Fra neo-creazionisti e liberal-evoluzionisti
Categorie: Marxist Theory of Knowledge, Religion, Science
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Nel campo della riflessione che da sempre gli uomini compiono su se stessi, la conoscenza della natura ha permesso di collegare in modo inscindibile l’umanità e tutte le altre forme di vita e ha mostrato quanto sia immensamente lunga la «grande catena dell’essere», dalla quale derivano tanto l’uomo che tutti gli altri organismi viventi; essa è stata uno strumento di formidabile efficacia per dare un senso e sistemare, in una costruzione unitaria, la vita sul pianeta, alla loro infinita varietà e alle loro origini. L’uomo fin dai tempi più antichi ha sempre cercato l’origine «del tutto».
Nelle epoche passate man mano che questa ricerca si fa più profonda ed accurata – fuori dal campo di dominio della metafisica e della religione – corrode sempre più il rigido schema di una natura organica fissa ed immutabile. Tutto ciò non è avvenuto linearmente anzi gli ostacoli trovati lungo il cammino sono stati di diversa natura. Le nuove scoperte scientifiche, vagliate dalla realtà, cozzavano contro i vecchi schemi basati il più delle volte sulle scritture bibliche.
Darwin fu il primo a dimostrare praticamente, con prove inconfutabili, che la natura procedeva attraverso un continuo divenire dialettico dove non esistevano categorie fisse. In questo modo il concetto di evoluzione delle specie entrò prepotentemente nella ricerca scientifica e fece fare passi da gigante alla conoscenza della natura. Mentre l’evoluzione – riconosciuta come dato di fatto – è applicata a tutte le scienze, la borghesia se ne serve per costruire una nuova religione, messa da parte la vecchia perché oramai è in contraddizione con la realtà. La Scienza è la nuova religione e la borghesia ne fa un Assoluto. Non per errore o per caso, ma perché tale Scienza, posta al di sopra della società, al di sopra delle classi, indipendentemente dagli uomini e a tutti ugualmente accessibile, è il fondamento teorico della filosofia sociale: su di essa si basa il Principio Democratico; la peggiore superstizione di ogni tempo, la credenza che sia la libera opinione a determinare i rapporti sociali e il divenire sociale.
Questa nuova religione cozza con quella vecchia, ne nascono delle dispute e a volte le polemiche si fanno anche violente. Oggi siamo di fronte a una di queste dispute «altisonanti» dove le tesi degli uni (creazionisti) vengono contrapposte alle tesi degli altri (evoluzionisti).
In tempo di crisi, come quella che attanaglia la società attuale, il ritorno, oppure meglio definito, il rifiorire di teorie basate sulla creazione divina del cosmo ci danno la misura della profondità di tale crisi. Essa, si riflette su tutti i campi siano questi «filosofici» o «scientifici», politici o sociali. Per il Principio Democratico tutto ciò è pretesto per una sua ulteriore esaltazione. La teoria dell’evoluzione viene messa in discussione dai creazionisti, ma tutto ciò non è un male: la democrazia raggiunge la massima espressione quando esistono due o più «poli contrapposti», purché tutto sia condotto nell’ambito di scritti o dibattiti sublimati dalla società che li ha partoriti.
Nel caso preso da noi in esame possiamo subito notare come non esista oggi, oramai, contrapposizione di classe tra le due teorie: tutte e due possono coesistere e arricchirsi di «nuove ipotesi».
La ricerca dell’origine della vita ha un fascino per l’uomo – un fascino suggestivo dettato dal sapere che la specie ha dietro le spalle una storia ininterrotta di qualche miliardo di anni – ma per tornare ai termini del problema bisogna prendere in esame le due posizioni e vedere come il marxismo superi le tesi contrapposte.
1. Creazionismo
Uno dei più ampi «attacchi» alla teoria evoluzionistica è quello lanciato negli Stati Uniti da un folto gruppo di fondamentalisti religiosi i quali credono alle verità letterarie della Bibbia per quanto riguarda la creazione del mondo e degli esseri viventi. Tra questi signori si contano biologi, «informatici», fisici, rappresentanti dei settori di ricerca più «avanzati»; molte associazioni richiedono anzi, come titolo per l’ammissione, un diploma od una laurea in materia scientifica. I creazionisti chiedono che all’insegnamento della loro dottrina sia dedicato lo stesso tempo che viene speso per insegnare l’evoluzione (un capolavoro di «tolleranza democratica»), e a tale scopo hanno fatto causa a parecchi Stati della Federazione americana.
