I cani da guardia
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Bruno Trentin nel suo intervento al comitato direttivo della FLM ha esposto chiaramente quali sono i pericoli che stanno di fronte al sindacato nel prossimo futuro e quali i modi e le rivendicazioni necessari per evitarli. Naturalmente per il bonzo il pericolo non viene dai padroni né dallo Stato borghese che stanno sferrando continui attacchi contro la classe operaia e le sue condizioni di esistenza, bensì proprio da certi settori della classe operaia, quei settori cioè che nelle varie categorie o fabbriche hanno posto spontaneamente la questione degli aumenti salariali (visti dai bonzi come una vera iattura), e come i disoccupati di Napoli che si sono violentemente ribellati alle loro condizioni di indigenza indipendentemente dalle direttive dei vertici sindacali. Segni premonitori di opposizione alla politica controrivoluzionaria dei sindacati che fanno tremare Trentin:
(L’Unità 18-9-76) «Il primo dato che occorre sottolineare è il gravissimo ritardo dell’iniziativa sindacale. È questa che crea il pericolo di un vuoto politico e dell’allargarsi di zone di disorientamento, di scetticismo, di frustrazione in molti settori del mondo del lavoro. Ad un vuoto del movimento di classe corrisponde uno spazio per una controffensiva conservatrice. Proprio lo stato del movimento rivendicativo conferma l’esistenza di questi pericoli: le vicende e le contraddizioni nelle vertenze del pubblico impiego, l’iniziativa di fabbrica senza un’asse portante, senza obiettivi realmente unificanti che non siano rivendicazioni salariali più o meno improvvisate (udite proletari? La debolezza del movimento operaio sta nel proporre aumenti salariali): i movimenti dei disoccupati a Napoli (…)».
Ecco perciò la preoccupazione di Trentin e di tutti i dirigenti sindacali, buttarsi per tempo sul movimento operaio con rivendicazioni contrarie ai suoi reali bisogni e con metodi devianti al fine di soffocare quel possibile movimento classista autonomo del proletariato, che necessariamente scaturirà dal continuo aggravarsi della situazione. Prosegue l’Unità:
«Trentin ha ribadito l’esigenza, in questo quadro, di costruire nuovi soggetti contrattuali, nuove controparti capaci di pesare nei diversi momenti della nostra iniziativa. Il segretario generale della FLM ha poi indicato punto per punto gli obiettivi futuri della mobilitazione sindacale: fondo di riconversione e governo della mobilità della manodopera; il piano per l’occupazione giovanile; la politica della casa e degli affitti; la definizione del piano quinquennale per i finanziamenti a favore del mezzogiorno; politica tariffaria e controllo dei prezzi; la politica dei prezzi controllati; la politica fiscale».
Una montagna di parole quindi – o al massimo indicazioni per una migliore conduzione della società borghese – contro le necessarie e istintive rivendicazioni operaie.
L’opportunismo, e in questo caso il sindacato, non è in ritardo dal momento che da ben cinquant’anni sta sistematicamente tradendo gli interessi immediati e futuri del proletariato.
È la situazione che muta con l’imperversare della crisi capitalistica e che rende e renderà sempre più logoro l’indirizzo demagogico di partiti e sindacati antioperai, fatti a base di riforme, pace sociale, difesa dell’economia nazionale.
I comunisti, i veri comunisti, sono da sempre con gli operai in lotta contro lo sfruttamento e ripropongono infatti due semplici rivendicazioni che non sono state inventate oggi ma che già cinquant’anni fa costituirono – queste sì! – l’elemento unificante delle magnifiche lotte di allora che se furono stroncate non fu per mancanza di combattività del proletariato ma per il tradimento dei bonzi:
AUMENTO GENERALE DEI SALARI;
SALARIO PIENO AI DISOCCUPATI.
Per i bonzi la parola «unificante» significa non unità del proletariato in lotta contro i padroni e il loro Stato, bensì unità di tutte le classi e strati sociali nell’interesse superiore della nazione.
Ecco perché la classe operaia deve respingere le false rivendicazioni dei dirigenti sindacali e difendere con le sue «semplici» rivendicazioni le proprie condizioni di esistenza con tutti i mezzi nessuno escluso il primo dei quali è proprio lo scacciare dalle proprie organizzazioni dirigenti fradici di politica borghese pronti solo a soffocare «con tutti i mezzi nessuno escluso» la ribellione degli sfruttati contro gli sfruttatori.