Il Terzo Libro del Capitale – Il capitale finanziario
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Nella riunione il lavoro espositivo sulla V sezione del Terzo Libro è proseguito con la riproposizione dei punti essenziali del Capitolo 25: “Credito e capitale fittizio”.
Marx qui non fa un’analisi particolareggiata di tutti gli strumenti che, al tempo della stesura in forma organizzata di questa enorme quantità di appunti, consentivano il funzionamento e lo sviluppo del circuito commerciale e del sistema del credito. Quello che gli appunti di Marx, e la riorganizzazione di Engels, avevano per scopo era mostrare e spiegare la natura fittizia, anche se anticipatrice di valori reali, espressa dalla circolazione di effetti, e insieme la possibilità reale, di fatto obbligata, che in determinate situazioni essa portasse a truffe e raggiri, più o meno legalizzati, il cui effetto era – ed è – spostare capitale reale, in forma monetaria, da una tasca ad un’altra. Alla luce di oltre un secolo di finanza capitalistica, le stesse condizioni che Marx sintetizza e descrive come relazioni fra credito e capitale fittizio sono oggi spaventosamente cresciute in quantità e qualità.
Gli appunti di Marx datano la fine degli anni ’60 del 19° secolo. Allora come oggi il circuito commerciale necessitava per il suo funzionamento senza intoppi di “anticipi” di capitale – che viene qui definito appunto “fittizio” – senza il quale il ciclo denaro-merce-denaro si arresta. Marx avverte che nell’analisi qui sviluppata il credito pubblico non viene considerato; il capitolo tratta nello specifico del credito commerciale e del credito bancario.
Nel Primo Libro, al Terzo Capitolo si spiega come dalla circolazione semplice delle merci nasca la funzione del denaro quale mezzo di pagamento, creando con questo un rapporto di debitore e creditore, fra produttori e commercianti di merci.
Con lo sviluppo del commercio e della produzione capitalistica, che produce unicamente in vista della circolazione, la base naturale del sistema creditizio si generalizza e si perfeziona.
In sintesi estrema viene considerata qui soltanto la cambiale come generalità di promessa di pagamento, che costituisce il vero e proprio denaro del commercio; la cambiale al termine del suo giro si annulla compensando debito e credito, e funziona quindi come denaro. Come questi anticipi reciproci di produttori e commercianti formano la base reale del credito, così il loro strumento principe di circolazione, la cambiale, costituisce la base dell’effettiva moneta di credito, delle banconote, e così via.
Già allora il sistema bancario ha ben chiare le necessità finanziarie della produzione e del commercio. Illuminante e “moderna” la citazione che Marx riporta dagli scritti di un banchiere dell’anno 1840: «Le cambiali sono una parte integrante della circolazione di entità superiore a tutto il resto. Questa enorme sovrastruttura di cambiali poggia su una base costituita dall’ammontare delle banconote e dell’oro; e se nel corso degli avvenimenti questa base si restringe troppo la sua solidità e la sua esistenza stessa si trovano in pericolo. Calcolando l’intera circolazione [Engels chiosa “di banconote”] e l’ammontare degli impegni di tutte le banche, di cui può essere richiesto l’immediato pagamento in contanti, trovo una somma di 153 milioni, per cui può essere legalmente richiesto il cambio in oro. Come faccio a trovare l’importo in oro per soddisfare questa richiesta? 5 milioni in oro, secondo i calcoli, sono in circolazione in Inghilterra e nel Galles, e circa 4 milioni nelle casseforti della banca: un totale di 9 milioni per soddisfare la richiesta di 148 milioni (…) Le cambiali non possono essere poste sotto controllo a meno che non si impedisca l’eccedenza di denaro (…) o il basso saggio di interesse o di sconto, che le provoca in parte, incoraggiando questa larga e pericolosa espansione (…) È impossibile precisare in quale misura queste cambiali provengono da transazioni reali, ossia da vendite e da acquisti effettivi, e in quale misura esse siano create artificialmente e non siano altro che cambiali di comodo; ciò accade quando si emette una cambiale per ritrarne una in corso prima della scadenza e creare così il capitale fittizio mediante l’emissione di puri e semplici mezzi di circolazione. Io so che in periodi in cui il denaro è abbondante e a buon mercato ciò si verifica in misura elevatissima».
Nelle relazioni industriali si effettua uno scambio continuo di anticipi che si combinano e si incrociano; e nell’accrescimento e moltiplicazione di questi anticipi consiste lo sviluppo del credito.
Esso però ha ancora un altro aspetto che si riallaccia allo sviluppo del commercio di denaro e che nella produzione capitalistica va di pari passo con lo sviluppo del commercio di merci. In particolare: la custodia dei fondi di riserva dei commercianti, operazioni tecniche di incasso e pagamento del denaro, pagamenti internazionali, tutte queste attività si concentrano nelle mani dei commercianti di denaro.
In seguito a questo commercio si sviluppa l’altro aspetto della natura del credito: l’amministrazione del capitale produttivo di interessi o del capitale monetario come funzione particolare spetta a un settore specifico, quello dei commercianti di denaro, per i quali il prendere a prestito e il dare a prestito denaro costituisce il loro affare particolare. Essi servono da intermediari tra chi effettivamente prende a prestito e chi effettivamente dà a prestito capitale monetario. Essi diventano gli amministratori generali di capitale monetario.
