Partito Comunista Internazionale

La nuova ristampa delle Tesi del Partito

Categorie: Life of the Party, Party Theses

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L’attività editoriale del partito prosegue, come annunciato in altra parte del giornale, con la ripubblicazione del testo “I fondamenti del comunismo rivoluzionario”; proseguirà con la ripubblicazione, in un unico opuscolo delle tesi del partito successive alla seconda guerra mondiale che vanno dalla “Piattaforma politica” del 1945, alle “Tesi Caratteristiche” del 1952, alle “Considerazioni sull’organica attività del partito” del 1965, alle “Tesi sui compiti, l’azione e la struttura del partito comunista mondiale” anch’esse del 1965 e alle “Tesi supplementari” del 1966. Questi testi non costituiscono affatto il “contributo” di una “corrente di idee” al chiarimento di “problemi sempre aperti” in un sedicente “campo marxista”, bensì la riaffermazione della linea di continuità che distingue l’unico partito marxista rivoluzionario, i cardini della sua azione organizzata, le basi della sua organizzazione di combattimento. Il partito esiste materialmente come organo di battaglia e di milizia rivoluzionaria solo in quelle forze che accettano integralmente e completamente, come unico bilancio coerentemente marxista di cinquanta anni di esperienza storica e, di conseguenza, come unica base ed indirizzo dell’azione pratica, quelle tesi e quei testi. L’estensione del perimetro organizzativo del partito di classe, ora ristretto al massimo, ce lo attendiamo dal confluire sul terreno indicato dalle Tesi del partito e, perciò, nelle sue file, delle forze vive che la ripresa della lotta proletaria di classe esprimerà, in primo luogo sul terreno della difesa fisica delle proprie condizioni di vita e di lavoro e che sentiranno come necessità per lo sbocco vittorioso della lotta stessa il loro ricollegarsi all’indirizzo marxista rivoluzionario unicamente rappresentato dall’insieme di posizioni caratteristiche dell’attuale Partito Comunista Internazionale. Tutte le forze che, pur rivendicando di appartenere alla matrice marxista, non riconoscono nel loro insieme e globalmente queste posizioni e, per logica conseguenza, non militano nelle file organizzate del partito non hanno nulla a che fare né con il marxismo, né con il partito rivoluzionario di classe: sono fuori del marxismo e fuori del partito, cioè sono contro di esso; il loro eventuale mettere radici in mezzo alla classe operaia (cosa che oggi, per fortuna, non si verifica) è considerata dal partito come una eventualità tragica da scongiurare ad ogni costo e con tutti i mezzi, perché, ben lungi dal significare un ampliamento del “campo rivoluzionario”, sarebbe il sicuro indizio della debolezza della rivoluzione le cui forze, almeno nei paesi a capitalismo stramaturo d’Europa e d’America, sono costituite esclusivamente dal proletariato, organizzato nelle sue organizzazioni di classe (sindacati, soviet ecc.) e diretto dall’unico partito comunista. Il partito ha un solo compito da svolgere nei confronti di tutte le forze cosiddette marxiste: da una parte delimitare ed approfondire in tutta la sua attività di ricerca teorica, di propaganda, di proselitismo, il solco che lo divide da tutti questi raggruppamenti, dall’altro impostare un indirizzo di azione pratica e di intervento nelle lotte proletarie tale da condurre al risultato di dimostrare ai proletari in movimento che nessuna comunione esiste fra il partito e questi sedicenti marxisti e rivoluzionari, ma che, al contrario, mentre essi sono in realtà sul terreno della piccola borghesia e dell’opportunismo tradizionale, solo l’indirizzo del partito risponde alle esigenze della lotta rivoluzionaria di classe, solo le forze organizzate nel partito adempiono ai compiti inerenti a questa esigenza. Il risultato che l’indirizzo di azione pratica del partito deve raggiungere, per essere adeguato alle esigenze della vittoria rivoluzionaria, è dunque il seguente: stabilire il massimo di influenza e di collegamento fra il partito e le masse proletarie espellendo dal seno di esse l’influenza di qualsiasi altro indirizzo politico, peggio se sedicentemente marxista e travestito da rivoluzionario. La ripubblicazione e la diffusione dei testi sopraindicati e di quelli che seguiranno ad essi costituiscono dunque non “la apertura” di un «confronto» fra posizioni che, pur attraverso strade e percorsi differenti, sarebbero destinate ad incontrarsi, avendo tutte in comune il terreno del marxismo ma la “chiusura” del partito di classe il quale ricorda a se stesso ed ai proletari le basi che è necessario accettare affinché il moto di classe termini finalmente con la vittoria della rivoluzione. Non esiste altro campo del marxismo che quello delle posizioni contenute in quelle tesi e dell’azione ad esse conseguente; non esiste altro partito marxista rivoluzionario che quello costituito dalle forze, piccole oggi, grandi e potenti domani, che si organizzano all’interno del perimetro da quelle tesi delimitato. Questo il senso della ripubblicazione la quale, perciò, non porta e non porterà mai nomi di persona, ma si svolgerà sempre, e sempre si è svolta, come opera collettiva ed anonima di un organo di combattimento e di azione rivoluzionaria: il Partito Comunista Internazionale, il partito rivoluzionario di classe.

