Partito Comunista Internazionale

Corso dell’economia

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Il rapporto sul corso dell’economia ha dapprima presentato una serie di grafici concepiti per un raffronto fra l’andamento e la profondità della recessione in corso e quella del 1975.

Per gli stati Uniti si rilevavano delle diversità. Il 1973, precedente la crisi, aveva marcato un buon progresso degli indici, il 1974 stagnazione. Invece stavolta abbiamo che sia il 2007 sia il 2008 segnano incrementi prossimi allo zero. La profondità massima della recessione è invece simile: -24% in entrambi i casi. Ma la durata sembra diversa: quella del 1975, calcolando i mesi di contrazione rispetto all’anno precedente, durò 13 mesi mentre la crisi attuale a novembre, dopo 18 mesi, segnava ancora un -5% sull’anno precedente, che a sua volta già era sceso del 5% sul 2007.

Curva simile ma più accentuata per la Germania, che precipita molto di più che nel precedente, un enorme -28% rispetto a -13%, e che a novembre si tiene ancora sul -8%.

Anche il Giappone ha accusato un recessione molto più grave che nel 1975: precipitato da ritmi stabili intono a +20% ancora nel 1973 e sceso nel febbraio 1975 a -20%, stavolta segna già stagnazione nel 2007 per crollare ad un incredibile -37% nel febbraio 2009. Ciononostante la recessione continuava ancora nel novembre scorso con -4%.

Confronto analogo per la Francia, che nel 1974 anticipò di un anno i restanti capitalismi, ma allora raggiungendo un -15%, stavolta -21%. Per la Gran Bretagna -9% allora, -15% oggi. Per l’Italia -20% allora, -25% oggi.

Per la Russia vi sono le evidenti difficoltà al confronto statistico. Fatto certo però è che attualmente il paese accusa una profonda recessione, analoga a quella dei concorrenti, con un -17% nella scorsa estate.

La Cina non arriva al regresso produttivo ma l’andamento della sua curva è del tutto parallela a quella degli occidentali, scendendo ad un minimo di +2% lo scorso inverno. Il relatore ricordava però la inaffidabilità del metodo di calcolo delle statistiche cinesi.

Nemmeno l’India è entrata in recessione ma, raggiunto lo zero, segna ripresa fin dall’aprile 2009, ma con escursione fra massimi e minimi più credibile di quella cinese.

Si passava quindi ad esporre un grafico di confronto fra i sette maggiori capitalismi relativo al commercio internazionale. Qui la recessione ha colpito tutti. Fin dall’ottobre 2008 gli scambi mondiali si sono andati riducendo per raggiungere la massima velocità di contrazione, intorno al -30%, fra aprile e luglio 2009. Poi il restringimento dei traffici continua progressivo ma a velocità minore, intorno al -12% ad ottobre 2009, il quale però già segnava un -10% rispetto al 2008.

Venivano poi proiettate delle tabelle numeriche finalizzate ad un confronto fra la forza di esportazione dei diversi capitalismi. Il confronto quantitativo pone ancora la Germania al primo posto mondiale quanto a valore dell’esportato, seguita dalla Cina che ha tolto il secondo posto agli Usa. Seguono Giappone, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Italia.