Partito Comunista Internazionale

Grecia – La reazione alla crisi del proletariato

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In Grecia i lavoratori stanno cercando di reagire all’attacco alle loro condizioni, deciso in sintonia dal governo e dall’Unione Europea per sbloccare un pacchetto di nuovi prestiti per permettere allo Stato di continuare a pagare i debiti.

Grande è la rabbia dei lavoratori, che vedono colpiti i salari, le loro condizioni, le pensioni. Le manifestazioni hanno avuto una partecipazione più numerosa del solito con cortei nelle principali città, ad Atene, a Salonicco, a Patrasso e in altre.

Nei primi sette mesi dell’anno sono stati indetti ben sei scioperi generali. Il punto più alto del movimento si è avuto forse con lo sciopero generale del 5 maggio, il terzo, che ha visto scendere in piazza i lavoratori del settore pubblico, per adesso i più colpiti insieme ai pensionati, e del settore privato.

Durante la numerosa manifestazione del 5 maggio ad Atene, una grande folla si era diretta verso il Parlamento cercando di entrare all’interno e solo l’intervento di migliaia di poliziotti lo ha impedito. Durante i tumulti che sono seguiti, una bomba molotov scagliata contro una filiale della Marfin Bank, ha provocato un incendio e tre lavoratori che vi erano stati chiusi dentro dalla direzione, sono morti.

Questo episodio, forse frutto di una provocazione o di un atto irresponsabile, ha permesso alla propaganda di regime di intimorire una parte dei lavoratori e le manifestazioni seguenti sono state meno numerose e combattive.

La borghesia greca adottando misure lacrime e sangue, oggi contro i dipendenti del pubblico impiego e domani contro la generalità dei lavoratori, come ha già fatto da decenni in Italia e in tutti i paesi di Europa, pone le basi materiali per l’unione dell’intero proletariato nella lotta per la difesa delle sue condizioni.

Ma i due sindacati, quello del lavoro privato (Gsee) e quello del lavoro pubblico (Adedy), come la frazione sindacale Pame, apparentemente più radicale ma legata a doppio filo al Partito Comunista demo-stalinista, il Kke, cercano di evitare che il movimento si trasformi in scontro tra proletariato e padronato. Mai accusano della crisi il regime del capitale, ma i “plutocrati” dell’Europa, la Germania, le banche, il governo greco, che sarebbe incapace di difendere l’onore nazionale e l’interesse del “popolo”.

Proprio per questo, il proletariato greco non può fondare le sue speranze in una estemporanea, quanto dannosa in questo momento, guerriglia di strada ma ha bisogno prima di tutto di dedicare le sue energie a ricostituire la forza della sua unità in una organizzazione sindacale che, sulla base di un programma di chiara impostazione di classe, lavori per l’unione dei lavoratori, del pubblico con quelli del privato, che unisca indigeni ed immigrati, che si dia una struttura anche territoriale per inquadrare i giovani proletari che non hanno un lavoro stabile o al nero.

L’unità per essere effettiva e duratura deve avere nella dirigenza del movimento chiarezza di obbiettivi, sia sul piano politico sia sindacale. Le rivendicazioni economiche sono quelle comuni a tutti i lavoratori: difesa del salario; lotta contro l’aumento dello sfruttamento; condizioni di lavoro e salario tendenzialmente uguali per tutti, uomini e donne, greci e immigrati, giovani e anziani; salario per i disoccupati; difesa delle pensioni e dell’assistenza sanitaria.

Gli strumenti per imporre queste rivendicazioni sono quelli tradizionali della nostra classe, che mostrano al nemico borghese la forza del proletariato: organizzazione, manifestazioni, scioperi sempre più generali ed estesi nel tempo, fuori da ogni corporativismo, ma anche da ogni compatibilità con l’economia nazionale.

In questo cammino verso il rovesciamento rivoluzionario del regime capitalistico a livello internazionale, le giovani avanguardie proletarie di Grecia, se non vorranno cadere in errori già costati cari al proletariato nei decenni passati, (e la Grecia più di altri paesi ne è stata tragico teatro) dovranno respingere ogni tentazione di tipo anarcoide, spontaneista, operaista, stalinista, e ricollegarsi alla tradizione e al programma chiaro e invariante del comunismo rivoluzionario di sinistra, al Partito Comunista Internazionale.