Partito Comunista Internazionale

Russia e internet, tutto va bene pur di dare falsi obiettivi alla classe

Categorie: Opportunism, Russia

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Tra le notizie che circolano ultimamente negli ambienti informativi russi, spicca l’inevitabile inserimento nella lista nera di un servizio, o dell’altro, per essersi rifiutato di collaborare con lo Stato russo. L’ultima “vittima” di Rozkomnadzor (i servizi di sorveglianza informatica russi), il braccio burocratico dello Stato capitalista, è Telegram, un servizio utilizzato dalla maggior parte dei russi per informarsi e comunicare. Invece dell’app soffocata, lo Stato offre un’alternativa “migliore” (forse migliore per la polizia, per facilitare la sorveglianza governativa), un servizio di chat curiosamente simile per design e funzionalità chiamato Max (forse acronimo di carcere di massima sicurezza?), che si è dimostrato in grado di spiare palesemente gli utenti, fornendo al governo accesso diretto alle loro attività. Un altro problema è sorto con il fatto che l’app, essendo connessa ai database governativi e conservando tutte le informazioni degli utenti, è particolarmente vulnerabile alle violazioni. Difendendo così il cittadino russo medio dalla “minaccia occidentale”, lo Stato ha fatto il gioco della criminalità organizzata: geniale! Molti borghesi russi amanti della “democrazia” e della “libertà di parola” (alcuni dei quali si mascherano da “marxisti”) hanno denunciato tutto ciò come un attacco alla “dignità” del russo medio.

Ma qui, a noi marxisti rivoluzionari, sorge spontanea una domanda: cosa è cambiato per il lavoratore russo? Il prezzo del cibo è forse diminuito? Questo “attacco alla dignità” ha forse causato più danni delle munizioni di fabbricazione europea, sparate dai proletari arruolati a forza nell’esercito ucraino? O forse la “limitazione della libertà di parola” è più rilevante dei tanti proletari russi che combattono nelle trincee? In effetti, i difensori della “libertà”, pur dichiarandosi marxisti, non riescono a credere che il proletariato russo non abbia inscenato rivolte o una “rivoluzione” contro questa “ingiustizia”. Bisogna però notare che questi stessi “socialisti” borghesi hanno organizzato i lavoratori più attivi in ​​manifestazioni pacifiche, invocando la “rimozione della censura”! Che proposta! Dov’è il partito che organizza i lavoratori in azioni militanti, invece di limitarsi a deboli grida di “libertà d’informazione”? I lavoratori hanno seguito questi traditori “marxisti” direttamente nelle mani dell’onnipresente polizia russa, con decine di arresti, proprio come era accaduto in precedenza con le fallimentari manifestazioni pacifiste “contro la guerra”.

Possiamo rispondere a queste domande poste dai nostri “amici” con relativa facilità. Nella sua opera, a suo tempo non pubblicata, “L’ideologia tedesca”, Marx scrisse:

“Mentre la borghesia di ogni nazione conservava ancora i propri interessi nazionali, la grande industria ha creato una classe che in tutte le nazioni ha gli stessi interessi e con la quale la nazionalità è già morta…”

Lo Stato russo, per esempio, o qualsiasi altro Stato, non può fermare il flusso di informazioni o soffocare il malcontento dei lavoratori con semplici limitazioni a Internet. La Russia fa ancora parte dell’economia internazionale e non può essere isolata da internet, che, come ogni tecnologia nell’attuale sistema di produzione capitalistico, è innanzitutto uno strumento di commercio per la borghesia. Ecco perché le sfacciate pretese dei nazionalisti europei di “esorcizzare” i “barbari” russi da internet non si sono concretizzate in quattro anni dall’inizio della guerra imperialista in Ucraina, ed è per lo stesso motivo che lo Stato russo non ha bloccato l’accesso in massa a internet, nonostante le grida dei suoi ideologi che gridano alla “degenerazione occidentale”. Questa o quella parte della borghesia può limitare qualche servizio, ma la rete di comunicazione deve rimanere, quindi resisteremo. Infatti, nonostante tutti gli sforzi dei capitalisti nel corso dei lunghi secoli di lotta comunista, nonostante tutti gli arresti, la sorveglianza e la censura, la nostra linea resiste ancora oggi e resisterà fino alla vittoriosa rivoluzione del proletariato.

Quanto alla questione sollevata dai nostri “amici” socialisti borghesi sull’apatia del proletariato russo, come abbiamo già accennato, le condizioni materiali, per quanto pessime, non sono ancora precipitate al punto più basso dell’azione rivoluzionaria; il momento della presa di coscienza non è ancora arrivato; il proletariato è disorganizzato e si ritrae per paura della repressione statale, il che è un vantaggio sotto mentite spoglie, perché alla Russia manca attualmente un partito pronto a guidare l’avanguardia rivoluzionaria per liberare sia il lavoratore russo che quello internazionale.

Non abbiamo bisogno di appelli ai concetti borghesi di “libertà”. Abbiamo bisogno di organizzazioni proletarie impegnate nell’azione economica e di un partito in grado di condurla nell’azione di classe. Abbiamo bisogno di una rinascita del vero marxismo rivoluzionario, estinto da tempo in Russia con la morte della Rivoluzione d’Ottobre, che continua a bruciare, seppur come una piccola fiamma, nella tradizione del comunismo di sinistra e del Partito Comunista Internazionale.