Per la concezione teorica del socialismo Pt.2
Categorie: Marxist Theory of Knowledge, Party Doctrine
Articolo genitore: Per la concezione teorica del socialismo
II.
L’articolo precedente su queste colonne affermò la necessità di un orientamento teorico nei militanti socialisti, sostenendo che questo orientamento teorico debba stabilirsi al di fuori e contro i dettami della cultura ufficiale borghese, basandosi sulle nozioni della vita economica generale della classe lavoratrice e su di un’interpretazione realistica di essa, guardandosi dagli inganni del pensiero borghese e particolarmente delle forme idealistiche di questo, destinate în genere a distrarre l’attenzione del proletariato da quei problemi economici che esso tende a risolvere con la soppressione violenta del dominio di classe. Questi idealismi – é ormai chiaro il significato in cui usiamo ripetutamente questo termine – sono il culto di Dio, della Patria, della Giustizia, e di simili paroloni scritti coll’iniziale maiuscola. Dicevamo anche come il socialismo scientifico di Marx contenesse la critica di tutta questa filosofia di cui fa pompa la classe borghese, e come in esso il programma del proletariato, basandosi sulla spiegazione materialista della storia, assumesse un carattere di fatto e si svolgesse sul terreno della lotta economica.
La grande concezione di Marx é stata calunniata dai suoi avversari e anche da suoi fautori. Si è voluto sostenere che riconoscere nel fattore economico l’origine della vita sociale dell’umanità, equivaleva a limitare la questione sociale a un solo lato di essa; si è preteso che il marxismo riducesse tutto all’azione degli egoismi utilitari e che in esso l’individuo divenisse un automa, un pezzo della macchina che trasforma automaticamente le condizioni economiche nella storia sociale. Che questa interpretazione balorda del determinismo socialista la diano i borghesi, in nome della “dignità dello spirito umano” e di simili frottole, ci fa poco danno. E’ facile mostrare che essi fanno questa critica per garantire la propria borsa e che parlano in nome di un preteso idealismo mentre sono sollecitati più che mai dalla molla economica. Così, anzi, prendiamo nuovo elemento di dimostrazione per la nostra tesi.
Ma é spiacevole che ci siano dei socialisti i quali – per non aver compreso bene il significato del materialismo socialista – per un bisogno morboso di scimmiottare l’intellettualismo borghese – per un falso atteggiamento psicologico che fa cercar loro una opinione che dia la fragile eleganza del paradosso anziché la forza scheletrica della realtà – e forse perché non sentono la sintesi universale delle sofferenze e delle ribellioni proletarie – si trovano a disagio nella rude e possente concezione anti-idealista di Marx e pretendono che essa limiti l’estetica del pensiero socialista.
L’estetica del pensiero possiamo lasciarla a chi possiede quella della carnagione rotonda e ben nutrita, e ignora le deformazioni fisiologiche a cui il lavoro eccessivo condanna l’umanità che produce. Il nostro pensiero di rivoluzionari è un grande atto di sincerità contro tutto il pensiero politico della borghesia che è falsificazione e speculazione. Contro il pensiero venduto dal prete, che ingrassa dicendo all’affamato: aspetta un’altra vita; contro il pensiero venduto dal nazionalista che deruba l’affamato dicendogli: rendiamo forte la patrîa e tu starai meglio; contro il pensiero anguillesco venduto dalla democrazia, che vuole “l’elevazione delle classi povere, quando saranno educate e redente dalla ignoranza”, sapendo che così essa viene rinviata sine die: contro questo colossale lavorio di menzogna noi opponiamo la grande leva della verità. Noi dobbiamo strappare al proletariato le bende idealistiche e dirgli non: “ascoltaci” ma “guardati intorno”.
Egli guarderà e vedrà il suo posto nella lotta delle classi; e la sua fame, quando egli saprà che non vi rimedieranno mai né dio né la patria né la buona volontà pelosa dei “democratici”, lo spingerà a cercare e a stringere la mano del compagno….
La sua cultura socialista si compîrà presto e arriverà presto alla sua completa sintesi: la solidarietà e, occorrendo, il sacrificio per la causa comune. Lo stesso sviluppo che avviene nella teoria marxista, la dove tutti vogliono vedere la contraddizione: i borghesi per poterne negare le conseguenze nefaste per loro; alcuni socialisti per potersi servire di altre premesse più… eleganti.
Se vogliamo, il proletariato, dopo questo esame del suo problema economico che lo induce a convincersi che questo si immedesima col problema collettivo, diventa il difensore dell’utile collettivo anche contro l’utile proprio, da cui è partito. Diventa eroe. Ma non alla maniera tradizionale.
