La Rivoluzione Russa Pt.4
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Le due anime della rivoluzione
Abbiamo messa in rilievo la differenza fondamentale nel contegno delle due opposizioni al governo czaristico, la borghese e la socialista, durante la guerra. Mentre la prima accettava la concordia nazionale rimandando a tempi migliori le sue aspirazioni democratiche, la seconda restava all’opposizione, pronta, nella sua parte più estrema, ad agire rivoluzionariamente, profittando delle conseguenze rovinose della guerra per assicurarsi il successo secondo la tattica definita “disfattista”.
Per le cause che abbiamo esaminato, lo Stato russo fu battuto sui campi di battaglia mentre non riusciva ad evitare all’interno le più aspre ripercussioni economiche della guerra. I moti generati dal malcontento e dalla carestia trovarono nel programma dei socialisti il loro naturale sbocco politico e si indirizzarono al rovesciamento del potere governativo.
L’opposizione costituzionale, resasi edotta del precipitare degli eventi, cercò di scongiurarne le estreme conseguenze.
Si trattava di evitare una rivoluzione sociale andandole incontro con larghissime concessioni nel campo politico, e la borghesia fece ogni sforzo perché il vecchio regime comprendesse questa necessità. Sono noti i passi fatti all’ultimo momento dal Presidente della Duma presso l’imperatore perché concedesse la costituzione salvando così li principio dinastico; compromesso questo per la naturale riluttanza dello Czar a cedere le sue prerogative. E poiché i moti rivoluzionari si intensificavano e si estendevano, i partiti della sinistra borghese cercarono di assumere la garanzia della situazione, obbligarono l’imperatore ad abdicare per conservare 1a monarchia nella persona di uno dei granduchi, e finalmente rinunziarono anche a questo, accettando l’assemblea costituente purché due capisaldi restassero intatti: la continuazione della guerra e l’organizzazione della proprietà.
Le correnti socialiste tendevano invece al risultato opposto. Contrari alla guerra per ragioni di principio, fedeli all’internazionalismo riaffermato a Zimmerwald, i socialisti russi si rendevano anche conto esatto dei termini pratici del problema: l’esercito russo, battuto militarmente per la sua intrinseca deficienza di organizzazione, conseguenza del regime autocratico, andava addirittura sfasciandosi dopo la rivoluzione politica per il repentino infrangersi dei freni di una disciplina bestiale e tirannica.
Anche una rivoluzione borghese ed intesista avrebbe avuto bisogno di molti anni di tregua per formare un nuovo organismo bellico a tipo occidentale, nell’atmosfera della democrazia capitalistica. Durante la crisi rivoluzionaria, la prosecuzione dell’attività guerresca era cosa assurda ed impossibile. D’altra parte, i socialisti non intendevano che l’opera della rivoluzione si limitasse alla formazione di una Russia democratica, ma avevano sempre nutrito il proposito di integrare il rivolgimento politico con quello sociale e di rovesciare il potere autocratico per instaurare non già quello della borghesia, ma quello del proletariato che avrebbe proceduto all’abolizione della proprietà privata della terra e dell’industria.
La coalizione transitoria
La chiave della situazione russa sta nel gioco di queste due grandi correnti suddivise in molte sfumature, che, alleate di fatto finché il comune nemico era in piedi, si rivelano all’indomani del trionfo sul vecchio regime opposte ed antitetiche, storicamente inconciliabili. Prevale nei primi tempi il concetto di formare un governo di coalizione, che regga il potere e convochi al più presto un’assemblea costituente per decidere sul nuovo assetto da dare al paese. Ma la preparazione di una tale assemblea, che deve rappresentare ed esprimere la volontà di 150 milioni di uomini, non può farsi in breve tempo, e intanto il problema della guerra esige una soluzione immediata. Né è possibile questa tregua sociale di lunghi mesi, in un popolo che, avendo acquistata di colpo la sua libertà, ne respira a pieni polmoni l’ossigeno vivificatore e freme per risolvere le ardenti questioni che la storia ha poste sul tappeto. Le correnti borghesi che si poggiano sull’influenza dei governi alleati vogliono la continuazione della guerra contro i tedeschi in nome dell’onore nazionale e della fedeltà agli impegni diplomatici: tentano di trasferire il potere alla Duma, nella quale i socialisti sono in minoranza, di formare un Governo col predominio dei loro Partiti, e di rinviare sine die le questioni sociali. Il proletariato costituisce invece i Consigli dei Delegati Operai e Soldati e dei contadini, in cui sono diversamente rappresentate le varie correnti socialiste. L’estrema è la più genuina fra queste; vuole la pace, rifiuta la collaborazione anche transitoria di classe, e invoca la presa del potere per attuare il Programma Comunista.
Il principio di coalizione riesce ad affermarsi nel governo presieduto da Kerenski, socialista temperato.
[Censura].
La guerra é ripresa contro i tedeschi rimasti fino allora spettatori inattivi dinanzi alle trincee russe dove ferveva la crisi delle discussioni e del rivolgimento disciplinare. Il generale Brusilof, riorganizzate alcune divisioni, inizia l’avanzata in Galizia a cui arride dapprima il successo. È in questo momento che in tutta Europa trionfa la colossale menzogna della rivoluzione guerraiola, contornata di tutte le romantiche informazioni sulla pace separata già stabilita fra lo Czar e la Germania! Il Popolo russo, si afferma, ha rovesciato lo czar perché tedescofilo, e muove, stretto in nuove falangi di sanculotti, verso strepitose vittorie.
Ma ciò che era prevedibile non tarda ad avvenire: la Germania, che non aveva alcun interesse ad inoltrarsi in un paese in rivoluzione, dichiaratosi estraneo alle competizioni fra gl’imperialismi dei grandi Stati borghesi, risponde all’offensiva di Brusilof sbaragliandone le forze e riportando la linea del fronte sulla linea di confine austro-russa, in Galizia e in Bucovina. Qualche mese dopo i tedeschi occupano altresì Riga e le isole baltiche.
Il trionfo massimalista
Il proletariato russo ha intanto compreso quali pericoli contenga la politica borghese e riformistica di Kerenski, e i socialisti massimalisti guadagnano terreno. Il Governo provvisorio si trova in continua crisi fra i tentativi controrivoluzionari di Kornilof e la propaganda dei “leninisti” per la presa del potere. Finalmente il Governo é rovesciato, ed il Soviet in cui gli estremisti sono divenuti l’enorme maggioranza assume il potere. Mentre scriviamo, fra la ridda di notizie contraddittorie e tendenziose che giungono a noi, si comprende che i socialisti lavorano all’attuazione di un programma dalle linee semplici e grandiose – quello stesso del Manifesto dei Comunisti -, cioè la espropriazione dei privati detentori dei mezzi di produzione, mentre procedono logicamente e conseguentemente a liquidare la guerra.
[Censura]