Fascismo e fichi secchi
Categorie: Chile, Fascism, Opportunism
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Mentre Inti Illimani e «profughi» scorrazzano da un festival dell’Unità all’altro e gli opportunisti nostrani, intellettuali in testa, firmano documenti a non finire contro il mostro Pinochet e i suoi campi di concentramento in nome della nuova formula della cosiddetta «solidarietà internazionale» uscita dalla conferenza di Berlino Est, si viene a sapere (ma per noi non è meraviglia, anzi una conferma per quanto vergognosa) che dalla fine del Presidente di «sinistra» Allende ad oggi perfino la pacifica Italia (che come è noto aborre la guerra tra i popoli) ha aumentato vertiginosamente il suo fatturato con la repubblica fascista del Cile.
Ne dà notizia il Corriere della Sera, che di commercio se ne intende, in un articolo dal titolo «I vescovi cileni contro l’arcipelago Pinochet». Istituti internazionali (Banca mondiale, Fondo monetario, ecc., ecc.) dei quali fa parte anche l’Italia hanno moltiplicato per dieci i prestiti già concessi ad Allende; favorendo Pinochet.
Nel 1973 il Cile riceveva «sussidi» per 108 milioni di dollari (86 dopo la morte di Allende avvenuta in settembre); nel 1975 la cifra è stata ritoccata a 110,6 milioni.
Ma l’esempio grottesco viene proprio dall’Italia. Lasciamo stare l’entità delle importazioni, gli affari sono affari.
Però l’ammontare delle merci acquistate è cresciuto del 117 per cento in due anni. E leggendo tra le righe, si scopre che spendiamo decine e decine di milioni per acquistare a Santiago pere, mele e frutta secca. Nelle campagne romagnole i raccolti vengono macinati con i trattori e i contadini chiudono le autostrade e regalano a chi passa ciò che staccano dagli alberi. Non sanno a chi venderlo.
Intanto si fa la spesa da Pinochet. Non staremo a commentare il melenso articolo dei nostri borghesi dalla strizzatina d’occhio facile al grande partito opportunista nazionale P.C.I.; rimane il fatto che tutta questa storia non è che la conferma che oggi non esiste nessuna solidarietà proletaria internazionale che non sia lotta di nazioni sul terreno del commercio mondiale, ad Est ed a Ovest, che naturalmente non impedisce alla Cina di Mao di intrattenere normali rapporti anche diplomatici con il regime fascista di Pinochet, all’Italia democratica di accogliere (a suo tempo) i «patrioti» cileni nella sua ambasciata di Santiago fatta salva la libertà di moltiplicare i suoi convenienti, anzi più convenienti che mai commerci con i nuovi padroni.
Non saremo certo noi a reclamare a base di messe in scena tipo Tribunale Russell libertà per i popoli o panzane di questo genere, ma certamente per i cultori della nazione tipo i nostrani eurocomunisti dovrebbe essere l’ora di reclamare il boicottaggio ai fichi secchi di Pinochet.
Sia chiaro, non stiamo facendo facili ironie, specie pensando alla gloriosa classe operaia e ai contadini poveri cileni schiacciati e mandati allo sbaraglio dall’opportunismo mondiale e nazionale cileno: stiamo semplicemente rimarcando che la solidarietà internazionale proletaria non è possibile a base di salsicce da festa dell’Unità o di pere e mele del paese di Pinochet, ma soltanto a condizione che rinasca l’opposizione, la reale lotta sindacale, e politica di classe del proletariato mondiale sotto la direzione del suo unico partito comunista.
Altre forme non sono che lubrificanti del commercio imperialistico che anzi non ha che da guadagnare dai regimi alla cilena capaci di tenere sotto il tallone di ferro la propria classe operaia per garantire il privilegio delle borghesie nazionali legate a filo doppio al grande capitale mondiale, dell’Est e dell’Ovest!!!