La questione militare. La guerra sovietico polacca 1919-1920
Categorie: Military Question, Russian Revolution
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(Riassunto dell’esposizione alla Riunione Generale di partito del 30-31 maggio 2026)
Per una corretta comprensione della guerra Sovietico-Polacca, anche chiamata Russo-Polacca, occorre tornare al 1918 quando gli imperi centrali erano in via di disfacimento e la Russia sovietica stava conducendo una estenuante guerra civile su quindici fronti principali più diverse sacche di rivolte cosacche. L’Armata Rossa, costituita con un titanico sforzo sotto la direzione del compagno Trotzky, pur nelle condizioni di penuria di armamenti, munizioni e validi rimpiazzi, aveva sostanzialmente battuto le armate bianche su tutti i fronti rimanendo ancora non concluso quello meridionale, dove Vrangel costituiva ancora una seria minaccia.
Nel confuso e instabile contesto territoriale seguito al trattato di Versailles del 1919 nacque un risorto stato Polacco alla cui presidenza venne nominato l’ex social-nazionalista Josef Klemens Pilsudski designato anche comandante dell’esercito. Alla Polonia furono assegnate la Posnania e la maggior parte della Pomerania e territori abitati da popolazioni con tradizioni storiche e linguistiche differenti. Il futuro dell’Alta Slesia e della parte meridionale della Prussia orientale sarebbe stato deciso tramite plebisciti. Complicata la futura gestione del porto di Danzica.
Il progetto di Pilsudski era ben più ampio: intendeva costituire una “Grande Polonia”, ovvero una federazione che includeva la Polonia, la Lituania, la Bielorussia e l’Ucraina che avrebbero formato altrettanti Stati-cuscinetto semi indipendenti col possibile obiettivo di costituire un argine ad est contro la Russia e un secondo ad ovest verso la Germania.
In sostanza intendeva creare una potenza regionale che si richiamasse alla vecchia Confederazione polacco-lituana del XIV secolo che sopravvisse fino agli ultimi decenni del 1700 quando i suoi territori vennero progressivamente spartiti tra Russia, Prussia e Austria.
E’ stata presentata una mappa relativa a quella confederazione rispetto gli attuali confini moderni.
In questo modo Pilsudski riteneva che la Polonia, in quanto il più grande e il più forte dei nuovi Stati, avrebbe potuto facilmente stabilire una propria sfera di influenza estendentesi dalla Finlandia al Caucaso a scapito della Russia, così privata della terra e delle risorse minerarie del sud e del sud-est, che avrebbe potuto facilmente essere portata allo stato di una potenza di secondo ordine.
Nell’aprile 1919 l’esercito polacco, relativamente poco numeroso (10mila uomini), aveva conquistato Vilnius e in agosto Minsk, operazione facilmente ottenuta grazie alla scarsità di truppe dell’Esercito Rosso su quel fronte e venne rimosso il governo della Repubblica socialista lituano-bielorussa.
Il sogno “Grande Polonia” di Pilsudski, pur se finanziato e sostenuto militarmente dall’Intesa risultava comunque troppo ambizioso vista la generale instabilità dei fronti e delle possibili alleanze, specialmente perché i nuovi Stati appena formati non intendevano rinunciare alla loro indipendenza e tantomeno essere sottomessi all’influenza polacca. Una mappa ha mostrato la situazione dei confini.
Il progetto di Pilsudski rivelava anche un chiaro progetto anti-sovietico nonostante la Repubblica Sovietica avesse immediatamente riconosciuto il nuovo governo polacco. La repubblica sovietica era disposta ad accordarsi con la Polonia a qualunque costo come era avvenuto con la Germania per gli accordi di Brest Litovsk. In quella situazione di guerra civile, affrontare anche una guerra contro la Polonia era da evitare a tutti i costi, bisognava arrivare alla pace.
Tutti i tentativi presentati dai sovietici per giungere ad un accordo non furono nemmeno presi in considerazione dai polacchi. Non ebbe nemmeno risposta la dichiarazione ufficiale al governo polacco del 28 gennaio 1920 con cui lo stesso Lenin prospettava per la Polonia i pericoli insiti nella guerra contro la Russia Sovietica e nella quale veniva riaffermato “incondizionatamente” il riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità della Repubblica di Polonia.
