Partito Comunista Internazionale

Sempre peggiori le condizioni di lavoro dei trasportatori su strada

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Quasi mai chi entra in un centro commerciale si chiede come fa quella merce ad esser lì, come fa quell’I-Pod dalla Cina a finire sullo scaffale dello spendificio in Italia. Nessuno dice che dietro c’è il lavoro duro, disagiato, talvolta frenetico di lavoratori che mettono in gioco la loro vita e i loro affetti per stipendi quasi sempre inadeguati.

Soffermiamoci intanto nel settore del trasporto su gomma dei container che arrivano nel porto di Genova.

Un container è uno scatolone di ferro lungo fino a 13,60 metri dentro al quale vengono caricate merci di ogni tipo. Dopo un lungo viaggio in nave viene scaricato in porto, per proseguire poi sul rimorchio di un camion.

Qui entriamo in una categoria di lavoratori nella quale non sono rari i casi di sfruttamento, da parte delle ditte di trasporti nei confronti dei loro autisti, grazie anche alla tacita complicità dei “nostri” grandi sindacati, ormai servi degli imprenditori. Girando nei piazzali del porto se ne sentono e se ne vedono di tutte.

Ad esempio il gruppo degli autisti rumeni vive, letteralmente, sul camion, percependo uno stipendio mensile di 1.500 euro, del quale 200 sono trattenute per l’affitto della cabina-giaciglio! Un autista italiano prende 2.000 euro, e torna la sera alla propria abitazione.

Tutto questo accade proprio sotto alle finestre della sede della CGIL nel porto, la quale, teoricamente e come minimo, dovrebbe denunciare questi rapporti di schiavitù all’Ispettorato del Lavoro, ma che invece fa finta di niente. Come non denunciano quei casi dove a un autista che spegne il camion alle 22:00 viene imposto un orario tassativo di scarico incompatibile con le regolari ore di riposo, previste dal codice della strada.

Non parliamo poi della sicurezza, di cui tutti si riempiono la bocca ma che in realtà è quasi inesistente. Gli autisti sono costretti a lavorare in piazzali pieni di buche e col fango alle caviglie quando piove, in luoghi scarsamente illuminati dove non è difficile che si verifichino incidenti. L’ultimo in ordine di tempo è stato l’investimento mortale di un autista francese, schiacciato da un camion all’interno del parcheggio portuale mentre si stava recando agli uffici doganali.

Sulla strada poi non è tanto meglio, visto che in molti sono costretti, a causa della stramaledetta riduzione dei costi, a girare con degli automezzi vecchi e poco affidabili mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri. In questo lo Stato italiano ha fiutato un lucroso business, mettendo per la strada i Centri di Revisione Mobile, i quali tutti i giorni contestano migliaia di verbali dei quali il più piccolo parte da 70 euro.

Inoltre gli autisti sono costretti a combattere per lavorare, sottoposti tutti i giorni al terrorismo psicologico che le aziende stanno praticando nei loro confronti. In molti casi, con la scusa della crisi, impongono delle riduzioni sui salari dei lavoratori per poter scongiurare, dicono, la chiusura o il ricorso alla cassa integrazione. Come è successo per gli autisti di una ditta toscana che si sono visti mettere in “cassa” a turno con la scusa del poco lavoro, per poi venire a sapere della richiesta da parte della stessa azienda ai cosiddetti “padroncini” di sopperire l’assenza dei cassaintegrati. Questa impresa per di più si è poi scoperta non avente diritto agli aiuti di Stato in quanto non in difficoltà.

In qualche caso, addirittura, si adotta una pratica che definire medioevale è poco: alcune imprese per rinnovare il contratto di lavoro ad un dipendente pretendono che firmi una lettera di licenziamento in bianco da poter usare come strumento ricattatorio.

Gli esempi sono innumerevoli: autisti che fanno tre Genova-Piacenza al giorno per un totale di 15 ore di guida quando per legge devono essere 9 o al massimo 10 due volte a settimana; fallimenti pilotati per poter riaprire tramite un prestanome e riassumere quindi tutti i dipendenti messi in mobilità usufruendo così delle agevolazioni fiscali; aperture di filiali nell’Europa dell’Est per poter assumere dipendenti del luogo e farli quindi lavorare in Italia, ma alle condizioni dell’Est, le quali sono molto meno onerose.

Un altro strattagemma adottato per ridurre i costi, ma non i profitti, è la costituzione di aziende di tipo “cooperativo”, dove i “soci” lavorano percependo salari più bassi rispetto alla media in quanto ferie, malattia, 13ima e 14ima non vengono retribuite. Professionista in questo settore è una nota azienda di Trieste, che può vantare per di più il “certificato di qualità ISO9001”.

In conclusione dietro al trasporto di quel piccolo I-Pod si nasconde un mondo marcio fatto di soprusi, angherie, ricatti, sfruttamento e terrorismo psicologico, che trasformano il posto di lavoro in un circo romano, dove i padroni-imperatori mandano allo sbaraglio i loro gladiatori-autisti.

E il sindacato, che fa? Quello che gli riesce meglio: niente. Anzi, no, una cosa gli è riuscita: denunciare all’Autorità Portuale i rimorchi sganciati in divieto di sosta per la carenza di spazio, facendo così sanzionare le aziende, le quali, ovviamente, si rifaranno del costo del verbale sui lavoratori.

Privo di un sindacato degno di questo nome, per un autista, come per qualsiasi lavoratore, la tutela dei propri interessi è cosa molto difficile, pressoché impossibile: contratti interinali, assenza di qualsiasi norma di sicurezza, persecuzioni a non finire, addebiti per i danni e multe sono all’ordine del giorno. Se una volta l’autista era un lavoratore rispettato per le sue capacità e la sua fatica adesso è diventato nient’altro che uno schiavo, un essere inferiore che deve fare una cosa sola: dei gran chilometri senza interessarsi se abbia una famiglia o una casa che lo aspetta. L’importante è che il nostro piccolo I-Pod arrivi presto a destinazione, per far ricco il capitale, nelle persone di una serie di borghesi, dal padrone cinese che l’ha fatto fabbricare ai suoi schiavi ex-contadini, all’armatore della nave con equipaggio di filippini affamati, al padrone della ditta di trasporto nostrana con i suoi moderni schiavi occidentali!