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Grenfell Tower – Un crimine mostruoso contro la classe lavoratrice

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Quale valore assegna il capitalismo alla vita di un lavoratore? Per un misero risparmio di 5.000 sterline, la Grenfell Tower è stata “restaurata” con un materiale di rivestimento che non rispondeva nemmeno agli standard minimi di sicurezza per la prevenzione incendi, col risultato di una strage orribile, quanto evitabile, di inquilini appartenenti alla classe lavoratrice.

Intanto l’ente proprietario, il Royal Borough of Kensington and Chelsea (RBKC), troneggia su un avanzo di bilancio di 270 milioni di sterline.

Le parole non possono esprimere l’indignazione per la insensibile brutalità dei nostri nemici di classe che, dietro le ciance evasive e lo scaricabarile dei politici, che sono i primi responsabili, nasconde l’avidità mercantile della rete degli imprenditori autori del grottesco raggiro del taglio dei costi nel cosiddetto “progetto di riqualificazione”, complici del fornitore del rivestimento esterno dell’edificio, che, alle 4 del mattino, mentre infuriavano le fiamme, ha rimosso dal suo sito internet ogni riferimento promozionale alla Grenfell Tower.

Al RBKC fa capo la più ricca municipalità di Londra, residenza di innumerevoli milionari che hanno accumulato le loro fortune grazie alla fatica dei proletari in ogni angolo del mondo. Ma, a nord‑est del borgo, nei quartieri di Shepherd’s Bush e di White City, oltre la statale A40 Westway, risiedono migliaia di lavoratori, sia nativi sia immigrati, che vivono ammucchiati in strutture malsicure e senza manutenzione.

È questa una delle circoscrizioni più povere del paese, e allo stesso tempo un’area con una ricca tradizione di lotte e di cultura operaie, che passano al di sopra di ogni differenza etnica e nazionale. La disuguaglianza e la divisione di classe in nessun luogo è più marcata che qui, nel cuore della capitale del Regno Unito.

Specialmente nel caso vengano utilizzati materiali infiammabili e non si provveda a dotare l’edificio di impianti di sicurezza, i grattacieli si rivelano trappole mortali, per di più quando utilizzati per l’edilizia residenziale popolare.

Agli inquilini della Grenfell Tower era stato impartito l’ordine di restare all’interno degli appartamenti mentre l’incendio sarebbe stato contenuto ed estinto dai pompieri. Invece il rivestimento non ignifugo l’ha rapidamente diffuso dall’esterno dell’edificio. Alcuni degli inquilini dei piani bassi che hanno disobbedito alle istruzioni sono riusciti a fuggire; quelli dei piani superiori non hanno avuto scampo.

In teoria l’ente di gestione della Grenfell Tower, il Kensington and Chelsea Tenant Management Organisation (KCTMO), esiste al fine di proteggere gli interessi degli inquilini. Il suo motto è accattivante: “fornire eccellenti servizi di alloggio attraverso una gestione guidata dai residenti”. In realtà il KCTMO è una consorteria truffaldina al servizio dei proprietari delle fatiscenti abitazioni dei suburbi proletari.

Nel dicembre 2016 il Grenfell Action Group, un’associazione nata nel 2010 per difendere gli interessi degli inquilini contro gli abusi del RBKC e del KCTMO, redasse un documento in cui si diceva profeticamente: «È davvero terribile pensarlo, ma il Grenfell Action Group ritiene fermamente che solo un evento catastrofico potrà dimostrare l’inettitudine e l’incompetenza del nostro padrone di casa, il KCTMO, e metter fine alle condizioni di vita pericolose e alle carenze regolamentari in materia di igiene e sicurezza che impone ad inquilini e assegnatari. Noi crediamo che il KCTMO sia una camarilla mafiosa malefica e senza scrupoli, che sfugge alle sue responsabilità nella gestione dei grandi complessi di edilizia residenziale e che la sua sordida collusione con il municipio del RBKC sarà la causa di nuovi, ancora più catastrofici eventi».