I creazionisti ritengono che l’insegnamento dell’evoluzione sia «dannoso al bambino» in quanto contraddice la sua coscienza innata (sic) della realtà e tende quindi a creare in lui conflitti mentali ed emotivi. Esso tende ad eliminare ogni freno morale ed etico nello studente e conduce in pratica (niente po’ po’ di meno che) ad un amoralismo animalesco. Esso può tendere a privare la vita di ogni significato e di ogni scopo in considerazione del concetto inculcato nello studente secondo cui egli non sarebbe altro che un prodotto casuale di un processo accidentale, privo di ogni significato. La filosofia evoluzionistica insinua spesso che la forza fa il diritto, una convinzione che conduce a sua volta o all’anarchismo (evoluzione incontrollata) od al collettivismo (evoluzione controllata) e prosegue l’articolo del nostro bravo fondamentalista religioso con altre perle del tipo «Darwin è il responsabile di tutti i mali del mondo moderno. Questa mitologia scimmiesca di Darwin è la causa del permissivismo, della promiscuità, delle pillole, dei profilattici, delle perversioni, degli aborti, della pornografia, (e figuratevi persino) dell’inquinamento, dell’avvelenamento e (pure) della proliferazione di criminali di tutti i generi». Il movimento antievoluzionista è una protesta contro «questo cancro dell’umanesimo laico orientato in senso evoluzionistico che sta distruggendo l’intelligenza e la fede dei nostri giovani».
L’attuale istruzione scientifica impartita nelle scuole degli Stati Uniti incoraggerebbe lo scetticismo, il dubbio, l’indipendenza di pensiero e l’uso della ragione.
2. Evoluzionismo
Per combattere queste «posizioni» ecco nascere e svilupparsi il partito avversario che difende l’evoluzione, Darwin e la sua teoria: i cosiddetti evoluzionisti. Ma quelli che oggi si sono schierati contro i creazionisti sono a favore della Scienza e del Sapere con la S maiuscola, credono che il ruolo più importante della scienza sia quello di abituarci ad un «pensiero razionale», e di incoraggiare lo «scetticismo» e la libera investigazione; l’assalto all’evoluzione sarebbe un assalto alla scienza, ma anche alla «libertà politica». Proseguono le tesi degli evoluzionisti che «il creazionismo scientifico è unattacco intollerabile all’istruzione non solo perché è l’antitesi della ragione ma perché si oppone al fondamento stesso della vera istruzione: l’onestà intellettuale. Dove vadano a pescare questi piccoli borghesi la «onestà intellettuale» non si sa bene né cosa sia in un mondo pieno di menzogne quale è il capitalismo. Devono ammettere che: «i risultati che la ragione ha conseguito, li ha conseguiti contro la opposizione dell’autorità e della tradizione; se avesse avuto la meglio l’autorità, non conosceremmo ancora ciò che Galileo vide con il suo cannocchiale», ma la ragione viene presa come un Assoluto e come tale messa al centro dell’universo.
«La questione più importante, quindi, è semplicemente se l’istruzione preparerà la gente ad usare la testa o a seguire senza discutere una dottrina impostale dalla società. Se si debba insegnare la teoria dell’evoluzione o della creazione è solo un aspetto particolare di questo problema più generale; e in ultima analisi questo problema più generale è un problema politico». Insomma: chi è per il creazionismo è per l’Autorità, è a favore della Nuova Destra, che è poi uguale a quella vecchia; oppure, chi si schiera per l’evoluzionismo, si schiera a fianco della Democrazia e a favore della Scienza e della Ragione.
3. Marxismo
Noi marxisti evoluzionisti dialettici non possiamo vedere la scienza slegata dalla società che l’ha partorita, quindi troveremo riflesse nel suo interno tutte le contraddizioni del modo di produzione sociale.
Il dilemma-bagarre – creazionismo o «evoluzionismo» – non ci riguarda, le tesi degli uni possono benissimo convivere con le tesi degli altri; tutte e due hanno come finalità la conservazione del potere della classe dominante. Lo stesso dualismo è posto in politica – fascismo o democrazia –: noi non siamo né per l’uno né per l’altra; in nessuno dei due schieramenti è più scienza. L’unica, ultima, scienza oggi è nella marcia in avanti della rivoluzione, nel Comunismo. Abbiamo anche scritto – e per i riformisti e i resistenziali è un grosso scandalo – che tra democrazia e fascismo non esiste antitesi politica, il volto del fascismo è l’altra faccia di una stessa medaglia, della dominazione della classe borghese; il fascismo ne è la rappresentazione pura.
Notiamo solo che se l’«evoluzionismo» è l’«esaltazione illuministica» della scienza borghese, il creazionismo rispecchia oggi meglio il dominio che la borghesia esercita nel campo scientifico, un dominio non più mistificato dal valore della Scienza come «essenza capace di orientarsi» verso il traguardo del benessere sociale.
La realtà è che la «scienza» borghese nemmeno è riuscita a sfamare l’umanità.
Solo nel comunismo avremo scienza non di classe, al servizio della specie, e solo allora si svilupperà nella direzione che meglio può servire all’umanità e non saprà cosa farsi, se non per distruggerla pezzo a pezzo, della superstiziosa, preistorica e preumana «scienza» borghese.
«La scienza oggi è la marcia in avanti della rivoluzione; è la scienza di classe del proletariato, la teoria e la prassi rivoluzionaria, la dottrina storica e l’esperienza delle lotte del proletariato; è l’organizzazione del proletariato in classe rivoluzionaria; in una parola, la scienza umana oggi è il Partito. Solo il Partito di classe del proletariato rappresenta, difende e mette in azione la sola scienza che conti, e che ingloba tutte le altre» (Da “Marxismo e scienza borghese”, Il Programma Comunista, nn. 21 e 22 del 1968).