Partito Comunista Internazionale

Tra le gesta fasciste e la campagna elettorale

Categorie: Electoralism, Fascism, Italy, PCd'I, Social Democracy

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I fatti salienti della cronaca quotidiana che ogni lettore cerca nei grandi giornali sono gli scontri, che a volte assumono pretto carattere militare, tra “fascisti” e proletari.

Veramente l’episodio si ripete con monotonia considerevole, e non ha che due varianti fondamentali: o i fascisti escono vincitori alla prima, o si ritraggono battuti, ed allora cedono il posto di combattimento alla forza pubblica, che finisce coll’aver ragione degli avversari.

Ma vi sono anche due modi sostanziali di imbastire i resoconti del fatto da parte dei giornali di vario colore.

I giornali borghesi cercano in tutti i modi di fare apparire i socialisti, i comunisti specialmente, come “i provocatori”. Gli stessi organi specificamente fascisti, ostentano sì i successi delle loro imprese, ma cercano pure di farle apparire come azioni difensive, le chiamano “rappresaglie” o “spedizioni punitive” per rintuzzare pretese offese dell’avversario.

Ma il primo dei metodi, il metodo veramente piagnone, è specificamente seguito dal giornale socialdemocratico.

Questo appare felice quando può riferire che i lavoratori, quieti, inermi, passivi, senza nulla avere osato, sono stati santamente picchiati.

Norme elementari di guerra vogliono che si esaltino i propri successi e si deprimano le vittorie avversarie: si celino le proprie perdite e si pongano in evidenza quelle nemiche. Questo si fa per rialzare il morale dei propri. Chi sa che i suoi le hanno date si rinvigorisce nello slancio ad agire e… le dà sul serio.

La socialdemocrazia insegna l’illusione di un metodo opposto, che dovrebbe presiedere alle “lotte civili”, di idee, di programmi, di schede!… Essa si illude di speculare sulla simpatia molto ipotetica che riscuote chi è vittima di una forza superiore; affida la sua rivincita al gioco indefinibile di questo coefficiente astratto.

Credere in questa risorsa psicologica per consolarsi delle batoste – peggio, per esibirle al proprio passivo anche quando, si sa di averle date! – equivale a credere alla illuminata giustizia di un potere supremo assiso a decidere dei contendenti: sia esso l’occhio (e dito) di Dio, o il giudizio della Storia, o il tribunale della Pubblica Opinione, o l’Insopprimibilità dell’Idea, e simili castronerie di cui noi, comunisti, ridiamo serenamente.

Il Partito Socialista prende precisamente un atteggiamento che discende da queste sballate ideologie – dominanti nel recente pietoso discorso Turati, ma che traspariscono anche nei documenti firmati dai massimalisti. Basti dire che il Partito Socialista si illude ancora di riguadagnare la battaglia perduta in campo aperto, battendosi col metodo civile della scheda, nel segreto dell’urna.

Accarezzando così la menzogna socialdemocratica, che al prepotere della classe dominante il proletariato possa utilmente opporre, anziché l’insurrezione violenta, l’utilizzazione pacifica dei mezzi legali che gli offre il regime borghese, il Partito Socialista non vede di essersi scavata la fossa colle sue proprie mani.

Il Partito Socialista non intende una elementarissima verità. Non solo è inutile conquistare col mezzo elettorale posizioni che non si sanno poi difendere e tenere per poco che all’avversario piaccia “illegalmente” ritoglierle, ma gli stessi elettori non daranno più il proprio voto ad uomini, ad un partito, che non sanno conservare le deleghe loro affidate, che hanno abbandonato sotto la imposizione fascista le amministrazioni recentemente conquistate.

Sarà la bancarotta della pletorica forza elettorale e parlamentare del Partito Socialista. Il fascismo strepitosamente battuto nell’urna nel 1919, dominerà – grazie agli alalà, al piombo e alla fiamma – le situazioni elettorali.

È utilissimo che sia così. Nessuna migliore prova potrebbe pensarsi della giustezza delle direttive rivoluzionarie dei comunisti.

Se veramente la borghesia andrà fino in fondo e nella reazione bianca strozzerà la socialdemocrazia, preparerà – non sembri un paradosso – le migliori condizioni per la sua rapida sconfitta da parte della rivoluzione.

Forse la borghesia si fermerà in tempo. Appena il gladiatore fascista avrà atterrato l’avversario, il suo padrone, lo Stato borghese, fermerà con un cenno il colpo di grazia, e tenderà una mano al caduto.

Se la socialdemocrazia – e ciò è fatale – prenderà quella mano, sarà per passare ai servigi dello Stato, per dare alla borghesia i ministri oggi, gli scherani domani per fronteggiare il proletariato avanzante nel nome del comunismo.