Per l’unità della classe operaia oltre tutte le divisioni
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Il proletariato è una classe di migranti, una unica classe mondiale di sfruttati, senza patria, la cui sola vera e comune necessità è la lotta per difendere le sue condizioni di vita e di lavoro, non avendo nulla da perdere, e in realtà un mondo intero da guadagnare.
In ogni paese la borghesia nasconde ai lavoratori questa verità chiudendo la loro visione entro orizzonte nazionale. I media di massa, con una cinica e ben organizzata campagna razzista, fomentano la diffidenza e l’odio fra proletari indigeni e immigrati. In questa infamia le democrazie si stanno dimostrando anche più sofisticate ed efficienti dei regimi borghesi apertamente razzisti e dittatoriali del presente e del passato.
Il razzismo è un mezzo di divisione, come il lavoro precario, la cessione di rami d’azienda a ditte esterne, la frattura fra vecchi operai “garantiti” e giovani privi di qualsiasi protezione e previdenza, la concorrenza fra lavoratori di diverse aziende o stabilimenti ottenuta grazie al progressivo smantellamento della contrattazione nazionale.
Il razzismo perciò non è un istinto malato da cui la società borghese possa guarire, ma un frutto inevitabile delle sue condizioni d’esistenza ed un’arma nella guerra di classe del capitale al proletariato, e cesserà quindi solo dopo la presa del potere da parte del proletariato.
Per questa ragione combattere il razzismo con l’anti-razzismo, sul piano astratto delle opinioni e dei valori morali, non solo è impotente, ma è dannoso. Il comunismo non sarà una impossibile mediazione inter-culturale, ma il superamento e la sintesi delle antiche culture storiche dell’uomo in una forma superiore che le verrà tutte a negare.
La lotta oggi da ingaggiare è invece quella classista proletaria, che ha per obiettivo la sua unione. Suo scopo è impedire l’impiego di lavoratori a condizioni peggiori, siano esse un salario più basso, una maggior libertà di licenziamento o il vile ricatto dell’espulsione in caso di licenziamento! La vera lotta della classe operaia va a coincidere con la difesa della sua parte più debole: con ciò i lavoratori relativamente meno sfruttati tutelano innanzitutto se stessi dalla concorrenza al ribasso dei loro fratelli di classe più ricattabili.
Questi semplici e sani principi dell’azione e della lotta di classe sono stati calpestati a scala internazionale da tutto il sindacalismo di regime, che ha agito ovunque secondo il metodo diametralmente opposto: hanno attuato con Stato e padroni una tattica che ha visto prima l’attacco alle condizioni di precari, immigrati, giovani, dipendenti di piccole aziende, e subito dopo quello ad una ultima ristretta cerchia d’operai “garantiti”, ottenendo così la sconfitta dell’insieme della classe operaia.
In ogni paese i sindacati ufficiali (in Italia Cgil-Cisl-Uil-Ugl, in Francia Cgt-Cfdt-Fo, in Inghilterra le Trade Unions) sono organizzazioni irreversibilmente passate dalla parte dei padroni e chi vi continua a militare con l’obiettivo di risanarle (come la sinistra Cgil) in trent’anni ha ottenuto il solo risultato di facilitarne l’azione anti-operaia con l’illusione del pluralismo interno e di ritardare e boicottare l’opera di ricostruzione di un vero Sindacato di Classe.
Ma chi oggi, prendendo a pretesto il tradimento di Cgil-Cisl-Uil, proclama di voler lottare contro il razzismo fuori dal campo della lotta sindacale, organizzando manifestazioni d’opinione interclassiste o proponendo scioperi di soli lavoratori immigrati, impossibili a realizzare e falliti in partenza, contribuisce solo a nuovo e peggiore disorientamento e confusione.
La strada obbligata è quella della ricostruzione dell’organizzazione sindacale di classe, strutturata territorialmente come nella tradizione delle Camere del Lavoro, al di fuori delle aziende e unendo le categorie, per poter inquadrare anche i lavoratori delle piccole imprese, che si muova secondo i principi della lotta di classe. Un movimento che non prenda le distanze ma faccia proprie le rivolte come quella dei braccianti di Rosarno e la loro sacrosanta reazione alle fucilate padronali.