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Sviluppo del capitalismo in Corea del Sud

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La Corea “indipendente”

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Corea si trovava ancora sotto il dominio coloniale giapponese, iniziato nel 1910. Il regime imperiale giapponese intensificò lo sfruttamento della penisola coreana per sostenere lo sforzo bellico, trasformando la sua economia in un’appendice della macchina industriale militare giapponese. Le risorse naturali coreane, in particolare carbone e metalli, furono estratte massicciamente per alimentare le industrie belliche nipponiche, mentre la popolazione fu sottoposta a forme sempre più severe di controllo sociale e culturale.

La politica di assimilazione forzata raggiunse il suo apice durante gli anni di guerra: i coreani furono costretti ad adottare nomi giapponesi, a parlare esclusivamente giapponese e a praticare i rituali shintoisti. Simultaneamente, centinaia di migliaia di coreani furono deportati come lavoratori forzati nelle industrie e nelle miniere giapponesi, mentre altre decine di migliaia di giovani furono arruolati forzatamente nell’esercito imperiale. Questa massiccia deportazione e militarizzazione della popolazione avrebbe avuto conseguenze demografiche e sociali profonde nel periodo post-bellico.

L’economia coreana, già distorta dalle esigenze del dominio coloniale, fu ulteriormente subordinata alle necessità militari giapponesi. L’industria leggera, principalmente tessile, fu potenziata per produrre uniformi e materiali bellici, mentre l’agricoltura fu orientata verso la produzione di riso da esportare in Giappone. Questa strutturazione economica coloniale, caratterizzata dalla dipendenza dalle materie prime e dall’industria leggera, avrebbe condizionato profondamente le possibilità di sviluppo della Corea nel dopoguerra.

La fine della guerra e la divisione della penisola

La resa del Giappone nel settembre 1945 segnò la fine del dominio coloniale, ma non portò all’immediata indipendenza della Corea. In base agli accordi postbellici la penisola fu divisa lungo il 38° parallelo in due zone di occupazione: quella settentrionale sotto controllo sovietico e quella meridionale sotto controllo statunitense. Questa divisione, inizialmente concepita come temporanea per facilitare il disarmo delle forze giapponesi, si trasformò rapidamente in una frattura permanente.

Le due superpotenze imposero sistemi politici diversi nelle rispettive zone di influenza. Al nord, l’Unione Sovietica sostenne l’instaurazione di un regime di ispirazione nazional-comunista guidato da Kim Il-sung, che avviò una riforma agraria e la nazionalizzazione dell’industria. Al sud, gli Stati Uniti mantennero inizialmente in carica molti funzionari dell’amministrazione coloniale giapponese, creando tensioni con la popolazione coreana che aspirava a una vera decolonizzazione.

La divisione ebbe conseguenze economiche devastanti: l’industria pesante e l’energia elettrica erano concentrate principalmente nel nord, ricco di risorse minerarie e dotato di impianti idroelettrici, mentre il sud era prevalentemente agricolo e ospitava l’industria leggera. Questa complementarietà economica, spezzata dalla divisione politica, acuì le difficoltà economiche di entrambe le parti della penisola. La fine della guerra lasciò quindi la Corea del Sud in una condizione di profonda trasformazione economica e sociale, con una popolazione dispersa, un’economia completamente integrata nel sistema imperiale giapponese ormai al collasso, e la necessità di ricostruire un’identità nazionale e un sistema economico indipendente sotto l’occupazione militare americana.

In questo studio, ci soffermeremo principalmente sugli sviluppi della Corea del Sud, che ha conosciuto un forte processo di industrializzazione e trasformazione da colonia agricola a potenza imperialistica.

La trasformazione demografica e sociale del dopoguerra

Nonostante la fuga di capitali, la popolazione della Corea avrebbe registrato un incremento demografico significativo con il rimpatrio di 1,8 milioni di persone dalla Corea del Nord, 120.000 dalla Cina (principalmente dalla Manciuria) e un milione dal Giappone, oltre ad altre popolazioni provenienti da diverse zone. La caratteristica più rilevante di queste masse umane, ai fini della nostra analisi, risiede nel fatto che la maggior parte di esse erano composte da lavoratori proletarizzati o in via di proletarizzazione. Il risultato fu la formazione di una classe operaia numerosa, impoverita e ancora indisciplinata dal punto di vista dell’organizzazione capitalistica del lavoro.

Nel 1947, circa la metà dei 10 milioni di lavoratori risultava occupata. Ciò rappresentava circa il 54% della popolazione coreana attiva. 

