Partito Comunista Internazionale

La lotta contro la prostituzione Pt.3

Categorie: Women's Question

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Commissione per combattere la prostituzione

Fin dall’anno scorso, sotto la guida dell’Organo Centrale del Commissariato del popolo per la salute pubblica, si organizzò una Commissione interdipartimentale per combattere la prostituzione.

Per una quantità di ragioni il lavoro fu temporaneamente abbandonato, ma nell’autunno di quest’anno la commissione venne nuovamente costituita e con l’attiva cooperazione del dottor Golman e dell’Organo Centrale, essa ha già incominciato a lavorare secondo un piano accuratamente elaborato. Nella Commissione interdipartimentale ci sono i rappresentanti del Commissariato del popolo per la Giustizia, per la Salute pubblica, pel Lavoro, pel Benessere sociale, per l’Educazione; delle Sezioni femminili e della Lega della Gioventù comunista.

La Commissione formulò una serie di tesi (stampate nel suo Bollettino n. 4), inviò una circolare a tutte le sezioni provinciali del Commissariato del popolo per la salute pubblica, costituì nelle provincie delle commissioni simili, che lavorano sotto la direzione della Commissione Centrale e stabilì una quantità di misure per condurre una lotta sistematica contro le fonti che alimentano la prostituzione.

La Commissione interdipartimentale ritiene che le Sezioni femminili debbano dimostrare il più attivo e più vivo interesse in questa questione, poichè la prostituzione è un flagello che colpisce principalmente le donne e la classe lavoratrice. Il compito delle Sezioni femminili è di svolgere una propaganda generale su tutte le questioni connesse alla prostituzione, poiché è nel nostro interesse di sviluppare la rivoluzione nel campo della famiglia, di stabilire le relazioni fra i sessi, di affrontare questo problema dal punto di vista dell’interesse della società lavoratrice. Noi ci libereremo definitivamente della prostituzione, solo se consolideremo l’inizio del Comunismo. Questa irrefutabile verità è l’assioma sul quale si basa la nostra opera. Ma questo compito fondamentale deve essere integrato con quest’altro: la dichiarazione delle norme della nuova morale comunista.

I comunisti devono riconoscere apertamente che nel campo delle relazioni fra i sessi sta avvenendo una grande ed incomparabile rivoluzione. Ma questa rivoluzione è stata possibile per il rivolgimento avvenuto nel sistema economico e nelle funzioni che la donna esplica nell’attività economica dello stato proletario Attualmente, in questo difficile periodo di transizione, mentre il vecchio è demolito ed il nuovo è solo parzialmente costruito, le relazioni coniugali fra i sessi assumono molto spesso delle forme malsane e inammissibili per gli interessi della collettività. Ma in tutta questa molteplice varietà di sistemi coniugali stabilitisi in questo periodo di transizione, c’è tuttavia qualche cosa di buono.

Non soltanto è necessario combattere con mezzi pratici contro le cause che ci derivano dal passato e che alimentano ancora la prostituzione, sostenere ogni progresso nel campo del problema delle abitazioni e combattere contro la mancanza di case, contro la trascuratezza nel trattamento dei bambini, ma è necessario anche determinare la partecipazione risoluta dei la-voratori e la cristallizzazione dei fondamenti della moralità della classe lavoratrice ancora in processo di ascensione e di forma zione, poichè solo ora il proletariato consolida la propria dittatura.

La Commissione interdipartimentale ci informa che nella Russia dei Soviet la prostituzione appare sotto due aspetti: quello della prostituzione professionale e quello del guadagno segreto. La prima forma è pochissimo sviluppata fra di noi e la sua estensione è assai limitata. A Pietrogrado, per esempio, dove si intrapresero delle spedizioni contro le prostitute, questo modo di combattere la prostituzione non diede risultati pratici.

La seconda forma, altamente sviluppata ed assai estesa nei paesi borghesi capitalistici, assume presso di noi delle forme svariatissime. (A Pietrogrado prima della rivoluzione erano registrate dalle 6.000 alle 7.000 prostitute, mentre in realtà più di 50.000 donne praticavano effettivamente la prostituzione). La prostituzione è praticata dalle impiegate degli uffici dei Soviet per poter avere con la vendita delle loro carezze degli stivaletti di lusso, la prostituzione la troviamo fra le madri di famiglia, operaie e contadine, che non avendo farina per i loro bambini, vendono il loro corpo all’incaricato per la divisione delle razioni, allo scopo di ottenere da lui un sacchetto del prezioso alimento. Qualche volta le ragazze impiegate negli uffici si concedono ai loro superiori non per un guadagno prettamente materiale, per avere delle razioni, delle scarpe ecc., ma nella speranza di un avanzamento. Questa è una forma supplementare di prostituzione “prostituzione di carriera” che in ultima analisi è anch’essa basata su di un calcolo materiale.

Inammissibilità delle sanzioni penali

Come dobbiamo combattere queste condizioni? Alla Commissione interdipartimentale venne proposto il problema delle sanzioni penali per la prostituzione. Molti rappresentanti erano favorevoli al sistema di sottoporre le prostitute ad una persecuzione legale, per il fatto che esse in realtà disertano il lavoro. Il riconoscimento di una colpabilità nelle prostitute conduce logicamente all’ammissione della legalità della persecuzione delle medesime, del loro internamento in campi di con centramento, ecc.

L’Organo Centrale si dichiarò chiaramente e risolutamente contro questa concezione. Se si ammette la persecuzione delle prostitute, ne consegue che un simile trattamento deve esser fatto alle mogli legali che vivono con i mezzi dei loro mariti e non servono a nulla per lo Stato.

Questo era il punto di vista dell’Organo Centrale, che era sostenuto dai rappresentanti del Commissariato del popolo per la Giustizia. Se prendiamo il fattore della diserzione del lavoro quale elemento determinante del reato, non c’è altra via d’uscita: tutte le forme di diserzione del lavoro debbono essere eguagliate e sottoposte alle medesime sanzioni. Il fattore delle relazioni coniugali, delle relazioni fra i sessi è eliminato. Nella Repubblica dei lavoratori esso non può essere considerato come elemento determinante reato.

Obbiezioni borghesi alla prostituzione

Nella società borghese la prostituta era diffamata e perseguitata non per il fatto che essa non forniva un lavoro utile e produttivo, non perchè vendeva i suoi baci (due terzi delle donne nella società borghese vendevano sé stesse) al proprio marito legale, ma per l’irregolarità delle sue relazioni coniugali per la brevità della loro durata.

La base del matrimonio nella società borghese era la sua stabilità e formalità, la sua registrazione. Questa registrazione aveva per scopo di assicurare la trasmissione della proprietà dei beni agli eredi. La mancanza di formalità, la breve durata delle relazioni fra i sessi questo era ciò che la borghesia ripudiava nelle relazioni extra-matrimoniali, ciò che veniva diffamato con disprezzo dagli ipocriti alfieri della moralità borghese. La breve durata, l’irregolarità, la liberta nelle relazioni sessuali, possono essere riguardate dal punto di vista dell’umanità lavoratrice, come un reato, come un atto che deve essere sottoposto a punizioni? Evidentemente no. La libertà delle relazioni sessuale non contraddice l’ideologia del Comunismo. Gli interessi della comunità dei lavoratori non sono in alcun modo danneggiati dal fatto che il matrimonio abbia una durata breve o lunga, che la sua base sia l’amore, la passione o una transitoria attrazione fisica.

L’unica cosa che è dannosa alla collettività lavoratrice, e perciò inammissibile, è l’elemento del calcolo materiale che interviene nei rapporti fra i sessi, tanto sotto la forma della prostituzione quanto sotto quella del matrimonio legale, la sostituzione di un gretto calcolo materialistico alla libera unione de sessi sulla base di una reciproca attrazione.

Questo fattore è dannoso, inammissibile; esso distrugge il sentimento di eguaglianza e di solidarietà fra i sessi. Da questo punto di vista noi dobbiamo condannare la prostituzione, come una forma di commercio simile a quella delle mogli legali, che conservano la loro posizione intollerabile nella Repubblica dei lavoratori,

Non è sufficiente questo elemento decisivo per richiedere la sanzione legale? Nella Commissione interdipartimentale la colpa delle prostitute per la prostituzione non venne ammessa. Rimase da decidere soltanto il punto per cui tutte le persone che gironzano per le strade e disertano il lavoro, debbono essere poste a disposizione del Commissariato del benessere sociale, e questi le invia o alle Sezioni per la distribuzione della forza lavoro del Commissariato del popolo per il lavoro, o nei sanatori, ospedali ecc. e soltanto dopo una ripetuta diserzione da parte delle prostitute, in altre parole dopo una manifestazione evidente dell’intenzione di sottrarsi ai propri doveri, esse verrebbero sottoposte al lavoro forzato. Non v’è una colpa speciale nelle prostitute. Esse non devono essere in alcun modo separate dalle altre categorie di disertori del lavoro. Questa è una direttiva rivoluzionaria ed utile, degna della prima Repubblica proletaria del mondo.

