In difesa del sindacato di classe
Categorie: CGIL, Italy, Union Activity, Union Question
Questo articolo è stato pubblicato in:
Le sollecitazioni opportuniste per la costituzione di un famigerato sindacato unico si fanno più pressanti. Ogni pressione viene esercitata sui posti di lavoro per indurre i lavoratori ad abbandonare qualsiasi spirito classista, ogni geloso attaccamento alla CGIL, in favore di questo mostruoso carrozzone di unico sindacato ufficiale e di conseguenza legale. Sulla scorta della tradizione democratica si spaccia questo sindacato come un organo di idilliaca convivenza tra rossi, gialli e bianchi, che, per il fatto di essere esclusivo rappresentante di tutti i lavoratori, godrebbe di un immenso prestigio.
Abbiamo più volte citato l’esempio dei sindacati economici fascisti, realizzatori dell’unità sindacale, a conferma che la forza dell’unità non sta tanto nell’esclusività organizzativa, quanto e soprattutto nell’indirizzo di classe. Lo stesso dicasi per il sindacalismo unico dei paesi scandinavi, della Germania, ecc. In assenza di un indirizzo di classe questi organismi sindacali hanno svolto il ruolo principale di pacificatori negli scontri tra operai e aziende. Questa caratteristica apertamente controrivoluzionaria era già implicita nelle vecchie direzioni riformistiche dei sindacati, per modo che il sindacato unico, ereditandola, non ha fatto altro che rafforzarla sempre più.
L’unità esercita una grande attrazione e suggestiona le masse dei lavoratori che, a giusta ragione, ravvisano nel numero la forza fisica da contrapporre alla forza organizzata del capitalismo. È altresì indubbio che, sotto la spinta livellatrice dell’economia capitalistica che tende a proletarizzare una parte crescente della popolazione, il processo di unificazione delle condizioni di lavoro e di vita diventa comune a masse più vaste. L’unità è così un traguardo che trova la sua consistenza reale nel processo economico e sociale del regime capitalista. Se così non fosse o se questo traguardo fosse molto lontano, non interesserebbe la borghesia e il suo Stato, e il fascismo, metodo politico moderno del capitalismo, si sarebbe disinteressato della organizzazione economica del proletariato.
La classe dei salariati è quella che crea il profitto per i capitalisti e i capitalisti possono godere di questo beneficio alla condizione che i proletari non si ribellino e non si pongano la questione di emanciparsi dal capitalismo. Per questo, quale che sia la forma politica del regime capitalistico, lo Stato non ha alcun interesse ad esasperare i conflitti di classe, e si prodiga per comporli “pacificamente”, nei limiti della sua sicurezza fa delle concessioni, cerca alleanze all’interno del movimento operaio stesso con cui reprimere sul nascere spinte eversive, patteggia piccoli privilegi con gli strati meglio pagati degli operai per indurli a difendere il sistema stesso; incoraggia ogni propaganda antirivoluzionaria sino a corrompere i capi più influenti degli operai chiamandoli al governo centrale, nelle amministrazioni locali, negli enti statali, concedendo alti stipendi o prepende sicure.
Ed allora la strada che conduce all’unità di tutti i reparti della classe operaia passa, da un punto di vista economico, per l’unificazione delle rivendicazioni salariali e normative, tali che costituiscano, seppure nell’immediato, una difesa meno precaria possibile, e, da un punto di vista programmatico, o se si vuole, politico passa per l’unificazione delle lotte rivendicative in uno scontro generale contro lo Stato, che rappresenta gli interessi permanenti di tutta la classe borghese, e di conseguenza per una lotta imponga ai sindacati una direzione emancipatrice, rivoluzionaria, anziché riformatrice e pacificatrice. L’unità, quindi, non può essere il risultato di patteggiamenti tra forze politiche o di decisioni che scaturiscono da interessi nazionali o dal mantenimento dell’attuale assetto sociale. L’UNITÀ È UN TRAGUARDO, È UNA CONQUISTA SUL CAMMINO DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA, OPPURE È UNA TRUFFA.
CONFLITTO D’INTERESSI
È facile ravvisare che tra l’unità proposta dall’opportunismo dei partiti traditori e dalle dirigenze sindacali ufficiali, e l’unità proposta dai comunisti rivoluzionari, sulla base della tradizione marxista e delle lotte proletarie, c’è un abisso. Dietro stanno opposti ed inconciliabili interessi. Da parte opportunista non si vuol uscire dalla democrazia, ovvero dal riconoscimento dell’eternità delle due classi fondamentali, quella proletaria e quella capitalista. Da parte nostra si pone la inevitabilità del superamento della divisione della società in classi, si postula la sparizione del lavoro salariato, cioè del capitale. La storia marcia nel senso indicato da noi, anche se il capitalismo ancora primeggia. La conferma di questa asserzione sta proprio nella quotidiana constatazione che il capitalismo non potrebbe vivere un giorno se la classe operaia decidesse di abbatterlo, perché il regime potrebbe al massimo arruolare in sua difesa poche schiere di delusi o di venduti, un ostacolo di poco conto.
