Partito Comunista Internazionale

La Polonia nel ciclone della guerra imperialista

Categorie: Capitalist Wars, Poland

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Sono trascorsi più di quattro anni dall’invasione militare su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia. La nostra stampa ha già ampiamente trattato questo conflitto, essendoci molto da dire sui vari interessi capitalistici coinvolti in questo tragico evento: il ruolo degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e della Russia.

 Veniamo qui ad analizzare la situazione in Polonia e il suo ruolo in questa guerra. Dati i suoi oltre 500 chilometri di confine con l’Ucraina e i suoi stretti legami con la borghesia occidentale, questo Stato si trova in una posizione importante nel conflitto in corso. Si potrebbe pensare che la Polonia abbia tutto l’interesse a che questa guerra finisca, ma le apparenze spesso ingannano e un esame più approfondito della situazione nella regione rivela aspetti più profondi.

Di fronte al dramma che si sta svolgendo proprio dall’altra parte del confine e che ha inflitto sofferenze inimmaginabili al proletariato ucraino, la classe dirigente polacca non ha esitato a sfruttare la situazione al meglio. Non solo la guerra ha provocato in Polonia un afflusso di donne ucraine, e di non pochi uomini, disposti ad accettare qualsiasi lavoro per sopravvivere, ma ha anche fornito alla pubblica opinione un capro espiatorio ideale: «l’immigrato fannullone», uno stereotipo particolarmente caro alla borghesia di tutto il mondo. In questo modo, si spingono i proletari polacchi a provare disprezzo e avversione nei confronti dei propri fratelli ucraini, se non paura, alimentata anche dalla minaccia russa che incombe in questa «guerra di civiltà», secondo le parole del presidente polacco Karol Nawrocki. Paura e panico, alimentati dalla stampa e dai media borghesi, che si insinuano nella vita quotidiana. 

Inoltre, questo conflitto non è solo una minaccia costante per i lavoratori, ma anche un mezzo per sfruttare ulteriormente la classe operaia. Con il protrarsi della guerra, le conseguenze materiali per il proletariato sono andate deteriorandosi, venendo destinata una parte considerevole di risorse economiche agli armamenti e all’esercito. D’altra parte, l’afflusso massiccio di manodopera ucraina, avendo permesso di ovviare alla carenza in alcuni settori, ha anche esacerbato la concorrenza per i posti di lavoro, e le infrastrutture sociali del paese sono state messe a dura prova. Infine, la durata della guerra ha fatto sì che i lavoratori polacchi abbiano iniziato a prendere le distanze dal caos che regna dall’altra parte del confine. Gli ultimi sondaggi hanno registrato il peggior risultato per quanto riguarda il sostegno dei polacchi ai rifugiati ucraini, passando dal 94% nel 2022 a solo il 48% nel 2026.

La conclusione è chiara: la popolazione si sta stancando del conflitto ai propri confini che pare non aver mai termine. Alcuni cercano risposte appoggiando le ali più reazionarie della borghesia, come dimostra l’ascesa dei partiti nazionalisti e ultranazionalisti (come la Confederazione) che, nonostante un’influenza ancora limitata, mantengono la loro popolarità in questo caos. Lo stesso vale per l’ala riformista di sinistra della borghesia, come il partito “Ensemble”, che, dopo le ultime elezioni, ha rifiutato di cooperare con l’attuale blocco parlamentare, ed ha visto crescere la sua popolarità, giocando un ruolo più importante nelle grandi città, nei centri industriali e nelle università. Gli uni e gli altri partiti, strumenti al servizio della classe dominante in Polonia.

La Polonia dipende dal sostegno economico dell’UE, ma dipende anche da quello militare americano (forniture di armi, intelligence) come deterrente nei confronti della Russia. Tutto questo la pone in una situazione delicata di fronte alle recenti tensioni tra le borghesie d’Europa e d’America che, pur essendo antagoniste, non sono in definitiva che i due poli di un unico blocco imperialista. E quindi il presidente polacco recentemente eletto, Karol Nawrocki, del partito conservatore “Diritto e Giustizia”, cerca una maggiore cooperazione con la classe dirigente americana, mentre il Parlamento è orientato a sostenere l’Unione europea.

