dei lavoratori della scuola è molto: di giorno in giorno vedono peggiorare le loro condizioni di vita e di lavoro, vedono che le promesse di aumenti non vengono mai mantenute, sentono che la politica dei dirigenti confederali li ha isolati da un qualsiasi collegamento con gli altri operai, e spesso vengono dipinti come cialtroni vagabondi.
La speranza, per noi, è che anche questa volta non finisca tutto nel mugugno sterile e improduttivo ma che invece ci si organizzi alla base per buttare fuori dai sindacati confederali gli attuali dirigenti e con essi la loro politica di collaborazione affinché possa rinascere la lotta di classe, contro la difesa dell’economia nazionale, per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori.