La Frazione all’estero nei ricordi di alcuni suoi componenti
Continuando la serie di rapporti sulla emigrazione politica italiana e la nascita della “Frazione all’estero”, in questa occasione abbiamo preferito dare la parola a coloro che vissero in prima persona quella esperienza utilizzando le loro testimonianze.
Attraverso queste abbiamo ripercorso le vicende, nazionali ed internazionali, di quegli anni cruciali che determinarono la vittoria della controrivoluzione staliniana.
Nel corso del 1927 l’Opposizione russa che resisteva al nuovo corso del “socialismo in un solo paese veniva non soltanto espulsa e bassamente calunniata, ma arrestata e deportata; di lì a poco si sarebbe passati alla eliminazione fisica di tutti gli oppositori, o ritenuti tali.
In novembre Trotsky veniva mandato in esilio. Contemporaneamente in tutti i paesi le correnti di dissenso che si rifiutavano di condannare il “Trotskismo” e l’Opposizione Russa, venivano perseguitate.
Ma la persecuzione non risparmiava nemmeno i comunisti di sinistra degli altri paesi contro i quali gli stalinisti si avvalevano di tutti gli strumenti in loro possesso, fino alla denuncia alla polizia fascista.
Entrando nel vivo dell’attività dei compagni che poi daranno vita alla Frazione sono stati rammentati i primi abboccamenti con i comunisti della Opposizione russa, cominciando da Preobrajenski e continuando poi con elementi dell’ambiente diplomatico, durante la permanenza di Rakovskij come ambasciatore.
Questi abboccamenti furono fruttuosi per la conoscenza diretta sia della situazione russa, sia delle difficoltà entro le quali doveva muoversi l’Opposizione. Però già da questi primi incontri si manifestò chiaramente la diversità di posizioni tra la Sinistra italiana e l’Opposizione russa. Diversità soprattutto sui problemi della tattica e delle parole d’ordine su fronte unico, governo operaio e contadino, e regime interno della organizzazione internazionale.
Sia l’azione persecutoria da parte degli stalinisti, che di fatto impedivano qualsiasi tipo di attività all’interno del partito, sia il sorgere degli innumerevoli gruppi di opposizione, ma senza una precisa impostazione teorica, tutta questa intricata situazione impose alla Sinistra di prendere delle misure adeguate per conservare la continuità delle esperienze vissute nel PCd’I durante il periodo delle sue lotte contro il capitalismo e contro il fascismo. E così si arrivò alla costituzione ufficiale della Frazione nella conferenza di Pantin.
Quindi la costituzione della Frazione non fu un capriccio di qualche compagno, ma una necessità assoluta imposta dagli avvenimenti internazionali.
I compagni sopravvissuti ci hanno sempre con orgoglio ricordato che tra le due dozzine di presenti alla conferenza erano tutti quanti dei puri proletari. E fu questo nucleo di autentici proletari che mantenne il filo rosso della tradizione della Sinistra
Con Trotsky a Prinkipo e poi con la sua venuta in Francia, le divergenze assunsero un aspetto sempre più aperto non solo sulle questioni di fondo da lui rivendicate al IV Congresso dell’Internazionale, ma anche sull’interpretazione della natura del fascismo.
È vero che Trotsky aveva fatto commenti lusinghieri su alcuni documenti della Sinistra italiana, ma non si preoccupò mai delle posizioni politiche dei suoi seguaci, così che vedemmo attorno a lui elementi più disparati e di tutte le tendenze. Ma peggio ancora fece accogliendo i tre stalinisti italiani: Tresso, Leonetti e Ravazzoli, proprio coloro che avevano definito i nostri compagni: “la punta avanzata del fascismo”.