La Russia e l’Occidente: mezzi diversi, ma stessi fini
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Riceviamo dalla Russia questo contributo che volentieri pubblichiamo
La recente notizia dell’arresto di alcuni cosiddetti “marxisti” in Russia con l’accusa di “terrorismo e cospirazione per il rovesciamento dello Stato” ha fatto scalpore anche negli ambienti dell’informazione occidentale. In realtà costoro non avevano fatto altro che organizzare una lettura pubblica di Lenin. Questi, facenti parte del “Fronte di sinistra” del CPRF (Partito Comunista della Federazione Russa), profondamente nazionalista e sciovinista, difficilmente potranno essere definiti “comunisti”.
Di ispirazione “stalinista” essi si propongono di portare il CPRF “sulla retta via del marxismo-leninismo”. Il programma di questa corrente “perseguitata” afferma: “…primo. L’obiettivo primario del Fronte di Sinistra è costruire il socialismo in Russia. L’incombente crisi politica potrebbe scatenare un movimento rivoluzionario di massa dal basso, che miri a creare condizioni di vita dignitose e giuste per i lavoratori russi. Nello specifico, ciò significherebbe assistenza sanitaria gratuita, istruzione secondaria obbligatoria e istruzione superiore accessibile, un sistema fiscale progressivo e libertà di parola e di riunione. In altre parole, si tratterebbe di ottenere quelle condizioni comunemente definite “stato sociale”, che negli ultimi anni sono state oggetto di attacchi da parte dei reazionari. Per raggiungere questi obiettivi, i politici, i movimenti e le organizzazioni socialdemocratici e persino di sinistra liberale potrebbero diventare alleati dei comunisti…“.
Naturalmente, per noi marxisti, è una palese manifestazione di riformismo opportunistico che si appella allo “stato sociale” e la “libertà di parola e di riunione” e che certamente non può rappresentare una minaccia per lo Stato capitalista. Ma perché sono stati presi di mira? Evidentemente il solo richiamo formale al “marxismo” e alla figura di Lenin che rimanda al passato rivoluzionario rappresenta uno spettro da tenere ben lontano da parte della classe dominante in Russia!
La carota della democrazia liberale borghese occidentale e il bastone dell’autoritarismo statale russo sono due forme in cui si manifesta il regime capitalistico, rivolte alla conservazione e all’oppressione di classe del proletariato che in tutte le aree del mondo perdura: due espressioni del regime capitalistico che sono intercambiabili, a seconda delle circostanze e delle necessità. Oggi nei paesi occidentali prevale l’inganno con il fumo negli occhi del legalismo e del parlamentarismo, mentre i partiti “socialisti” piccolo-borghesi promettono riforme, disarmando al contempo il sentimento rivoluzionario.
Dall’altra parte, in Russia vige la repressione di qualsiasi forma di opposizione che osi soltanto manifestare un sentimento pacifista, come riguardo all’invasione imperialista dell’Ucraina. L’obiettivo finale è lo stesso: la conservazione sociale e l’oppressione di classe del proletariato.
Certamente si può sostenere, come nei confronti del fascismo, che l’aperta repressione che smaschera lo Stato borghese crea le condizioni più favorevoli per dissipare l’illusione del riformismo. Se, sotto la dittatura dispiegata può apparire per il proletariato più arduo il compito di organizzarsi, tuttavia risulterà meno attiva l’ala opportunista della borghesia che predica la pace sociale e soffoca il sentimento di classe dei lavoratori. Così l’aperta repressione delle lotte sindacali in Russia, impedisce perfino la formazione dei sindacati legali improntati al collaborazionismo di classe, come nei paesi occidentali. E questo può dialetticamente creare condizioni migliori per lo sviluppo della radicalizzazione dello scontro di classe.
In questo senso la Russia sta dimostrando, ancora una volta, di essere l’anello debole della conservazione capitalistica in Europa. Con la prospettiva di una terza guerra imperialista all’orizzonte, il quadro sta diventando chiaro per la classe lavoratrice russa: non c’è alternativa al disfattismo, non c’è altra strada che la rivoluzione.
Contro i leader “socialisti democratici” che avvelenano il pozzo, solo il Partito Comunista Internazionale può aprire la strada al futuro. Solo la lotta rivoluzionaria armata può liberare il proletariato russo e internazionale.