Partito Comunista Internazionale

Mentre Lenin trionfa

Categorie: Russian Revolution

Parlando della nuova Russia rivoluzionaria qualche mese addietro, al­lorquando cioè la situazione politica della nazione moscovita si mostrava più ingarbugliata che mai, allorquando ancora il generalissimo Kerensky praticava una tattica di avvicinamento, di embrassons-nous con i partiti li­beraloidi della borghesia, con i cadetti, noi esprimendo un nostro modesto avviso opinavamo che nessun governo rivoluzionario in Russia che avesse tentato di attirar nella sua orbita borghesi e socialisti sarebbe risultato fat­tivo e duraturo. Non basta infatti dar vita ad un gabinetto per risolvere una crisi politica come quella russa, ma occorre che il gabinetto stesso abbia attitudini a vivere, risulti cioè vivo e vitale.

E questa vitalità mancò sempre invece a tutte le combinazioni che ci presentò Kerensky, circolando in esse abbondanti elementi antisocialisti, microbi mortali che tentano costantemente di insinuarsi nelle organizzazioni proletarie onde avvelenare ogni loro movimento rivendicativo, emancipativo.

E prevedevamo allora che giorno sarebbe venuto in cui il Consiglio su­premo dei delegati dei soldati ed operai di tutta la Russia, sbarazzandosi del dondolone generalissimo e primo ministro avrebbe messo al suo posto un uomo capace di rendersi veramente interprete dei sentimenti e della volontà del proletariato trionfante.

Fummo profeti per forza di logica. Le nostre modeste previsioni, facili e consequenziali (e non nostre solamente ma di quanti sentendosi la testa sulle spalle sanno pesare gli avvenimenti ed attribuire ad essi il loro valore effet­tivo) si sono oggi avverate per filo e per segno, senza neanche una micro­metrica variazione. Kerensky, sconfessato dal Soviet, deve abbandonare il potere ed al suo posto viene acclamato Lenin, il vero uomo rappresentativo della Russia nuova, del proletariato rivoluzionario.

E si capisce. Il proletariato russo, che ha fatto la sua rivoluzione riven­dicatrice, che ha veduto i suoi 15.000 figli cadere nelle piazze, nelle vie, sulle barricate in nome della libertà e della giustizia, pretende gli siano ricono­sciuti i diritti che si è conquistati col sacrificio e col sangue, pretende che si metta in pratica una politica consona alle sue giuste aspirazioni. E sono queste sante pretese! Così la notizia comunicata dall’“Avanti!” sull’av­venuto trionfo di Lenin non ci ha per niente stupiti e l’abbiamo accolta come si accoglie una buona notizia che si era già tenuta per certa.

[Censura]

E non ci stupisce neanche il forzato silenzio in cui si chiude l’ufficiosa stampa nazionale: i corrispondenti russi dei nostri giornali borghesi comu­nicano, sì, che Lenin e Trotzky fanno questo e ordinano quest’altro, ma si sono ben guardati dal comunicare ufficialmente che essi agiscono così in quanto il consiglio generale dei Soviet di tutta la Russia ha loro accordato piena fiducia chiamandoli ad un posto di lavoro e di responsabilità nel nuovo governo russo.

Essi tentano così di presentare questi uomini come degli autoritari, che, con secondi fini, cercano di impadronirsi del potere; sono luogotenenti di Guglielmone in Russia. Né più, né meno.

Ma noi ricordiamo che tale accusa fu fatta anche a Kerensky nei primi istanti della rivoluzione russa; ed in seguito poi la stampa modificò la sua opinione tanto da rimpiangere oggi la scomparsa di Kerensky stesso. E sa­rebbe un assurdo pensare che domani, se Lenin riuscisse a consolidare il potere nelle mani del proletariato, la stampa, compiendo un forzato revire­ment, possa mostrarsi con lui benigna; la rigidità di Lenin non ha niente a che fare con la elasticità di Kerensky…

Basta. E tanto per finire bene in virtù del principio che il buon umore fa buon sangue ricordiamo ai nostri amici una delle ultime comunicazioni… pervenute dalla Russia a giornali che pretendono di essere e restare seri, e che dava come accertato che Lenin, Trotzkij, Goldenberg e gli altri com­ponenti il consiglio generale del Soviet non solo sono agenti della Germania, ma sono tedeschi essi stessi, e si citavano i loro “veri” nomi di autentica marca prussiana. Viva la fantasia, perdio! Chissà che, mercé sua, i gazzet­tieri nostrani non arrivino un giorno a dimostrarci che, a mo’ di esempio, Serrati, Gennari, sono nomi falsi dietro cui si nascondono dei tedeschi puro sangue!