FACCIAMO IL PUNTO AL PROBLEMA SINDACALE
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La cronaca di questi giorni è piena degli episodi della scissione sindacale, aspetto marginale della scissione politica, l’una e l’altra strettamente legate ad interessi nazionali e internazionali che nulla hanno a che fare col proletariato. Se ne interessa la cronaca quotidiana della stampa indipendente, e di partito, ma dubitiamo assai che questa serie di scissioni a scoppio ritardato che vanno producendosi nel corpo non più unitario e non più saldo della massiccia C.G.I.L. possa, domani, interessare la storia.
Il firmamento sindacale si è arricchito così di un nuovo astro, debitamente siglato, F.I.L. (Federazione italiana del lavoro), che, per quanto privo di luce propria, pure pretende di illuminare il faticoso e contrastato cammino dei lavoratori italiani.
Siamo così al terzo raggruppamento sindacale, e niente ci impedisce di pensare che il processo di frazionamento sia pervenuto alla sua fase limite. E non ce ne rammarichiamo.
Non sappiamo cioè, né vogliamo strapparci i capelli e piangere sulla rottura del fronte confederate; e ci rifiutiamo di considerarla come una sconfitta, come una iattura politica per le sorti della lotta proletaria.
Bisogna intendersi.
Da quando le organizzazioni operaie sono state piegate dal capitalismo, tramite la politica controrivoluzionaria degli stalinisti, ad essere strumento cieco ma necessario e indispensabile della conservazione e della guerra, esse erano praticamente perdute alla lotta per la difesa degli interessi fondamentali di classe, perdute alla lotta rivoluzionaria per il potere; e gli operai vi erano rimasti imprigionati senza alcuna capacità di reazione, perché sfiduciati e invigliacchiti dalla sconfitta, come imprigionati erano tuttora nella fabbrica e nello stato.
Che simili organizzazioni operaie si scindano o si ricongiungano non ha alcun peso nella economia della lotta di classe ed è fatto del tutto estraneo all’interesse strategico della ripresa rivoluzionaria nel mondo.
E che di tutto questo approfitti il padronato per far sentire sui lavoratori il peso della ripristinata autorità e le esigenze violentemente imperative del privilegio economico e politico della sua classe è un dato di fatto estremamente logico in sé e di evidenza palmare.
Ma questa rinnovata ed accresciuta prepotenza padronale approfitta di una situazione favorevole che trae la sua ragion d’essere non dal fatto episodico, esteriore e contingente della rottura del fronte sindacale ma dalla sconfitta politica subita dalle forze del lavoro che impedisce loro di riprendersi e di fare argine alla reazione dilagante.
C.G.I.L., L.C.G.L., F.I.L. non sono che organismi usciti dalla stessa matrice di classe nel periodo della guerra di liberazione, tre tappe nella marcia della controrivoluzione trionfante.
Tale è la posizione del nostro partito di fronte alla funzione politica delle organizzazioni sindacali esistenti; e a queste conclusioni il partito è pervenuto partendo da premesse e da previsioni critiche d’ordine ideologico e politico che i fatti ulteriori non hanno in alcun modo smentito.
Ma che cosa dice il partito, soprattutto che cosa il partito intende fare, e su quali direttive indirizza la sua politica sindacale di fronte alla constatazione che gli operai nella loro quasi totalità, ivi compresi non pochi operai internazionalisti, rimangono quasi per forza d’inerzia nel sindacato che considerano tuttora, ad onta di tutto, strumento di lotta rivendicativa? I compagni devono considerare come altrettanti punti fermi della politica sindacale del partito le seguenti formulazioni che trovano la loro giustificazione nelle posizioni assunte e chiaramente espresse prima e nel congresso di Firenze e che l’esperienza anche recente ha suffragato, e resa urgente la loro messa in esecuzione nei limiti delle possibilità obiettive offerte dalla presente situazione.
Condensiamo qui sotto in pochi accapi le considerazioni generali e i motivi di preciso orientamento che gli organi responsabili del partito tradurranno in altrettanto precise norme organizzative.
1) Riconosciamo di trovarci di fronte ad un nuovo schieramento politico e sindacale delle forze tradizionali operaie che obiettivamente e contingentemente rafforza il fronte dell’imperialismo nel momento stesso che peggiora nel suo insieme le condizioni materiali delle masse lavoratrici.
2) Dal punto di vista dell’interesse rivoluzionario di classe, che si abbia una pluralità di sindacati o un sindacato unitario, ciò non comporta alcun mutamento nella situazione di fatto ed ha da troppo tempo cessato di avere per il nostro partito un significato politico di qualche rilievo.
3) Consideriamo i sindacati come morti e sepolti ai fini della classe e della rivoluzione, ma riconosciamo che nella fabbrica e sul posto di lavoro l’attività sociale e politica delle masse lavoratrici costituisce pur sempre una realtà storicamente viva col permanere delle loro condizioni di soggezione e di sfruttamento con tutte le loro contraddizioni e i contrasti che altro non rappresentano che la continuità storica dell’insanabile conflitto di classe.
4) Per il partito non esiste il problema di dar vita comunque e sotto qualsiasi forma ad un nuovo schieramento sindacale perché storicamente inattuale e politicamente inoperante anche se fosse fregiato d’una etichetta di classe e di azione rivoluzionaria.
5) Si pone piuttosto un altro problema urgente, quello di ridar vita e vigore e volontà di lotta ai nostri gruppi internazionalisti di fabbrica che rappresentano di fatto il solo legame che consente al partito di allacciare la sua azione alla vita e alle lotte del proletariato.
6) Sia ben chiaro però che questi nostri organismi sono un raggruppamento di militanti del partito nella fabbrica, e in quanto tali devono fare da veicolo alle idee, alle parole d’ordine, alle esigenze organizzative, di propaganda e di azione, del partito.
7) Solo quando la rete dei gruppi sarà operante e politicamente viva, il partito farà di essi altrettanti centri di polarizzazione delle forze sane del proletariato, ansiose di dare alle inevitabili lotte del lavoro un volto e un’anima di classe. E sarà sul piano concreto la Frazione Sindacale Internazionalista.
Ma non per una politica sindacale delle lotte rivendicative in sé e per sé; questa avrà significato e capacità esplosiva alla sola condizione di essere tutt’uno con la politica della lotta rivoluzionaria per il potere.