Partito Comunista Internazionale

L’approdo della democrazia: quotidiani di Stato

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Dopo i contributi statali ai partiti, anche i quotidiani, oh! Somma benevolenza democratica, hanno ricevuto il loro tanto sospirato sostegno in sonanti lirette da papà Stato! Manco a dirlo L’Unità ha subito cominciato a piangere miseria: che la carta costa cara e così l’utilizzo delle macchine, per non parlare poi della manodopera e così via, e lo dimostra incolonnando i conti in ben ordinati prospetti.

Tutti liberi di stampare e di propagandare le proprie idee, sembra. Di più, è proprio quello Stato a cui tanti fanno le fiche — vedi i vari sinistri e super sinistri — che elargisce a piene mani contributi, considerando che altrimenti questa stampa quotidiana non ce la farebbe proprio più a sopravvivere e sarebbe sottoposta ad accentramenti monopolistici. Cose da pazzi, più accentrato e monopolizzatore dello Stato cosa c’è? I monopoli minerebbero la libertà di stampa e la conseguente e più generale libertà democratica! Lo Stato borghese sarebbe invece imparziale e filantropo.

Noi comunisti, come coloro che stanno soltanto dalla parte del proletariato, il quale sappiamo che come classe è escluso dalla democrazia e benevolenza statale, verifichiamo che il fascismo, sconfitto ben si sa sul piano militare, ha trionfato alla scala mondiale come metodo di disciplinamento anche della stampa dei vari ceti borghesi. Per il proletariato rivoluzionario la libertà di stampa non c’è mai stata se non in brevi eccezionali momenti di mobilitazione operaia nei quali lo Stato non ha potuto reprimerla con le armi.

L’oggi democratico è ancora più chiuso e sordo alla stampa comunista e più reazionario e conformista il comportamento dei partiti della piccola borghesia ed opportunisti. Il fascismo del ventennio dovette almeno arrivare a prendere con la forza le tipografie ed incendiarne perfino alcune mentre qualsiasi quotidiano operaio, anche riformista, avrebbe rigettato come infamante qualsiasi minaccia alla propria autonomia politica, che prima di tutto ovviamente è autonomia di mezzi materiali; oggi sono i partiti che si dicono operai e comunisti che invocano dallo Stato la sua «protezione», di essere compensati ufficialmente di avere fatto strame, ormai per sempre, della loro ex autonomia di classe.

La moderna politica, per ora, non prevede antiestetici manganelli ma soldi, soldi a tutti, a fortiori al fogliaccio del PCI ma anche ai più moderni trafficoni tipo Lotta Continua alla quale si devolvono ben 25 milioni e rotti ogni sei mesi (perché non si faccia corrompere dalla CIA)! soldi a tutti coloro che, naturalmente, non rappresentino un reale pericolo per lo Stato, di più, che lavorino per il Suo mantenimento. Eccoci dunque alla sacrale unione delle «destre», delle «sinistre» e dei «centri», tutti magnanimamente aiutati e quindi tutti rispettosamente fedeli al loro Stato borghese ed allo sfruttamento del lavoro salariato sul quale poggia.

Cosa cambia dalla politica del fu Benito mentore? Soltanto più scribacchini da sfamare a suon di talleri, niente di più.

Dopo il finanziamento dei «partiti», dopo il finanziamento dei «sindacati» oggi, la riprova ennesima, la statizzazione anche dei quotidiani delle «opposizioni».