La borghesia polacca è tuttavia unita sulla sua posizione riguardo alla guerra in Ucraina. Questa unità è sostenuta anche dalle frange più a sinistra del Parlamento, come i partiti “Ensemble” e la sinistra, già menzionati, che, sebbene poco numerosi (la Polonia non è mai stata un terreno fertile per l’ascesa dell’opportunismo dei socialdemocratici), esortano il governo ad agire di fronte alla necessità di dotarsi di un esercito «forte ed efficace». Ne testimonia la dichiarazione del ministro della difesa polacco, Władysław Kosiniak-Kamysz, che richiama la necessità dello sviluppo dell’apparato militare e la produzione di armamenti, di fronte alla minaccia dell’imperialismo russo. Così in Polonia si è registrato un forte aumento del bilancio militare, i cui fondi sono passati dal 2,4% nel 2022 al 4,7% del PIL polacco nel 2025. Oggi l’esercito polacco ha visto i propri effettivi passare da 164.000 soldati nel 2022 a 213.000 nel 2025, divenendo uno dei più numerosi d’Europa.

Lo stesso avviene in Europa, dove viene recentemente varato un impegnativo piano di riarmo da parte dei vari Stati nazionali, dettato dal necessario coinvolgimento nella guerra imperialista, che si manifesta al momento in Ucraina e in varie aree del mondo; nello svolgimento della quale anche gli Stati europei vengono chiamanti a svolgere il ruolo in difesa dei rispettivi interessi nazionali.

Il proletariato dei paesi occidentali è costantemente bombardato dagli orrori della guerra in Ucraina sui social media, e questo vale anche per la Polonia, paese confinante con il conflitto. I lavoratori polacchi non sono solo sfruttati dai loro padroni capitalisti, ma sono anche terrorizzati dalla loro stampa borghese, che ripete loro incessantemente «oggi l’Ucraina, la Polonia domani», seminando angoscia nelle menti di un proletariato già esausto, che non crede che la guerra finirà domani. E così tutto continua a funzionare, perché gli ingranaggi devono girare affinché la macchina capitalista possa andare avanti, mentre i proletari sono terrorizzati da ciò che potrebbe accadere dopo, pienamente convinti che non ci sia altro da fare che sostenere la propria nazione, sostenere la propria borghesia, il proprio sfruttatore in questi tempi terribili.

Ma è davvero impossibile fare qualcosa? Il futuro è davvero così cupo, con come unico orizzonte la guerra e la morte? Sì; finché la borghesia e i rapporti capitalistici persisteranno, il protrarsi delle guerre, e la loro escalation verso la terza guerra imperialista mondiale saranno inevitabili. Solo la rivoluzione comunista che si contrappone a questa prospettiva, sotto la guida del Partito Comunista internazionale, del quale Marx e Lenin hanno da tempo sottolineato la necessità, porrà fine alla follia degli orrori creati dal capitalismo. Il proletariato deve prendere coscienza del proprio potere e rifiutarsi di prestarsi al gioco così meticolosamente elaborato dai capitalisti, un gioco dai limiti chiaramente definiti e dai molteplici aspetti, quali il democraticismo e l’elettoralismo che, alla fine, convergono tutti verso un unico obiettivo: il dominio totale dell’ordine borghese. Il proletariato deve comprendere che è l’unica classe in grado di far progredire la storia; l’unica in grado di abolire lo stato attuale delle cose; l’unica in grado di abolire anche sé stessa in quanto espressione di questa società. Ecco perché l’opera del Partito Comunista Internazionale è più importante che mai; in questi tempi di paura e incertezza, è l’unico partito in grado di dissipare le illusioni borghesi e di condurre il proletariato alla sua vittoria finale.