Partito Comunista Internazionale

Il Partito… e i moderni microfoni

Categorie: Opportunism

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Tempo fa una organizzazione che si occupa di pubblicare su YouTube materiali sulla storia italiana da una prospettiva di sinistra ci propose di parlare della nostra storia recente, che comprendeva una scissione risalente a due anni fa. Noi declinammo l’invito, e spiegammo il rifiuto nel modo che riportiamo di seguito. Lo pubblichiamo, nella speranza che possa essere utile per potenziali militanti a fare una scelta di campo, o a rinunciare a seguirci perché queste nostre posizioni invarianti non rispondono alle loro aspettative.

Caro compagno,

ti ringraziamo per la proposta, che però non può essere soddisfatta. Potremmo semplicemente limitarci a farti sapere che noi non facciamo questo tipo di propaganda. Però la tua proposta ci permette di chiarire meglio le nostre motivazioni, che peraltro risalgono a perlomeno 80 anni fa, quando il partito si riformò dopo la dispersione dovuta a emigrazione, galera, confino, e anche dopo qualche assassinio operato dagli stalinisti.

Il partito che è rifondato nel 1951 non ha più nomi di personaggi eminenti, è un partito che si caratterizza per il suo programma, perfettamente in linea con Marx, Engels, Lenin, le tesi fondative (del 1922) del Partito Comunista d’Italia, sezione della Terza Internazionale, e i primi due congressi dell’Internazionale.

La parola d’ordine fu, ed è: invarianza.

Da allora i nostri scritti non portano più la firma di compagni, salvo le citazioni dai classici maestri del marxismo. Chi cerca il partito della rivoluzione deve cercare il programma adeguato, e non farsi affascinare da nomi altisonanti.

Lo stesso vale per la propaganda: utilizzare tutti i metodi moderni per farsi vedere, per dire di seguirci perché noi siamo meglio degli altri, come se stessimo propagandando un dentifricio o una vacanza ai Caraibi, non serve, non serve a noi, soprattutto non serve alla rivoluzione di domani. Chi è attirato dai luccichii della pubblicità oggi, domani altrettanto facilmente potrà andarsene, creando un danno maggiore di un supposto vantaggio per l’aumento della compagine dell’organizzazione

Il partito non cerca, in questa fase, i numeri, e in realtà non li cercherà nemmeno nella fase ascendente del movimento operaio, che di certo ci sarà, anche se non è dato sapere quando.

Una cosa è il numero di membri del partito, altra è il seguito di massa che il partito può riscuotere. Le adesioni aumenteranno, ma non per questo le maglie si allenteranno; al contrario, saranno più strette, esattamente l’opposto di quanto fece Stalin negli anni ’20, che fece entrare nel partito centinaia di migliaia di giovani entusiasti e ignoranti, che gli avrebbero dato una forza schiacciante contro l’Opposizione.

Il mondo di internet offre notevoli opportunità, e talvolta di certi strumenti non si può fare a meno; per un partito numericamente piccolo, ma organizzato alla scala internazionale come il nostro, non è più proponibile un collegamento solo attraverso la posta fisica, di superficie, come è stato fino a poco più di venti anni fa.

Questo però non significa che dobbiamo lasciarci andare a tutti i rivoli di comunicazione che sono disponibili. Già prima della vostra lettera avevamo deciso di rifiutare l’utilizzazione di Youtube. Utilizziamo ovviamente la posta elettronica, le riunioni, anche pubbliche, online, e un paio di social media che non sono niente di più di un muro con sopra attaccato un manifesto. Nessun dibattito, e men che meno dialoghi tesi a confrontare posizioni, magari nell’intento di trovare punti di contatto, e chissà…

Molti, moltissimi anni fa, ai tempi per capirci dell’esaltazione di Mao, di Ho Chi Minh, di Castro e Guevara, tanti compagni ancora oggi attivi nel partito non si accontentarono delle frasi fatte e altisonanti del gruppettismo dilagante, che in certi casi arrivava a includere migliaia di aderenti, e che sfruttando il naturale entusiasmo dei giovani ne disperdeva le forze in inutili manifestazioni, fino ad arrivare in alcuni casi al terrorismo individualista.

Questi compagni, pur frequentando allora i numerosi gruppi e partiti, e pur leggendo la loro letteratura, non si accontentarono di quelle che erano palesemente spiegazioni approssimate e carenti della realtà, se non addirittura vuoti slogan, e continuarono la loro ricerca fino a incontrare il partito.

In questo modo sono arrivati al partito i suoi attuali militanti, presenti in tutti i continenti. Si tratta di un tipo di militante che non si cura di social media, e preferisce capire affidandosi alla tradizione del marxismo rivoluzionario. Diciamo che il percorso di per sé qualifica il serio simpatizzante, e il futuro membro effettivo del partito.

Riguardo alle scissioni, che indubbiamente possono interessare da un punto di vista del pettegolezzo politico ma che sono state singolarmente poche data la longevità dell’organizzazione, non c’è per noi niente da dire, salvo affermare che quanti se ne sono andati, hanno abbandonato lo storico tracciato teorico e tattico, oltre che organizzativo, della Sinistra.

Per il resto, saranno forse loro che non ci sono più, a descrivere con più dovizia gli eventi. Noi abbiamo il nostro lavoro di sempre da portare avanti.

E questo è il nostro compito di militanti.