Abbracci osceni
Categorie: Partito Comunista Italiano, Religion
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«Datemi un martello…» diceva una canzonetta non più in auge. La nostra soddisfazione sarebbe forse effimera ma non per questo disprezzabile, se potessimo darlo su coloro che rinnovando visioni paradisiache di società paleocristiane, inducono in canti di gemellaggio su cristianesimo e marxismo.
Dai lontani anni bui in cui un amore rapido, per esigenze di tempo, ma non per questo meno deciso, aveva unito papato e fascismo, tormentando coscienze ed alimentando gelosie di celebri menti troppo rachitiche perfino per prendere posizione al di qua o al di là delle due identiche e merdose rive, tale rito propiziatorio della fecondità nazionale non si era più ripetuto, tormentando di erotici sogni fanta-politici più di una mente «insigne». Il matrimonio tra chiesa e proprietà stava perdendo di mordente nonostante la peccaminosa introduzione del divorzio. A far sgorgare nuovo e fertile il seme ci hanno pensato le «chiese del dissenso» prima, il Sinodo Valdese poi, che per bocca della sua «vestale» ha proclamato, previo l’essersi distintamente accomodato sul lettone parlamentare: «Ho trovato nei fratelli e nei compagni comunisti, molta comprensione; ho trovato chi ha capito e cerca il dialogo. Il posto della Chiesa non può restare nel chiuso dei templi, ma sulla piazza, e durante la mia esperienza della campagna elettorale mi sono trovato fra uomini veri, operai, contadini, che mi hanno confermato nella speranza che si può ricostruire la nazione, nella giustizia». E chi poteva essere l’amante di turno se non quel partito che della virilità nazionale tutto è compreso, quel PCI bastone della vecchiaia della claudicante borghesia italiana? Si dice soffra di incontinenza ogni qual volta sbircia una caviglia od un polpaccio che sembrano essere disponibili, sta di fatto che in questo caso non si è fatto ripetere l’invito due volte ed è volato con il tasso di adrenalina che aumentava a più non posso, tra le braccia dell’amata. Ora è lì, mezzo compreso nella parte, a passeggio con la «donnina». Il mestiere rende bene, e poi non scandalizziamoci, lo dicevamo anni fa: chi disprezza compra!