Non occorre aggiungere che gli attivisti del Grenfell Action Group sono stati insultati e definiti “piantagrane” e che alcuni dei più combattivi residenti di Grenfell hanno dovuto affrontare anche denunce legali. In particolare due giovani donne, Mariem Elgwahry e Nadia Choucair, entrambe morte nell’incendio, avevano ricevuto lettere dagli avvocati che intimavano loro di porre fine alla loro campagna per la sicurezza dello stabile.

Inoltre la risposta delle autorità a disastro avvenuto è stata vergognosamente lenta e inadeguata, considerato che questo rogo è stato il più grande che abbia colpito Londra dalla Seconda Guerra mondiale. È difficile credere che sarebbe stato lo stesso se un simile disastro si fosse verificato dall’altro lato del quartiere, in Sloane Square o su King’s Road.

Il governo centrale e locale si era “fatto carico” della situazione: con recenti tagli al servizio dei vigili del fuoco di Londra, solo nel 2014 dieci caserme sono state chiuse, 27 autopompe dismesse e 552 pompieri licenziati. Il servizio di emergenza ha operato quindi in condizione di forte pressione, con molti pompieri che hanno subìto ustioni e ferite. Un pompiere ha detto: «avremmo potuto lavorare in un incendio per un massimo di quattro ore, ma noi l’abbiamo fatto per 12 ore».

I volontari si sono fatti avanti laddove le autorità hanno fallito, offrendo ai sopravvissuti e alle loro famiglie tutto l’aiuto e il sostegno di cui erano capaci. Hanno indirizzato la loro rabbia contro il primo ministro Theresa May e il responsabile del RBKC, i quali hanno deviato il loro percorso per sfuggire ai residenti. È altrettanto chiaro che il governo e il RBKC hanno colto l’occasione per attaccare una comunità di lavoratori inquieta e potenzialmente combattiva.

La modesta proposta di requisire alcuni appartamenti sfitti per l’alloggio temporaneo è stata respinta dal governo come un “attacco alla proprietà privata”. Piuttosto che ricollocare localmente i sopravvissuti, RBKC ha deciso di disperderli in lungo e in largo. Inoltre è probabile che le autorità vogliano utilizzare il terreno liberato dal rogo per costruire appartamenti di lusso, anziché case popolari.

Se ben poco è stato fatto per contenere le fiamme, il governo e le sue teste d’uovo hanno agito prontamente per contenere il fuoco della rabbia. Il giorno dopo l’incendio era già chiaro ai sopravvissuti e a quanti erano venuti in loro aiuto che il bilancio delle vittime era spaventoso. Ma il governo, con l’aiuto dei media, ha fatto il possibile per minimizzare il numero dei morti, mentre sciorinavano banalità sulla “lezione da apprendere”.

La tragedia della Grenfell Tower è un’accusa contro la crescente diseguaglianza della società capitalistica e della povertà che esiste anche nelle città più ricche del mondo. Le vittime sono state assassinate sotto gli occhi dei più ricchi del mondo. La responsabilità della loro morte è di un sistema mosso dall’insaziabile necessità di derubare il proletariato con ogni mezzo, non soltanto al lavoro, ma anche nelle loro case e nel loro ambiente sociale, determinando l’accumulazione della ricchezza a un polo della società e della miseria e del degrado all’altro.

La prevedibile risposta dell’ala sinistra del capitalismo è stata, come sempre, la richiesta di “indagini”, di maggiore “responsabilità”, di “partecipazione”. Tutto questo è parte della truffa, come hanno dimostrato istituzioni come il KCTMO e le precedenti indagini. Essi danno alla classe dominante una copertura ideologica fino a quando si avrà inevitabilmente il prossimo disastro.

Al contrario, il genuino attivismo sul campo, all’interno della classe lavoratrice, come quello del Grenfell Action Group, dota gli inquilini di strumenti di difesa immediata. Ma la vittoria finale sul regime del capitale sarà però ottenuta solo quando il partito del proletariato, il Partito Comunista, riuscirà a far convergere tutte le lotte della classe contro gli orrori di questa società verso l’abbattimento del potere borghese.