Partito Comunista Internazionale

Il Partito e i pericoli dell’intellettualismo online

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L’arduo compito della ripresa del movimento rivoluzionario e della ricostruzione del partito che lo guida è ostacolato da molti problemi, problemi che le precedenti generazioni di comunisti avevano già riscontrato in forme diverse. Uno di questi problemi, che si presenta sotto una veste leggermente diversa, ma pur sempre familiare, è quello dell’intellettualismo. Internet, pur rappresentando un grande vantaggio come mezzo di comunicazione per l’organizzazione del partito, è tuttavia, come ogni tecnologia, uno strumento della borghesia. E come tutti i media precedenti, i media online sono al servizio, prima di tutto, dell’ideologia borghese. Lo stato presente delle cose incombe sui pensieri di ogni individuo, persino di coloro che si dichiarano comunisti, o anche di quanti seguono la nostra tradizione del comunismo di sinistra. Abbiamo già scritto del rapporto (o della sua assenza) tra il Partito e internet in “Il Partito e i social media”:

“Il Partito ha i suoi organi specifici di informazione e propaganda, e i compagni devono dedicarsi esclusivamente a questi. Collaborare con la stampa o i media esterni al Partito, così come fare propaganda attraverso canali personali come profili social o blog, è estraneo al metodo del Partito e deve essere evitato. In realtà, la propaganda comunista non si basa su mezzi effimeri o individualistici, ma su un’azione collettiva e centralizzata, volta a costruire un’intelligenza collettiva solida e duratura”.

Ciononostante, lo spettro dell’intellettualismo individualista continua ad affliggere quanti si trovano a gravitare intorno, e quindi dobbiamo ribadire la posizione del Partito sul modo in cui la nostra tradizione considera i “pochi illuminati” che affermano di seguire le nostre posizioni, forse solo a parole. Il famigerato pensatore, che si vanta della “verità” delle sue convinzioni su qualche servizio borghese online, che si impegna in polemiche contro altri altrettanto deboli, impantanati nelle profondità del dibattito intellettuale, invece di occuparsi di questioni di organizzazione di partito e agitazione operaia, campi troppo insignificanti per le sue grandi menti, preferisce passare le giornate a scrivere risposte alle risposte, che inevitabilmente andranno perdute per sempre nella storia. A questo proposito, dobbiamo richiamare la voce di Lenin, che nella sua opera “Organizzazione del Partito e Letteratura di Partito” scrive sulla questione della struttura del lavoro teorico all’interno del partito:

«…In contrapposizione alle consuetudini borghesi, alla stampa borghese orientata al profitto e commercializzata, al carrierismo e all’individualismo letterario borghese, all’“anarchismo aristocratico” e alla smania di profitto, il proletariato socialista deve proporre il principio della letteratura di partito, deve sviluppare questo principio e metterlo in pratica nel modo più completo e integrale possibile.

«Che cos’è questo principio della letteratura di partito? Non è semplicemente che, per il proletariato socialista, la letteratura non possa essere un mezzo per arricchire individui o gruppi: non può, di fatto, essere un’impresa individuale, indipendente dalla causa comune del proletariato. Abbasso gli scrittori non partigiani! Abbasso i superuomini della letteratura! La letteratura deve diventare parte della causa comune del proletariato, “ingranaggio e vite” di un unico grande meccanismo socialdemocratico messo in moto da tutta l’avanguardia politicamente consapevole dell’intera classe operaia. La letteratura deve diventare una componente del lavoro organizzato, pianificato e integrato del Partito Socialdemocratico».

Considerazioni taglienti e precise! E in effetti, poco è cambiato dai suoi tempi, con una sola eccezione, ovviamente. Internet ha offerto a tutti un assaggio di esistenza borghese: ora, invece di aver bisogno di una propria casa editrice o di un proprio giornale, basta fornire le proprie informazioni alla macchina capitalista e ricevere in dono la propria “rubrica letteraria”, inseguendo il capitale sociale invece dell’arricchimento teorico e storico, alla ricerca della fama e della gratificazione egoistica. Chiunque può essere un “superuomo letterario”. Così di questi tempi possiamo vedere gli eclettici crociati che indossano la bandiera del “comunismo di sinistra”, pur agendo come singoli individui, incarnando il moderno Don Chisciotte, cavalcando le proprie colonne del blog verso la vittoria, colpendo sicuramente l’opportunista che vedono sempre presente con la loro lancia di pensiero e ragione, il loro mulino a vento da distruggere.

