Partito Comunista Internazionale

Il superamento delle lotte articolate, un passo verso la ripresa del moto proletario

Categorie: Italy, Union Activity, Union Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

L’anno testé scorso è stato ricco di agitazioni, scioperi, lotte del proletariato, per le innumerevoli rivendicazioni contrattuali dal salario all’orario di lavoro, dalla classificazione professionale alla durata della giornata lavorativa.

Alcune lotte, malgrado l’assoluta volontà delle centrali sindacali di svuotarle di ogni passione politica, hanno avuto anche momenti di alta tensione di classe, fino ad assumere toni drammatici come l’ultima grandissima dimostrazione degli operai edili a Roma, culminata nell’arresto e nella successiva condanna degli operai fermati. Soprattutto, però, fa spicco in questo intrecciarsi di agitazioni l’assoluta assenza di un filo unitario di coesione classista. Esse si potrebbero rappresentare come tante linee parallele fra loro con la proprietà di non toccarsi mai, di non confluire in un unico sbocco di unificazione proletaria. A questo modo, ogni reparto della classe operaia, ogni settore e categoria, hanno lottato ciascuno per conto proprio, quasi che ognuno fosse solo e che le sue rivendicazioni fossero diverse e divergenti da quelle del resto. Il decorso delle agitazioni dimostra invece che le lotte non sono fisicamente svolte in parallelo, ma si sono intersecate nel tempo e nello spazio. In una città, per esempio, si sono avute nello stesso periodo di tempo molteplici agitazioni ed anche scioperi intrecciantesi ma ognuno ignaro dell’altro.

Questo dato di fatto, oggetto in parte nostra di una denuncia di principio e su cui non abbiamo lesinato le critiche, appare oggi più di ieri un indicativo non solo di alto tradimento delle Centrali sindacali, ma di ausilio al rafforzamento o alla protezione del regime capitalistico, e soprattutto rivela una grande importanza per la massa proletaria. In questo modo, nella disapprovazione più frammentaria delle lotte (si è giunti perfino, come si ricorderà, a far scioperare un solo reparto in una sola azienda, impedendo la fattiva solidarietà dei compagni di fabbrica – FIVRE, Firenze), gli operai hanno perso quel senso della classe per cui si è proletari allo stesso titolo se si lavora al Nord o al Sud, nella metallurgia o nella chimica, nella tessitura o nella cantieristica, in aziende statali o private.

Esistono, allora, le condizioni soggettive perché le lotte si unifichino e non, come si proclama a gran voce e si teorizza su ogni fogliaccio confederale e opportunista, perché si diversifichino e si dividano nella ragnatela aziendale. Entro certi limiti, una articolazione sarebbe giustificata se le lotte operaie fossero immature, rare, poco frequenti e prive di slancio, perché si dovrebbe supporre che esista un clima nettamente sfavorevole al proletariato, in cui per forza di cose solo alcuni distaccamenti della classe ravvisino la necessità e sentano il bisogno di agire e di muoversi. Ma nel clima che brevamente abbiamo tracciato più sopra dell’anno scorso e degli anni scorsi, un clima di lotte diffuse e a volte numericamente massicce, ogni frammentazione è solo fredda determinazione della volontà dell’opportunismo che imprigiona il proletariato nei sindacati e nei falsi partiti operai.

Scopo dei sindacati è la unificazione della classe operaia sul terreno delle organizzazioni economiche. Scopo del Partito di classe è di facilitare questa unificazione. È questa una posizione vecchia di oltre un secolo e ormai acquisita e riconfermata da quasi due secoli di lotte proletarie.

Il capitalismo è in espansione, favorisce con la sua anarchia lo spopolamento delle campagne, il concentramento crescente di masse umane nei vecchi e tradizionali centri industriali, richiama a sé masse in condizioni di sottoconsumo dal Sud e dalle Isole, attraverso lo Stato tenta la mobilitazione in loco di nuove forze operaie per l’impianto di nuove fabbriche nelle zone ad arcaica struttura agraria spingendo avanti il processo di espansione e di accumulazione di lavoro non pagato. Esso è senz’altro in fase espansiva, e spezza vecchie forme di produzione promiscue. Ora, queste sono le condizioni oggettive di per sé favorevoli all’azione sindacale per l’unificazione delle lotte; secondo le Centrali sindacali, invece, queste condizioni suggeriscono l’articolazione delle lotte rivendicative!

La ragione, da noi sempre rilevata, sta nel fatto che necessariamente, quando le lotte proletarie si unificano, quando la classe solidarizza in tutti i suoi reparti, le lotte tendono ad assumere significato politico e a perdere il mero significato economico, imprimono coscienza di classe agli operai, infondono nei proletari il senso della potenza di classe, l’orgoglio di essere la classe più numerosa e più forte della società. Ma questa coscienza provocherebbe quella serie di scontri ravvicinati ed infine quella lotta diretta e frontale, che porrebbe sul tappeto non più e non tanto il precario aumento salariale, quanto e soprattutto la questione del potere, e nessun partito sedicente operaio, nessuna Centrale sindacale, meno che mai la CGIL che ama proclamarsi sindacato di classe, vogliono questo scontro diretto, mirato al potere, inteso come potere per il proletariato.

Da tempo essi hanno abbandonato questi scopi, e ad onor del vero lo proclamano a tutti i venti e in tutti i toni per accattivarsi le simpatie della borghesia capitalista.

Ogni lotta operaia è insufficiente se non si pone, anche indirettamente, la questione del potere politico. Per porsi la questione del potere politico la classe deve avere coscienza di essere classe. E questa essenziale coscienza la classe la acquisisce solo quando unifica i suoi sforzi, quando riunisce le sue membra sparse e divise dalla volontà capitalista e dalla volontà opportunista, quando intreccia le sue innumerevoli braccia in un unico pugno invincibile.

Un nuovo anno di lotte si apre e gli operai saranno chiamati a difendere il loro salario e la loro fatica. Il nuovo governo di centro-sinistra chiederà ai proletari, più di quanto non l’abbiano chiesto gli altri governi, nuovi sacrifici in nome di se stesso e per la conservazione del privilegio capitalista. Le Centrali sindacali, pur negando di essere al servizio di questo o quel partito o governo, non cesseranno di seguire la loro linea di divisione delle forze operaie, e favoriranno così, sempre, la difesa del capitale.

In nome di un socialismo perduto, sindacati, partiti e governo chiameranno i proletari ad attenuare le loro richieste, a rinunciare alle lotte anche articolate. In nome della reale difesa delle condizioni di vita e di lavoro degli operai, e in nome del comunismo rivoluzionario, noi indichiamo ai proletari non solo italiani ma di tutto il mondo, di tendere con tutte le loro forze ad incontrarsi nella lotta, ad unificare le loro energie, a farle confluire in un unico e potente moto di ripresa di classe, punto di partenza essenziale per sopprimere una volta per tutte le cause della schiavitù salariale.