Punizioni per gli uomini?

Davanti alla Commissione venne prospettata anche la questione della colpa dei clienti della prostituzione, in altre parole, degli uomini. Ci furono dei difensori di questa concezione. Ma tale tentativo disperato deve essere respinto, poichè esso non deriva logicamente dai nostri presupposti fondamentali. Come si deve definire il cliente della prostituzione? Venne presentata alla Commissione la proposta di costituire delle istituzioni di “Sorelle e fratelli d’investigazione sociale”, che fu votata dalla maggioranza. Il rappresentante del Commissariato del popolo per la Giustizia, dichiarò che non essendo possibile definire con precisione la misura del reato, la questione della colpa dei clienti è automaticamente preclusa. Il punto di vista dell’Organo Centrale fu nuovamente vittorioso. E’ fuor di dubbio che la misera ed insufficiente rimunerazione del lavoro femminile continua, nella Russia dei Soviet, a servire come uno dei reali fattori che spingono la donna verso la prostituzione in una o l’altra delle sue forme. Legalmente il salario è eguale per l’uomo e per la donna ma in realtà le donne assunte al lavoro sono nella maggioranza dei casi delle lavoratrici inesperte.

La questione di creare una mano d’opera femminile capace ed esperta, di estendere una rete di scuole speciali in tutto il paese, è un problema estremamente urgente.

Quali donne divengono prostitute

La seconda causa è la ripugnanza delle donne per la politica, l’assenza fra di esse di un vasto punto di vista sociale. Il miglior modo di combattere la prostituzione è quello di svegliare fra le grandi masse delle donne una coscienza politica, di attrarle nella lotta rivoluzionaria e nel lavoro di creazione del Comunismo.

La prostituzione è anche rafforzata dal fatto che nella Russia dei Soviet non è ancora risolta la questione delle abitazioni. La Commissione interdipartimentale si interessa di risolvere il problema delle abitazioni comuni per la gioventù lavoratrice, di creare una rete estesa di case per un asilo temporaneo delle donne che arrivano in città. Ma se le Sezioni femminili e la Commissione di soccorso per la gioventù non esplicano un’attiva iniziativa ed un lavoro indipendente, tale questione rimarrà sulla carta. Le Sezioni femminili delle provincie devono inoltre mettersi in contatto con gli educatori nazionali, allo scopo di risolvere il problema di un’appropriata educazione sessuale nelle scuole. Cosa diverrà il matrimonio nell’avvenire o più propriamente quale forma assumeranno le relazioni fra i sessi, è molto difficile prevedere. Ma è certo che in regime comunista esulerà dalle relazioni coniugali non solo ogni calcolo materiale, ogni dipendenza della donna dall’uomo, ma anche ogni altra considerazione di “convenienza” che così spesso caratterizza il matrimonio d’oggi. Alla base dei rapporti coniugali c’è un salutare istinto di riproduzione, abbellito dalle attrattive di un amore felice, di un’ardente passione, soffuso di una spirituale armonia che determina una spontanea attrazione fisiologica, che tosto si estingue.

Tutti questi fattori delle relazioni coniugali non hanno nulla di comune con la prostituzione. La prostituzione è offensiva perchè è un atto di violenza della donna su sè stessa, determinato dalla pressione di vantaggi esterni e fortuiti; nella prostituzione non c’è posto per l’amore e per la passione, nè per alcun sano istinto di riproduzione della specie. Esso è puramente un atto deliberato di calcolo materiale. Dove entra la passione o l’attrazione, scompare la prostituzione.

In regime comunista la prostituzione passerà nell’oblio del passato insieme al sistema insano dell’attuale famiglia. Al suo posto sorgeranno delle relazioni sane, felici e libere fra i sessi. Una nuova generazione sostituirà l’antica con un sentimento sociale più sviluppato, con una maggior indipendenza reciproca, con una maggior libertà, salute e coraggio. Una generazione per la quale il benessere della collettività sarà posto al disopra di tutto.

Compagni, il nostro compito è di distruggere le radici che alimentano la prostituzione; di condurre una lotta inflessibile contro ogni vestigia di individualismo, che è stata finora la base morale del matrimonio; di determinare una rivoluzione ideologica nel campo delle relazioni matrimoniali e rischiarare la via per una nuova salutare moralità coniugale che corrisponda agli interessi della comunità lavoratrice.