Gli articoli sul partito e gli altri che appariranno sui prossimi numeri del giornale hanno il compito di dimostrare ai proletari che ci leggono che le proposizioni contenute nei nostri testi e nelle nostre tesi, tutte e non una, sono da accettarsi o da rigettarsi in blocco non perché così vuole il «settarismo dogmatico» di un gruppo di individui, ma perché costituiscono il risultato ultimo e conseguente della lettura in chiave marxista delle vicende materiali di oltre un secolo di lotte del proletariato rivoluzionario mondiale e perciò la base unica ed irrinunciabile per l’organizzazione e l’azione del partito politico di classe, abilitato a dirigere la lotta rivoluzionaria del proletariato solo ed in quanto impugna una teoria che gli permette di leggere l’esperienza storica e di stabilire su questa coscienza del passato la previsione dell’andamento futuro della lotta di classe, il suo piano di azione, la selezione dei mezzi dimostratisi idonei e di quelli da rigettarsi, l’organizzazione e la selezione delle forze che condurranno l’assalto rivoluzionario.

Il bagaglio delle posizioni della Sinistra Comunista non si conclude con le Tesi di Lione del 1926, presentate dalla corrente di sinistra al III Congresso del Partito Comunista d’Italia. Quelle Tesi, che costituivano il bilancio tratto in chiave coerentemente marxista delle vicende e degli errori che stavano distruggendo la III Internazionale, e contenevano, sulla base di esso, l’indicazione della strada che il partito comunista mondiale avrebbe dovuto percorrere nel futuro, non costituiscono che la base salda ed omogenea sulla quale si fondò l’opera di battaglia, teorica, pratica, tattica ed organizzativa al tempo stesso, delle sole forze rimaste sul terreno marxista e rivoluzionario riunite nella cosiddetta “Frazione all’estero” che pubblicava la rivista Prometeo ed il giornale Bilan e, successivamente, mentre la guerra era ancora in corso e dopo di essa nel Partito Comunista Internazionalista intorno al giornale Battaglia Comunista. La continuità delle posizioni marxiste di un secolo, delle stesse posizioni che avevano portato alla costituzione, sebbene spuria, della I Internazionale ed alla battaglia in essa di marxisti, anarchici e perfino mazziniani ed al suo successivo scioglimento dopo il disastro della Comune di Parigi; che aveva portato alla fondazione della seconda internazionale ed alla lotta della corrente marxista coerente contro l’insorgente ed a volte dominante riformismo social-democratico che, con la guerra si trasformò in aperto collaborazionismo, ma contro in particolar modo le reviviscenze di un anarchismo e di un sindacalismo che, condannato dalla storia fin dal 1871, approfittava dell’andazzo neghittoso del partito di classe per insinuarsi di nuovo e con successo nella classe operaia; che portò alla fondazione della III Internazionale quando fu necessario raccogliere di nuovo le forze ancorate al programma marxista rivoluzionario e nettamente separarle dall’ex ala destra del movimento operaio, divenuta ala sinistra della borghesia sotto la spinta dei fatti materiali della guerra mondiale; quella continuità si espresse sempre in tesi e testi, che, ben lungi dall’essere il prodotto del cervello individuale di questo o quel pensatore, costituivano la lezione tratta dai fatti pratici, dall’esperienza della lotta, da parte del partito rivoluzionario di classe, al quale con quelle tesi e quei testi si voleva dare non “un contributo alla discussione”, ma la reale base di azione e di organizzazione corrispondente a quanto l’esperienza materiale indicava come necessario per la conduzione delle future battaglie della classe. Attraverso i dati della lotta proletaria mondiale, letta alla luce di una coerente teoria, la teoria marxista rivoluzionaria, si forgiava lo strumento della futura battaglia affinando le armi e studiando dove e perché esse avevano, nel momento cruciale ceduto, dando la vittoria al nemico. Soggetto di questa opera di apprendimento delle lezioni dell’esperienza storica, come della definitiva ammissione che solo la teoria marxista è arma valida a leggere i fatti sociali e politici della classe, non è un gruppo di intellettuali dediti alla ricerca teorica, ma il partito, cioè l’organismo raggruppante le forze rivoluzionarie della classe ed agente nella classe in tutte le forme della sua attività relativamente ai rapporti di forza imposti dal nemico e pronto in principio ad operare in tutta la vasta gamma di esplicazione della direzione della lotta rivoluzionaria di classe. Il partito di classe, impugnando l’arma della dottrina, leggeva nei fatti di cui era stato compartecipe e protagonista, le lezioni per il futuro attacco nel momento stesso in cui e proprio perché preparava in una salda disciplina di organizzazione e di azione, sulla base di quelle esperienze, l’organo rivoluzionario del futuro.