Così si legge nel Rapporto politico del Comitato Centrale del Partito Comunista (bolscevico) Russo alla IX Conferenza (22 settembre 1920): “Abbiamo offerto la pace sulla base della linea Pilsudski, ossia dei confini entro i quali i polacchi si trovavano prima dell’inizio della loro offensiva del 26 aprile di quest’anno, una linea, cioè, grazie alla quale avrebbero ottenuto tutta la Bielorussia e una fetta sostanziale dell’Ucraina, (…) Concordammo di siglare la pace su questa linea perché ritenevamo che il pacifico lavoro economico al quale avevamo convertito la vita dell’esercito e quella di decine migliaia di operai e di contadini fosse molto più importante della possibilità di liberare, grazie ai successi militari, la Bielorussia e una parte dell’Ucraina o Galizia orientale” .
I vari tentativi da parte dei bolscevichi di arrivare ad un accordo furono interpretati dalla borghesia polacca e dall’Intesa come una debolezza da parte nostra poiché entrambi non ritenevano probabile una sopravvivenza a lungo termine della Repubblica Sovietica, nonostante fosse sopravvissuta a più di due anni di durissima guerra civile.
Le mire espansionistiche della borghesia polacca si accentuarono il 1° aprile 1920 con la stipula dell’alleanza con le forze della Repubblica popolare ucraina del nazionalista Symon Petljura che, scacciate dall’Ucraina dal generale bianco Denikin, si erano rifugiate in Polonia. La guerra quindi proseguì con l’annessione di Lvov (Leopoli) e di tutta la Galizia orientale.
Da un punto di vista strategico generale l’inizio delle operazioni militari volute da Pilsudski aveva avuto l’effetto a noi favorevole di impedire l’unione delle forze polacche con quelle di Denikin nel suo attacco della Direttiva Mosca. In quel caso l’attacco di Denikin verso Mosca, assecondato dall’offensiva polacca ad ovest, avrebbe avuto pesantissime conseguenze immediate per noi, costringendo l’Armata Rossa ad uno sforzo militare titanico con un esito difficilmente prevedibile.
Nella primavera del 1920 quasi tutte le forze rosse disponibili furono destinate sul fronte ovest contro le forze bianche polacche. Per la nuova necessaria mobilitazione arrivarono al fronte i giovani comunisti; i membri dei sindacati professionali furono mescolati a questa massa di uomini appena reclutati e iniettarono uno spirito di coraggio e di audacia nella lotta contro la Polonia “dei signori”, infondendo un morale eccellente alle nostre truppe.
Nell’aprile 1920 l’esercito polacco poteva disporre di circa 120mila uomini, metà dei quali fu utilizzata per invadere l’Ucraina. La borghesia polacca, incoraggiata dall’imperialismo francese ad adottare una politica più aggressiva contro la Russia Sovietica, scatena l’offensiva invadendo l’Ucraina incontrando una debole resistenza da parte delle ridotte truppe sovietiche per cui i polacchi poterono conquistare Kiev l’8 maggio.
Lo scoppio della guerra con la Polonia nel maggio del ’20 riaccese la guerra civile nel Sud contro le forze “bianche” condotte da Vrangel’ che si era rifugiato nella penisola di Crimea creando serie difficoltà organizzative e preoccupazioni strategiche nei vertici dell’Armata Rossa.
Kamenev, il Comandante supremo dell’esercito sovietico, riorganizzò le forze rosse a occidente su due fronti di circa 160mila uomini.
Il comando del fronte nord-ovest fu affidato il 29 aprile 1920 all’allora appena ventisettenne Mikhail Tukhachevsky. Il comando del fronte sud-ovest fu affidato al generale A. Egorov affiancato da Stalin come commissario politico.