Questo conflitto di opposti interessi si traduce, quindi, in scontro di indirizzi politici. La lotta non può restare chiusa nella fabbrica, ma deve svolgersi all’interno dei sindacati. Guai se i proletari comunisti rinunciassero allo scontro, o si disponessero succubi al volere dell’opportunismo. I proletari comunisti rispetto agli altri proletari, hanno il vantaggio di possedere un programma globale, una visione finalistica delle lotte sociali. La loro funzione è, quindi, di trasmettere le indicazioni politiche necessarie per dare alle lotte proletarie un indirizzo rivoluzionario, di trasferire nelle schiere operaie il fermento e la mistica di farne un’armata potente ed invincibile di militanti della rivoluzione per la liberazione dei lavoratori dal giogo del capitalismo.
ARRUOLAMENTO DI CLASSE
Allora, i comunisti, propagandisti e militanti della rivoluzione, sono fervidi assertori della mobilitazione dei salariati sotto la bandiera rossa della lotta rivoluzionaria di classe. I sindacati proletari di classe sono qui che i comunisti chiamano per l’unificazione delle rivendicazioni e di conseguenza per una lotta che sia emancipatrice, rivoluzionaria, anziché riformatrice e pacificatrice.
L’unità, quindi, non può essere il risultato di patteggiamenti tra forze politiche o di decisioni che scaturiscono da interessi nazionali o dal mantenimento dell’attuale assetto sociale. L’UNITÀ È UN TRAGUARDO, È UNA CONQUISTA SUL CAMMINO DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA, OPPURE È UNA TRUFFA.
In questo conflitto di interessi è facile ravvisare che tra l’unità predicata dalle tre centrali succubi al valore dell’opportunismo e l’unità proposta dai comunisti per la battaglia di classe c’è un abisso. I comunisti non basano la propria forza sull’inganno di falsi idoli, quali appunto l’unità ad ogni costo, della democrazia e della tranquillità sociale. Essi chiamano gli operai alla lotta per salvare l’onore della rivoluzione, della conquista del potere, della dittatura proletaria.
Ma il primo passo verso questi storici obiettivi, che segneranno il passaggio da questa immonda società a quella socialista, è di strappare gli organismi di classe dalle mani dei traditori, per farne delle potenti armi atte a scalzare e poi a demolire l’ordine esistente.
Per questo i comunisti chiamano i proletari, indipendentemente dalla loro affiliazione politica, a organizzarsi all’interno della CGIL sui posti di lavoro, per impedire che le dirigenze dei sindacati frazionisti CISL e UIL conquistino la stessa CGIL e per respingere e battere la politica confederale tesa verso l’unificazione con i sindacati padronali.
Questa battaglia è inseparabile da quella per il cambiamento radicale della direzione sindacale. Lottare contro l’unione con CISL-UIL significa lottare contro la separazione delle lotte rivendicative, significa abbandonare la pratica debilitante e inconcludente degli scioperi articolati, significa dare ai lavoratori una piattaforma rivendicativa e di lotta che contenga gli elementi essenziali per difendere globalmente gli interessi contingenti dei salariati ed unificare gli impulsi di classe per convogliarli nell’azione diretta contro il regime.
I COMITATI DI DIFESA SINDACALE
A questo fine i comunisti propongono di costituire degli organi in difesa del sindacato di classe. All’incalzare dell’opportunismo per distruggere gli organismi proletari, deve opporsi l’immediato affasciamento di tutte le forze proletarie in difesa del sindacato di classe. A questi organi spetta il compito di inquadrare le forze sane della classe operaia sui posti di lavoro, di porsi alla testa dei lavoratori nelle lotte, di smascherare la politica traditrice dei bonzi, di difendere e diffondere la tradizione rivoluzionaria.
Essi invitano apertamente quei proletari che, disgustati dalla politica traditrice dei duci sindacali, sono usciti dalla CGIL a rientrarvi per rinvigorire il fronte di lotta antiopportunista. Rivolgono un caloroso appello ai lavoratori che si sono battuti in modo esemplare durante le battaglie rivendicative, perché non si facciano suggestionare da presunte teorie antisindacali che li rendono vittime di un rivoluzionarismo parolaio e controproducente.
Il momento è di serrare le file per opporre una compagine poderosa che i raggiri traditori non prevarranno, per dare il segnale della riscossa di classe.