I Chaebol, l’eredità giapponese e l’influenza degli Stati Uniti

È interessante notare che alcune delle Chaebol, le grandi concentrazioni industriali coreane, avevano avuto origine durante il periodo di dominio giapponese. La Kyungbang Ltd, azienda chimica e tessile fondata nel 1919 durante il dominio imperialista giapponese, e ha continuato la sua attività fino ai giorni nostri.

La lotta tra fazioni della borghesia coreana non fu mai più evidente che nell’opposizione all’espansione della Kyungbang, sospettata di sostenere il Partito Democratico Coreano (PDC). Questa costituì la principale opposizione politica e avrebbe portato infine la Corea al colpo di Stato di Park Chung Hee. Il PDC rappresentava gli interessi americani in generale, poiché riceveva ingenti investimenti e aiuti dagli Stati Uniti, in seguito alle misure adottate dal governo Rhee per frenarne l’espansione ed evidenziava la dipendenza generale della Corea dagli investimenti statunitensi, in particolare per quanto riguardava l’approvvigionamento di materie prime come il cotone per la produzione tessile. L’industria tessile avrebbe rappresentato il principale settore della borghesia sostenuto dagli Stati Uniti, e la sua dipendenza dal capitale statunitense rispetto a quello coreano avrebbe successivamente giocato un ruolo fondamentale nel colpo di Stato del 16 maggio 1961.

Dalla Banca di Joseon alla Banca di Corea

Possiamo ora esaminare gli inizi della Banca di Corea (BOK), che ha svolto un ruolo decisivo in tutto questo processo di trasformazione capitalistica. Dopo la decolonizzazione dal Giappone, la Corea disponeva solamente di ciò che restava dell’apparato bancario giapponese per i sistemi di  trasferimento di denaro. Di conseguenza il circuito generale dello scambio di beni e merci fu parzialmente interrotto nei primi anni del governo militare statunitense fino alla fondazione della BOK.

Dunque, la BOK non nacque ovviamente dal nulla, ma trovò le sue origini nei trust capitalisti statali coloniali giapponesi, in particolare nella Banca di Joseon. La Banca era la principale banca commerciale dell’industria statale giapponese nella penisola coreana durante il dominio imperiale, e continuò la sua attività fino al 1950. È importante notare che, nella Corea del Nord, la Banca di Joseon fu immediatamente sostituita sotto l’occupazione sovietica. In questo periodo, la Banca emetteva il won invece dello yen, il che serviva in molti modi agli interessi della borghesia statunitense.

La BOK sarebbe stata la principale responsabile della circolazione di un vasto afflusso di valuta. Considerando i fattori demografici e lo scarso sviluppo della Corea del Sud già accennati, l’aumento della circolazione di valuta causò la svalutazione della moneta e l’aumento generale dei prezzi prima della guerra di Corea, fenomeno che sarebbe poi continuato anche dopo il conflitto.

I prezzi generali delle merci in tutto il settore produttivo aumentarono in tutti i settori in Corea dal 1948 al 1952 (v. tabella), poiché la quantità di mezzo di circolazione (il won) aumentò a causa della legge generale del deprezzamento delle merci nel lungo periodo. Contemporaneamente, i prezzi sembrarono diminuire nell’ottobre del 1952, anche a causa dei cambiamenti nella velocità di circolazione seguiti alla dismissione dei beni giapponesi e alla distruzione di capitali dovuta alla guerra di Corea.

12/194812/194912/195012/19513/19528/195210/1952
Moneta in circolazione (miliardi di won)73,7130,6290,5785,8904,41.169,11.274,3
Prezzi dei beni di consumo (1947=100, Busan)1682074743.2114.8627.2196.790
Riso 1 Mal (won)1,8401,9889,63835,36571,580146,000127,900
Oro 1 don (won)5,2567,92811,50162,09686,226108,000118,774
Tasso di cambio (valore di mercato)7401.7103.2589.11913.57225.600

Fonte: Kim Dong-Wook, “1940s-1950s Korean Inflation and Stabilization”, PhD Dissertation, Department of Economics, Yonsei Universityt (1994), p.124

La riforma agraria e la redistribuzione del capitale

Dunque, il processo di trasformazione economica fu avviato in seguito all’afflusso massiccio di lavoratori appena proletarizzati nella Corea del Sud e dell’espropriazione delle terre rurali da parte dello Stato. In tutti i settori produttivi si verificò infatti una fuga di capitali in seguito all’esodo giapponese, anche se gran parte di essi sarebbe stata successivamente acquisita in modo indipendente dai nascenti chaebol. Durante il periodo di dominio giapponese, ampi settori dell’economia erano ancora controllati dai proprietari terrieri, riflettendo il sottosviluppo della regione durante l’era imperiale. Nel corso degli anni Cinquanta, il capitale giapponese fu sistematicamente liquidato in varie ondate.

