Intorno alle origini del PC d’Italia (replica a G. Z., articolo di Kommunismus n° 31-32)
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Nel numero 31-32 – venutoci sott’occhio soltanto oggi – di Kommunismus, il compagno G.Z. si lagna che da molte parti sia stato male interpretato quanto egli ebbe a scrivere nel numero 19-20 d.K. sulle elezioni italiane e in connessione sul P.C.I; e specialmente dichiara frutto di equivoco la interpretazione da noi data ( v. “R.C.”, n.6, pag. 301) alle sue affermazioni.
Per provare la fondatezza dell’asserzione che il P.C.I. sia ” derivato ” dall’antica frazione astensionista e dal ” Soviet ” di Napoli, in cui per la prima volta fu agitato il problema del distacco dal P.S.I. Orbene, ci permettiamo di credere che lo storico che seguisse questa via, sbaglierebbe. Egli dovrebbe prendere le mosse ben oltre, dalla posizione di sinistra che più o meno forte non mancò mai nel P.S.I. anche durante la guerra, contro gli atteggiamenti riformistici ed opportunistici dei dirigenti. Di questa posizione di sinistra facevano parte anche gli elementi che si raccoglievano intorno al ” Soviet “; ma erano ben lungi dal costituirne l’elemento preponderante, non solo ” più tardi ” ma neppure nello stadio preparatorio del distacco. Nella Conferenza di Imola, che fu liberato preparatorio del posteriore distacco di Livorno, poco mancò che nella frazione astensionista non si venisse ad una rottura. Come si può parlare, in tali condizioni, di una derivazione da essa di tutto il Partito?
Passiamo all’altra ” cattiva interpretazione “. Prendiamo atto della dichiarazione di G.Z. che quando egli disse che il P.C.I. era sorto su una base puramente dialettica, non voleva intendere che questa base fosse l’antiparlamentarismo, ma l’esclusione di riformisti. Potremo osservare a questo proposito che l’ingresso in cui è posta l’affermazione che ” il P.C.I. sorse su base puramente teoretica “, e cioè immediatamente dopo aver parlato di quelle tali ” origini astensionistiche “, nell’accompagnarsi di questo accenno alle virgolette origini teoretiche” con l’altro che ” pure sulla questione puramente teoretica come l’espulsione di riformisti ” si era compiuto distacco dell’antico partito, non erano circostanze atte perlomeno a rendere evidente che si trattasse di una sola ed identica cosa. Comunque, vogliamo fermarci alla parte sostanziale, e cioè che ” la questione dell’espulsione di riformisti allo scopo di attuare le condizioni d’ammissione alla III Internazionale ( il tondo è nostro )… era allora realmente teoretica sotto molti aspetti, specialmente per le grandi masse”. Sentiamo in queste parole l’eco di un pregiudizio, dissapore lievemente “levitico” secondo quella nostra separazione a Livorno non sarebbe stata il prodotto di un’intima necessità di sviluppo del movimento proletari italiano, ma bensì il risultato di una concezione ” teoretica”, non dettata quindi dai bisogni reali del movimento, ma dal desiderio di uniformarsi alle 21 condizioni (Levi direbbe agli ordini di Mosca).
Ora, questa concezione delle origini del nostro partito è inesatta. Il movimento, che poi portò alla separazione, preesisteva al II Congresso internazionale e alle sue tesi d’ammissione: era il malcontento degli elementi sinceramente rivoluzionari contro la politica di frasi rivoluzionarie e di atti opportunistici seguita dal P.S.I.. Per conseguenza, lo stesso motivo fondamentale, che produsse la scissione di Halle, di cui nessuno ha mai detto che sia sorta ” su base puramente teorica “. Ci pare veramente singolare che il compagno Z. Possa ritenere ” teorica ” la questione dell’espulsione dei riformisti al momento della nostra separazione, quando egli sa meglio d’ogni altro che la presenza dei riformisti aveva decisamente contribuito all’insuccesso del movimento del settembre precedente per l’occupazione delle fabbriche. Che non si trattasse di una questione puramente teorica, ma bensì di somma importanza pratica, coinvolgente e tutto l’avvenire del movimento proletari in Italia, e che come tale fosse sentita anche dalle masse, è provato, tra l’altro, dall’asprezza del dibattito sorto in seno al P.S.I. intorno all’espulsione dei riformisti durante il periodo preparatorio al Congresso di Livorno.
Noi potremmo aver commesso degli errori; per esempio, quello di esserci orientati troppo tardi e dapprima senza sufficiente determinazione verso il distacco, per cui poté parere che il distacco stesso fosse solo conseguenza delle deliberazioni del Congresso di Mosca – come pare che almeno in parte ritenga G.Z. -; altri certamente ne commettiamo attualmente e ne commetteremo in avvenire; ma ci pare che facciamo quanto sta noi per dare al movimento una base non ” puramente teoretica ” ma realistica, che possa metterci in grado – e i buoni segni non mancano – di appagare i voti fraternamente espressi dal compagno Z. sullo sviluppo e incremento del nostro Partito.