Partito Comunista Internazionale

Socialismo ed anarchia

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Iniziando la nostra campagna contro la partecipazione alle elezioni, ci aspettavamo una obiezione, che non ha altro valore che quello di essere ovvia e dar luogo ad alcuni utili schiarimenti: siete anarchici!

Infatti essa ci é venuta da varie parti; ed anche l’“Avanti!” rispondendo ad un opportuno scritto del compagno Boero – che certo rispecchia l’opinione dei compagni massimalisti di Torino – parla di astensionismo anarchico.

Dal canto suo il “Libertario”, mentre ribadisce opportunamente le differenze tra il nostro pensiero socialista ed il suo anarchico, affetta di dipingerci come gente in via di ravvedimento, e immagina che noi siamo per “dar ragione” agli anarchici, e che, compiendo altri passi, finiremo col riconoscere che… Marx é stato vinto da Bakunin.

Ora sarà bene stabilire di fronte a tutti che noi siamo e restiamo socialisti e marxisti.

Sui rapporti tra socialismo ed anarchia si equivoca molto e molto spesso.

Si sente ripetere frequentemente che l’unica differenza tra le due scuole é nella tattica elezionista e parlamentare. Si dice da molti, anche socialisti, che identica é in essi la finalità ultima, la visione della società futura, ed anche la visione del processo storico rivoluzionario.

Infine non pochi socialisti ammettono leggermente che nell’anarchismo é come un metodo, una concezione, più perfetti, più alti, più puri, nei quali sia logico specchiarsi ogni tanto per riconoscere – magari attraverso i giudizi espressi dai seguaci dell’anarchia – se noi socialisti siamo o meno veri e buoni rivoluzionari.

Per noi, checché si dica sulla nostra avversione alle elezioni, socialismo e anarchismo sano metodi diversi, e questo secondo metodo é in se stesso erroneo, si fonda sopra una interpretazione sbagliata della società e della storia, non si immedesima col reale svolgimento della rivoluzione; e appunta per questo non é il vero metodo rivoluzionario, e tanto meno può dirsi, come molti ingenuamente credono, “più rivoluzionario” del metodo socialista.

La concezione e la tattica che sole rispondono al processo della lotta di classe e del trionfo del proletariato sulla borghesia, sono contenute nel marxismo, e gli avvenimenti contemporanei vanno confermando ciò contro tutte le previsioni, contro Bakunin, Kropotkin, Sorel, come contro Bernstein e i riformisti d’ogni dove.

La costituzione del proletariato in partito di classe, la conquista del potere politico, la dittatura del proletariato, cioè la formazione di un Governo, e la espropriazione del capitale compiuta sistematicamente da questo potere centrale, rappresentano il necessario processo della rivoluzione.

L’assetto della nuova società comunistica, raggiunto in un periodo tutt’altro che breve, sarà caratterizzato dalla sparizione delle differenze di classe, e quindi dell’esercizio di un vero e proprio potere politico, con un sistema di produzione fondato sulla coordinazione e il disciplinamento della attività dei produttori e della distribuzione dei prodotti da organismi centrali rappresentanti la collettività.

Tutti questi postulati, uno per uno, sono rifiutati e criticati dall’anarchismo.

Questo vede nella rivoluzione l’abbattimento dello Stato borghese non solo, ma di ogni potere politico; nella trasformazione dell’economia un fenomeno spontaneo susseguente alla soppressione dello Stato che determinerebbe quasi automaticamente l’espropriazione dei capitalisti; nell’assetto della società nuova il muoversi autonomo di liberi gruppi di produttori, da cui emergerebbe la migliore distribuzione dei prodotti. Su queste differenze sostanziali sarà interessante discutere, per dimostrare, secondo il nostro punto di vista, la inferiorità del sistema anarchico rispetto a quello socialista.

Resti però fin da ora chiarito che la discussione che facciamo é una discussione da socialisti e fra socialisti. Il partito deve dunque stabilire se alla conquista politica del potere il proletariato deve giungere rivoluzionariamente o legalitariamente; e se l’intervento nelle elezioni, anche con molte riserve e coll’intento di fare soltanto della propaganda massimalista, non é una condizione d’insuccesso dell’azione rivoluzionaria, uno sfogo innocuo delle energie proletarie che la borghesia vuole provocare per salvare i suoi istituti dal crollo definitivo.