Questa eliminazione di capitale e l’afflusso di valuta in circolazione costituiscono due facce del medesimo fenomeno dell’avanzamento economico coreano. La classe dei proprietari terrieri, che in precedenza possedeva una parte consistente di particolari settori industriali, tipicamente quelli della produzione alimentare, fu espropriata abbastanza rapidamente quando la classe capitalista coreana prese il controllo dello Stato sudcoreano e iniziò ad acquistare le terre dei proprietari terrieri che erano stati, in maggioranza, collaboratori e clienti dell’economia imperiale giapponese.

Ciò coincise, analogamente, con il vasto afflusso di manodopera per alimentare le nascenti industrie coreane.  Il 53,2% delle cessioni di capitali sotto forma di acquisto di beni giapponesi avvenne tra il 1951 e il 1953, in coincidenza con la riforma agraria, che portò alla espropriazione dei proprietari terrieri, una nota caratteristica delle economie capitalistiche in via di sviluppo. La legge agraria fu modificata nel 1950, prevedendo l’acquisto statale e la ridistribuzione delle terre. La riforma fu concepita anche per ridurre l’influenza della guerriglia nordista sui contadini poveri, spesso abbagliati dalla demagogica prospettiva di riforma in stile nord-coreano, che prevedeva l’espropriazione senza indennizzo e la ridistribuzione gratuita delle terre.

La strategia imperialista americana

In quanto centro dei trust e dei cartelli internazionali e, per estensione, dei flussi di capitale finanziario internazionale, gli Stati Uniti cominciarono a cercare di garantire i propri interessi in Asia dopo il fallimento della guerra civile cinese. La Corea del Sud, in fase di sviluppo e intenzionata a conquistare una posizione nell’industria tessile asiatica e in un mercato chiave per gli Stati Uniti, sarebbe stata la sfida successiva su cui gli Stati Uniti avrebbero cercato di assicurarsi i propri interessi imperialistici.

Ciò avrebbe portato a un approccio molto più diretto per impedire che la penisola coreana cadesse nella sfera di influenza del capitale sovietico, come era accaduto alla Cina. Grazie ai vantaggi di un circuito integrato di capitali asiatici, che comprendeva principalmente Giappone e Corea, l’obiettivo degli Stati Uniti era quello di unificare tutti i nuovi alleati-sudditi in un unico blocco imperialista. L’obiettivo del capitale finanziario era quello di utilizzare la leva di un tale blocco per espandere ulteriormente la propria influenza nelle zone più povere dell’Asia, mature per ulteriori profitti derivanti dalla produzione manifatturiera.

Qui gli americani incontrarono dei problemi significativi. Gli Stati Uniti non riuscirono a migliorare la situazione con le loro strategie, anche se la psicologia imperiale degli Stati Uniti in questo periodo rivela quanto poco sarebbe cambiata la loro strategia nei decenni successivi.

La Prima Repubblica e i suoi fallimenti strutturali

Quindi a partire dall’occupazione statunitense, fu istituita in Corea del Sud la Prima Repubblica di cui stiamo trattando. Questa repubblica si trovava in una posizione piuttosto difficile, poiché doveva fare i conti con gli interessi contrastanti all’interno dei propri schieramenti borghesi e con i conflitti tra la propria borghesia e quella statunitense.

Questo conflitto inizialmente non particolarmente acceso, si sarebbe aggravato a causa della serie di crisi che avrebbero colpito la Corea. Syngman Rhee era la scelta americana per la nuova figura di riferimento della borghesia coreana e presidente dell’Assemblea, ma si rivelò un fallimento totale dal punto di vista degli interessi del capitale finanziario. Era sconosciuto ai vari schieramenti borghesi e apparentemente non riuscì a consolidare gli interessi di quasi tutte le fazioni della borghesia, in particolare della borghesia americana e dei suoi clienti in Corea. Di conseguenza non riuscì a ottenere il sostegno di ampie sezioni del parlamento, e il suo governo cadde rapidamente indebolito dalle dispute fra fazioni.

Quale era il punto cruciale di queste dispute? Uno dei principali fallimenti della scelta di Rhee da parte degli Stati Uniti fu il suo assoluto rifiuto della collaborazione tra Corea e Giappone, che gli Stati Uniti cercavano di rafforzare per consolidare il loro blocco asiatico e per soddisfare le esigenze degli industriali in materia di esportazioni. Naturalmente, questi atteggiamenti riflettevano una situazione economica nazionale che arrancava dietro i capricci dei centri di potere capitalistici più avanzati dell’epoca, ma ciò sarebbe stato rapidamente superato quando la Corea, superata la crisi della guerra civile, sarebbe entrata in un nuovo ordine est-asiatico.

continua