Va ricordato che il compito principale assegnato dal Comitato Centrale del Partito al commissario politico sui fronti militari era di autorizzare o meno le azioni dei comandanti militari valutando la loro rispondenza rispetto agli obiettivi politici e strategici generali della rivoluzione bolscevica senza interferire sulle questioni organizzative della manovra. Questa risoluzione si rese assolutamente necessaria, soprattutto dopo l’istituzione della leva obbligatoria, perché la maggior parte degli arruolati non aveva alcun addestramento militare e si dovette ricorrere agli ex ufficiali zaristi. Trotzky il 29 luglio 1918 emise l’ordine n.228 che comandava la mobilitazione generale degli ex ufficiali zaristi, successivamente estesa anche per reclutare i sottufficiali e il personale amministrativo. Nell’agosto 1920 ben 48mila ufficiali, 214mila sottufficiali e 10mila unità di personale amministrativo provenienti dalla disciolta armata zarista erano ora in servizio nell’Armata Rossa. Per garantire la fedele condotta degli ex ufficiali zaristi fu introdotto il sistema centrale di controllo dei “commissari politici” scelti tra i più fidati membri del partito bolscevico per assicurare al fronte il rispetto degli obiettivi rivoluzionari bolscevichi.
Il piano concepito da Kamenev prevedeva una manovra a tenaglia con il successivo ricongiungimento dei due fronti che sarebbero passati sotto il comando unico di Tukhachevsky. Il fronte ovest avrebbe dovuto svolgere il ruolo principale con un deciso attacco in direzione della Bielorussia e nella Polonia settentrionale e per questo gli furono assegnati oltre 90 mila uomini. Il fronte sud-ovest avrebbe dovuto sostenere l’attacco principale con una simultanea offensiva verso Rovno-Brest-Litovsk. Cooperando nel modo più efficiente le due formazioni dovevano poi convergere su Varsavia.
A differenza delle steppe della Russia centrale e tantomeno dalla tundra aperta della Siberia, le operazioni militari si sarebbero svolte nell’attuale Bielorussia e Polonia orientale, aree costellate da una miriade di piccoli laghi, paludi con estesi acquitrini e foreste di alti pini, tutti elementi che ostacolano il movimento di grandi formazioni di truppe e le necessarie comunicazioni tra le varie unità. Scarse le strade e ponti insufficienti a sostenere grandi quantità di traffico. Le ferrovie locali avevano il grande problema dei differenti scartamenti ferroviari. Sostanzialmente era un teatro di guerra favorevole ai difensori che tra l’altro avevano maggior conoscenza e dimestichezza del territorio. L’8 dicembre 1919, L’Intesa decise di designare la “linea Curzon” ( grosso modo lungo i fiumi Niemen e Bug) come confine orientale della Polonia come base per un accordo territoriale tra i due paesi.
Sostanzialmente possiamo suddividere la guerra del 1919-1920 in tre fasi:
Prima fase: le sorti belliche furono favorevoli alla Polonia; l’occupazione di Kiev in Ucraina l’8 maggio 1920 fu il culmine dell’avanzata polacca.
Seconda fase: l’efficace contrattacco dell’Armata Rossa ci permise di avanzare fino alle porte di Varsavia.
La terza fase: la battaglia della Vistola, descrive un cambio di scenario con la sconfitta e il ritiro delle forze sovietiche alle spalle del fiume Niemen.
Prima fase
La guerra sovietico-polacca fu preannunciata da alcuni modesti scontri in quella incerta frontiera all’inizio del 1919. La guerra proseguì con l’avanzata dell’esercito polacco verso Vilnius (occupata in aprile), da cui fu espulso il governo sovietico della RSS Lituano-Bielorussa, e verso Minsk (conquistata l’8 agosto). Nella primavera del 1920 le sorti della guerra civile in Russia stavano decisamente volgendo a favore dei bolscevichi per cui Pilsudski ritenne giunto il momento di agire per sferrare un colpo decisivo all’Armata Rossa prima che potesse riorganizzarsi e trasferire forze in massa sul fronte occidentale.
La guerra si estese e si intensificò con il dilagare dell’esercito polacco, fiancheggiato dalle truppe ucraine dell’atamano Simon Petljura, in Ucraina e la conquista di Kiev. Pilsudski quindi si trovò con forze disperse su un fronte molto esteso dove la popolazione ucraina non si era sollevata contro i bolscevichi, come si immaginava il polacco, mentre viceversa i polacchi non suscitarono alcun entusiasmo.
