Partito Comunista Internazionale

Basi della società afghana

Categorie: Afganistan

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Continuando il lavoro sulla guerra in Pakistan e in Afghanistan, il compagno, che la scorsa volta aveva dato una presentazione generale del primo Paese, ha questa volta affrontato il secondo.

Su questo disponiamo di un articolo di Engels del 1858, scritto dopo la prima guerra anglo-afghana, caratterizzata da una bruciante, anche se non definitiva, sconfitta per l’esercito inglese. Engels mette in evidenza le peculiari caratteristiche geografiche del paese, caratterizzato dalla presenza di varie catene montuose tra le più alte del mondo che rendono difficili i collegamenti tra le vallate e gli altipiani; il potere centrale di Kabul ha difficoltà a controllare il paese, per le divisioni tribali che lo attraversano, la tradizione guerriera delle popolazioni, insofferenti a qualsiasi dominio straniero.

Il compagno ha approfondito la descrizione geografica del paese e ne ha schematicamente tracciato la geografia economica: l’Afghanistan ha una popolazione stimata a circa 31 milioni di abitanti, con una densità media di 48,0 abitanti per Kmq. (l’Italia ha circa 58 milioni di abitanti con una densità di 192 ab/Kmq.). Nel paese si parlano diverse lingue, segno delle diversità etniche che ne contraddistinguono la popolazione: il Persiano afgano o Dari (ufficiale) 50%; il Pashtu (ufficiale) 35%; alcuni dialetti Turco-Altaici (turkmeno, uzbeco) 11%.

La grande maggioranza della popolazione afghana è musulmana, i musulmani sunniti sono circa l’84%; gli sciiti il 15%; altri (sikhs, indù) 1%.

Le città principali sono Kabul, la capitale, che conta circa 3 milioni di abitanti; Kandahar (322.000); Herat (305.000); Mazar-el-Charif (131.000), Djalalabad (58.000); Konduz (57.000).

La crescita demografica è pari al 3,4% all’anno (in Italia il tasso di crescita è dello 0,05%), ma la speranza di vita di un afgano è solo di 44 anni (in Italia è di 80 anni).

Il prodotto interno lordo è attribuito all’agricoltura per il 48%, all’industria per il 22% e ai servizi per il 30%, ma la popolazione attiva, calcolata in circa 15 milioni, si dedica per l’80% all’agricoltura, per il 10% all’industria e per il 10% ai servizi, dimostrando l’arretratezza economica e sociale del paese anche se non mancano zone in cui l’agricoltura è condotta in maniera moderna, con l’impiego di salariati, e alcuni moderni insediamenti industriali di multinazionali occidentali. India e Cina sono molto attive nel paese, la Cina soprattutto nel settore estrattivo, l’India nelle infrastrutture.

Il rapporto è proseguito dando un rapido quadro dell’attuale situazione militare del Paese, della dislocazione delle forze della Nato e degli Stati Uniti e della loro consistenza soprattutto dopo la cosiddetta “nuova strategia” di Washington che sta facendo lievitare il numero dei soldati statunitensi impiegati nell’area dai 68.000 (di dicembre) a circa 100.000, a cui devono essere aggiunti i cosiddetti “contractors”, cioè i mercenari privati che a fine dicembre erano ben 104.000 ma che è previsto debbano aumentare a 130-160.000. Di questi moderni mercenari, “quasi 10.000 sono statunitensi, circa 16.000 sono stranieri e il resto locali”.

Dunque gli Stati Uniti avranno presto in Afghanistan quasi 250 mila uomini sul libro paga tra soldati e mercenari; questo dimostra l’importanza attribuita a quell’area dal Pentagono, e non a torto visto che l’Afghanistan, oltre che retroterra storico del Pakistan, confina con i Paesi dell’Asia centrale da cui transita il petrolio del Mar Caspio diretto verso la Cina, con la Russia a nord e ad occidente con il problematico Iran.