Gli eroi della religione e del patriottismo sono esseri anormali; fanatici, isterici, ubriachi, innamorati del proprio io…
Le vittime della lotta di classe non cadono per il bel gesto, ma per… la cosciente necessità di risolvere il problema economico e di riempirsi il ventre. I cavalieri dell’ideale al tanto per cento possono rivolgersi alle tradizioni del passato e trovare formole più eleganti: “Dio lo vuole”, o “per la Patria e per il Re”!
Ma a noi stessi e al proletariato, noi non daremo mai la cultura dei manuali storici e letterari scritti sulla falsariga ufficiale…. Bisogna disfarsi di un monte di porcherie retoriche e letterarie che ci ammorbano, e che purtroppo infiorano spesso i discorsi dei nostri propagandisti. Bisogna convincersi che tutte quelle frasi “nobilissime” sono l’etichetta sotto cui vuol passare l’ingordigia di classe della borghesia, il suo “ideale del tanto per cento”.
* * *
Il socialismo dunque teoricamente è in contrasto con la filosofia idealista. Con Marx esso è divenuto scientifico….
Ecco tutto un altro lato della quistione da svolgere. Noi accettiamo il punto di vista marxistico, che possa esistere una “scienza” sociale basata sulla economia (basata, non ridotta!). Crediamo possibile ricavare leggi sufficientemente esatte e formulare previsioni molto generali.
Però riconosciamo che i seguaci del Marx sono andati troppo oltre.
Non per difetto del metodo, ma per mancanza di elementi su cui esercitarlo. Engels diceva che le basi della scienza del socialismo erano gettate, e non restava che da svilupparle nei dettagli… Può il pensiero proletario assumersi il carico enorme di questo sviluppo teorico completo?
Ecco il problema. Rispondendo di sì noi forse ricadremmo nella filosofia e nella metafisica “positiviste” dopo esser riusciti a sottrarci a quelle idealiste. Faremmo nuovamente dipendere l’azione proletaria dall’intellettualismo borghese, o per lo meno chiederemmo ancora a questo il riconoscimento formale di quella. Chiederemmo l’assurdo.
Perché noi riteniamo che la “scienza” attuale non meriti più fede di quanta ne abbiamo attribuita alla filosofia. Crediamo che a quello sviluppo scientifico del socialismo manchi la possibilità di avere gli elementi scientifici genuinî, poiché la “scienza” borghese pensa a falsificarli a tempo.
Abbiamo forse oltraggiata un’altra deità, la signora Scienza? Non ci importa. Alla scienza vera, come somma dei portati, delle ricerche e dell’attività umana, noi possiamo credere, ma non riteniamo possibile la sua esistenza nella società attuale minata dal principio della concorrenza economica e della caccia al profitto individuale.
Urtiamo così un altro pregiudizio comune, quello della superiorità del mondo scientifico. Si credono oggi indiscutibili le decisioni delle accademie, come nel medioevo quelle delle sagrestie. Eppure sarebbe necessario un libro e non un articolo per svelar un poco i retroscena miserabili e mercantili della scienza! Il dilettantismo più incosciente, le più audaci ciurmerie, le più vili prepotenze delle minoranze dominanti, trovano con facilità la garanzia dell’etichetta scientifica. Sarebbe lungo documentare. Accenniamo di volo alle migliaia di brevetti industriali soffocati dalla concorrenza perché dannosi ai monopoli affaristici, mentre spesso rappresentano un alleviamento delle pene dell’operaio; ricordiamo il sistema del lavoro “scientifico” dell’ingegnere aguzzino Taylor, di cui si parla in questi giorni; l’antropologia scientifica del professore-poliziotto Ottolenghi.
La scienza borghese è anch’essa al pari della filosofia un ammasso di frottole. Il socialismo scientifico non può respirare questa atmosfera di menzogna.
Le sue deduzioni possono fallîre e anche cedere ai pettegolezzi della critica, perché si devono trarre dalle statistiche falsificate dagli Stati borghesi, e devono chiedere alla scienza ufficiale tutti i necessari elementi di fatto.
Ma la concezione socialîsta nelle sue grandi linee non cade per questo. Le diatribe scolastiche di filosofi o di scienziati non l’hanno uccisa. I fatti lo ricordano, anche recentemente.
Gli scioperi colossali in Inghilterra, in America, in Belgio, in Ungheria, le ultime magnifiche affermazioni dell’Internazionale….
Può darsi che il proletariato non abbia sempre il tempo di sottrarsi al lavoro che lo opprime per dimostrare con la penna e la parola la ferrea verità del pensiero socialista, ma esso sta facendo vedere in modo memorabile come possa abbandonare quel lavoro quando voglia dare la prova della sua forza nell’azione concorde che lo condurrà al socialismo.
Carlo Marx lo aveva detto: “I filosofi non han fatto che spiegare il mondo, ora bisogna cambiarlo”.