Marx non si dilunga su come le banche arrivino a disporre di questo capitale; accenna solo che con lo sviluppo del sistema bancario e non appena le banche pagano un interesse per i depositi, vengono depositati presso di esse i risparmi in denaro momentaneamente non impiegato di tutte le classi. Questa operazione di raccolta è distinta dall’operazione di prestito vero e proprio.
Le forme nel quale il prestito si attua sono quelle dello sconto delle cambiali, cioè la conversione delle stesse in denaro prima della data della loro scadenza, e tutti gli altri anticipi sotto forme diverse: anticipi diretti, su pegni, titoli fruttiferi, titoli di Stato, polizze di carico, su fedi di deposito o altri titoli di proprietà di merci mediante apertura di credito in eccedenza sui depositi.
Marx riporta un’osservazione di un economista del suo tempo 1834: «Tutto ciò che facilita gli affari facilita anche la speculazione, le due cose essendo spesso così intimamente connesse che è difficile dire dove cessa l’affare e dove comincia la speculazione». In altre parole, tanto più è facile ottenere anticipi su merci non vendute, tanto più questi anticipi vengono rilasciati, e tanto maggiore è la tentazione di fabbricare delle merci o lanciare quelle già fabbricate su mercati lontani al solo scopo di ottenere anticipi di denaro su queste merci.
Al termine di questo processo, il gonfiarsi senza freno del meccanismo anticipi-sconti, portò alla crisi del 1846-47, quando si ebbe uno sviluppo abnorme delle spedizioni in massa di merci contro anticipo verso le Indie e la Cina che degenerò poi in un meccanismo di concessione di anticipi, bolla, come si direbbe oggi, scoppiata poi nel ‘46 in seguito a situazioni di cattivi raccolti, che produssero la necessità di importare derrate dall’estero con pagamento in metallo prezioso, almeno 9 milioni d’oro, dei quali 7 milioni e mezzo provenienti dalla riserva metallica della Banca d’Inghilterra.
Con uno sconto bancario del 3-3,50 percento nel gennaio 1847, lo sconto salì al 7% in aprile con le prime manifestazioni di panico, per salire in novembre al 10%, cioè gran parte delle cambiali non era più scontabile che con saggi da usura o non era scontabile affatto; l’arresto dei pagamenti portò una serie di ditte di primo piano e molte altre medie e piccole alla bancarotta, la Banca stessa d’Inghilterra correva il rischio di fallire in conseguenza delle restrizioni che le erano imposte dal Bank Act del 1844, che fu sospeso dal governo.
L’ingegneria finanziaria, i derivati, gli “utili di carta” (capitalizzazioni) del sistema finanziario odierno sono ancora lontani, ma il cammino del capitalismo, la sua “finanziarizzazione”, che pare una recentissima invenzione, hanno già una strada ben tracciata. La “radice finanziaria”, il capitale fittizio, anche se per ora legato strettamente al credito – nel futuro lo vedremo andare per altre strade – gioca sempre il suo ruolo determinante.
Il relatore ha fatto una digressione storica sul Bank Charter Act, una legge promulgata nel 1844 dal Parlamento del Regno Unito, che limitò il potere di emettere banconote alla sola Banca d’Inghilterra in Inghilterra e in Galles. Storicamente si dice che questa legge porti alla nascita del Gold Standard del diciannovesimo secolo perché l’emissione di banconote doveva per legge essere coperta da un eguale ammontare di oro. Marx bolla questa legge come la massima espressione della forma usuraia del capitale bancario per il suo perverso effetto sul tasso di interesse.
Dopo l’abrogazione del Bank Act, la Banca mise liberamente in circolazione il suo tesoro in banconote, e poiché il credito di queste banconote era di fatto garantito dal credito della nazione, e quindi nominalmente sicuro, portò immediatamente all’alleggerimento delle difficoltà monetarie. Questa tecnica del “tutto per tutto”, dell’emissione cioè di banconote slegata da ogni vincolo di riferimento a valori fissi, conosciuta nei tempi odierni come Quantitative Easing, rappresenta l’ultima possibilità di rimettere in movimento il flusso monetario bloccato dall’indisponibilità di moneta, o da una profonda “deflazione” non risolvibile per altre vie di politica economica. In altre parole, è per il capitalismo e la finanza molto più auspicabile una controllabile inflazione della deflazione.
Dopo il 1847 ci furono naturalmente ancora fallimenti ma la fase culminante della crisi era superata e lo sconto bancario nel dicembre cadde di nuovo al 5%. Nota Engels che già nel corso del 1848 si preparava quella rinnovata attività affaristica che nel 1849 spezzò lo slancio dei movimenti rivoluzionari del continente e portò, negli anni dopo il 1850, prima ad una prosperità industriale fino ad allora sconosciuta, poi alla nuova crisi del 1857.
Nell’anno 1848 una commissione della Camera Alta fu incaricata di condurre segretamente un’inchiesta sulle cause della crisi del 1847, conosciuta come Commercial Distress, poi resa nota nel 1857 ed utilizzata da Marx nei capitoli successivi
A conclusione dell’analisi della crisi la diagnosi delle cause è chiara: nella primavera 1847 si manifestò una espansione irrazionale del credito perché i commercianti avevano trasferito il loro capitale dal commercio alle azioni ferroviarie, e volevano ciononostante condurre i loro affari con la stessa ampiezza di prima. Tutti credevano sulle prime di poter vendere le azioni con profitto e riportare così il denaro negli affari. Presto scoprirono che ciò non era possibile e dovettero così far ricorso al credito per le loro attività, mentre prima pagavano in contanti. Da ciò ebbe origine l’espansione anomala ed incontrollata del credito.