Seconda fase
Durante il concentramento delle nostre forze sul fronte ovest, i polacchi portarono continui attacchi sul fronte sud-ovest. Per mantenere le nostre posizioni e non permettere ai polacchi di trascinare il nostro schieramento principale in operazioni a noi imposte, divenne indispensabile passare dalla difesa all’attacco.
Il piano dell’offensiva di Tukhachevsky a nord-ovest prevedeva l’attraversamento delle porte di Smolensk in Bielorussia, la distruzione dell’ala sinistra dell’esercito polacco e il respingimento del resto delle sue forze nelle paludi di Pinsk. E’ stata esposta mappa complessiva dei due fronti.
L’offensiva venne attivata il 14 maggio prima del completo schieramento delle forze sovietiche, considerando le divisioni non ancora giunte come parte della riserva. L’offensiva colse di sorpresa i polacchi: per due settimane le truppe sovietiche avanzarono ricacciando all’indietro quelle polacche. Tukhachevsky, sventata quindi la minaccia di una grande offensiva polacca in Bielorussia, decise di arrestare l’avanzata, attestarsi su posizioni più sicure e riorganizzare le sue unità.
Le direttive inviate da Kamenev a Egorov per il settore meridionale prevedevano un attacco su due direttrici rispettivamente a nord e sud di Kiev, mentre la Prima armata di cavalleria di Budenij avrebbe portato l’attacco frontale. Il collegamento tra i due fronti era affidato alle esigui forze del Gruppo Mozyr di 6 mila unità leggere, incaricate di presidiare un tratto di fronte prossimo alle paludi del Pripjat poco adatto a movimenti di grandi unità.
31 maggio: inizia l’attacco organizzato da Egorov affidando alla cavalleria di Budenij il compito di sfondare le linee polacche a sud di Kiev e tagliare le loro linee di comunicazione. Il primo assalto della cavalleria rossa non portò i risultati sperati perché neutralizzata dalle truppe polacche ben trincerate e disciplinate.
5 giugno: parte l’assalto finale e solo dopo quattro giorni di combattimenti le fanterie sovietiche riuscirono a sfondare le linee polacche aprendo un varco di 40 km in cui si riversò rapidamente la cavalleria di Budenij che, convergendo sul nodo ferroviario Kiev-Korosten, aveva lo scopo di tagliare la ritirata dei polacchi.
13 giugno: l’Armata Rossa entra in Kiev abbandonata dai polacchi in ritirata i quali dovettero vistosamente indietreggiare per diverse settimane; alla fine di giugno l’Ucraina era stata liberata. A seguito di questa rapida ed estesa avanzata le tre armate di Egorov si erano alquanto distanziate tra loro nella vasta pianura ucraina perdendo coesione. la Armata di cavalleria muovendo verso nord si era impantanata nelle zone paludose che separavano i due fronti principali. Di più truppe rumene, approfittando della situazione, avevano occupato la Bessarabia, costituendo così una minaccia alle spalle di Egorov che fu costretto a mantenere più a sud una sua armata.
4 luglio: Tukhachevsky lancia nel settore nord-ovest le sue quattro armate contro le due armate polacche distribuite sull’asse ferroviario Smolensk-Brest-Litovsk costringendo i polacchi quel giorno stesso ad arretrare di 25chilometri.
7 luglio: i polacchi incominciarono a ritirarsi sull’intero fronte e il 10 luglio si erano attestati sulla linea che occupavano nell’agosto 1919 prima della loro invasione. Parziale successo di Tukhachevsky di aggirare lo schieramento polacco e tentare di distruggere le loro linee di comunicazione sostanzialmente impedito per l’assenza di sufficienti riserve mobili per penetrare in profondità nel territorio occupato.
Tra il 4 e il 20 luglio l’esercito polacco fu costretto ad arretrare di oltre 300 km consentendo all’Armata Rossa l’11 luglio di entrare a Minsk e il 14 luglio a Vilnius e poi Grodno. Le forze polacche riuscirono comunque a ritirarsi oltre la linea dei fiumi Bug e Narew.
1° agosto: l’Armata Rossa entra a Brest-Litovsk.
12 agosto: il III Corpo di cavalleria sovietica raggiunge la riva orientale della Vistola a soli 50 chilometri da Varsavia.
CONTINUA