Noi comunisti dobbiamo però rimanere fedeli a Lenin e ai nostri maestri: la nostra letteratura di partito, pur essendo una parte importante del nostro lavoro complessivo, non è la nostra unica impresa, perché non siamo cavalieri intellettuali, ma combattenti per la rivoluzione, e comprendiamo l’importanza del lavoro di classe. Come abbiamo altre volte affermato:

«In ogni tempo, in ogni luogo e senza eccezioni, il partito deve impegnarsi incessantemente a inserirsi nella vita delle masse e a partecipare anche alle loro proteste, anche quando queste sono influenzate da direttive in contrasto con le nostre».

Il partito non nasce da circoli intellettuali, ma dalla lotta storica dell’avanguardia del proletariato. Con il nostro rifiuto del principio democratico, rifiutiamo anche la nozione di polemica, di dibattito aperto e di “mercato delle idee” (in effetti, difficilmente si può trovare un concetto più borghese). In effetti, il nostro partito, seguendo le orme di Lenin, sostiene che non può esistere una coscienza individuale; nel nostro testo “Il Partito Comunista nella tradizione della Sinistra” si afferma:

«La nostra tesi è che non solo la comprensione razionale e l’azione sono inseparabili, ma, per quanto riguarda l’individuo, l’azione precede sempre la comprensione e la coscienza. E così è anche per gli individui che aderiscono al partito… La coscienza non risiede nella persona individuale né prima né dopo l’adesione al partito, né dopo un lungo periodo come militante, ma nell’organo collettivo, composto da vecchi e giovani, istruiti e non istruiti, che compie un’azione complessa e continua in linea con una dottrina e una tradizione immutabili. È l’organo ‘partito’ che possiede la coscienza di classe, perché questo possesso è negato all’individuo, e questa coscienza può esistere solo in un’organizzazione capace di allineare ogni suo atto, comportamento, dinamica interna ed esterna alle linee preesistenti di dottrina, programma e tattica, e che è capace di crescere e svilupparsi su quel fondamento; che viene accettato in blocco anche senza essere stato preventivamente compreso. Avere un lato “mistico” nell’adesione al partito è un’idea che spaventa solo il piccolo borghese influenzato dall’Illuminismo, convinto com’è che tutto si possa imparare dai libri».

 Come ben afferma l’ultima citazione, i “giganti intellettuali”, anche se fingono di essere comunisti di sinistra, temono mortalmente di perdere la propria immagine individuale, e perciò si aggrappano ai circoli intellettuali online, vivendo per sempre nel mondo delle idee e dei meschini insulti. Chi decide di avvicinarsi al Partito ed entrare a farne parte non dovrebbe illudersi con i circoli online, non dovrebbe rimanere intrappolato nell’intellettualismo borghese, anteponendo la propria “persona importante” al collettivo del partito, e non dovrebbe interiorizzare le tattiche e il modus operandi piccolo-borghesi di sinistra, basati sull’idolatria e sul populismo.

Ma se l’intellettualismo piccolo-borghese si infiltra nell’Organizzazione comunista, si rischia di interrompere il flusso delle operazioni di partito, generando la percezione di “proprietà” del proprio “lavoro intellettuale” e, in un riflesso del carrierismo stalinista, aspettative di “ricompense” e “gratitudine”, anziché il “presupposto della società comunista” che il partito incarna, dove il lavoro svolto è gratificante di per sé, dove non si rivendica la proprietà del proprio contributo al partito, poiché esso fa parte dello sforzo collettivo di ricostruzione della dottrina rivoluzionaria. Quindi, ancora una volta, ripetiamo con Lenin: “Abbasso i superuomini della letteratura!”. Dobbiamo resistere alla tendenza di certi ambienti intellettuali, di quegli stessi filosofi che vivevano nel mondo delle idee e della polemica, contro cui Marx scrisse all’inizio del suo percorso.

In conclusione, ribadiamo la citazione fondamentale di Marx tratta dalle “Tesi su Feuerbach”: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; il punto è cambiarlo”.