Partito Comunista Internazionale

[RG107] La Questione militare – La rivoluzione americana

Categorie: Military Question, USA

Questo articolo è stato pubblicato in:

Il capitolo del rapporto ha riferito dei fatti militari dalla sconfitta, e conseguente perdita, di New York alla vittoria di Saratoga. La riproduzione del rapporto su Comunismo sarà corredata di una adeguata cartografia.

Qui per la prima volta l’esercito americano raggiunge la dimensione di un vero esercito ed ottiene il suo primo grande successo non più con attacchi di guerriglia ma con una battaglia campale. Questo evento ha un grande significato morale per gli americani, dà un nuovo indirizzo al conflitto e soprattutto convince la Francia ad impegnarsi con gli americani contro la Gran Bretagna, dando uno sviluppo quantitativo e qualitativo a tutta la guerra.

Questa la successione dei fatti.

Dopo la perdita di New York e la ritirata in Pennsylvania, Giorgio Washington deve affrontare problemi di carattere organizzativo per le truppe rimaste dopo le sconfitte, le diserzioni e i non rinnovi della ferma: molti consideravano ormai perduta la causa dell’indipendenza, soprattutto dopo l’arrivo delle forze assiane rivelatesi più forti e organizzate di quelle inglesi. Per loro fortuna ben 9 mila dei 38 mila assiani disertarono e in buona parte si unirono agli americani con l’intento di costruirsi nel nuovo continente una vita migliore di quella da mercenari nell’esercito tedesco. Il comandante americano aveva anche problemi politici nel Congresso, che l’accusava di incapacità nonostante alcuni piccoli successi, l’oculata gestione delle poche e sgangherate sue formazioni e la carenza di armamenti che gli imponevano una tattica basata su scaramucce di modeste dimensioni, sull’attacco a sorpresa con azioni di guerriglia mai impegnandosi in scontri campali aperti, del tutto ingestibili dagli americani.

Un esempio fu la battaglia di Trenton avvenuta durante il giorno di Natale del 1777. Per quell’inverno le forze inglesi erano accampate prevalentemente a New York mentre due distaccamenti composti da tedeschi si trovavano su due avamposti a Trenton e Bordentown sul fiume Delawere, vicino alle postazioni americane. Il piano elaborato da Washington prevedeva di attaccare la postazione di Trenton con tre colonne dopo l’attraversamento del fiume a nord mentre una quarta si sarebbe insinuata fra le due posizione avversarie allo scopo di impedire l’arrivo e il congiungimento di rinforzi. Contava anche sulle pessime condizioni atmosferiche, sui pranzi e le bevute per i festeggiamenti del Natale ma soprattutto sull’opera di una spia che dette agli assiani informazioni errate sulle intenzioni americane. La tempesta di neve e la superficie ghiacciata del fiume permise solo il passaggio di metà degli americani che però riuscirono con un breve combattimento ad espugnare la posizione assiana, catturando ancora nel sonno buona parte della guarnigione e facendo un consistente bottino di guerra. Fu un grande risultato ottenuto praticamente senza perdite.

Washington si ritirò quindi attendendo il contrattacco inglese che non mancò. A tappe forzate gli inglesi giunsero nei pressi di Princeton. Vista la sfavorevole posizione delle truppe americane, il comandante Cornwallis decise di concedere alle sue truppe un giorno di riposo per recuperare le forze e preparare l’attacco. Prevedendo ciò, Washington ordinò di accendere tutti i fuochi e le lanterne degli accampamenti e di mettersi in marcia nottetempo: all’alba si scontrarono con tre reggimenti inglesi mandati di rinforzo che, colti di sorpresa, si dispersero disordinatamente nelle campagne.

Washington decise di non inseguirli ma puntò direttamente su Morristown ben fortificata e meglio difendibile. In quella cittadina, in posizione strategica, avrebbe stabilito il suo quartier generale e lì approntato subito le necessarie opere.

Nel frattempo Cornwallis andava all’assalto delle posizioni americane ormai abbandonate. Saputo dello scontro dei suoi rinforzi con gli americani ritornò verso Princeton portandosi dietro tutti i carri che rallentarono la marcia e perse altro tempo a riorganizzare i reggimenti sbandati lasciando a Washington ventiquattro ore di vantaggio per ritirsi al sicuro a Morristown.

A Londra il War Office decise per un’azione più risoluta con il cambio del comandante in capo e un potenziamento degli effettivi. Il piano prevedeva l’attacco contemporaneo di tre colonne: una prima, diretta da Burgoyne, doveva scendere verso sud dal Canada lungo la valle dell’Hudson per riprendere il controllo di tutto il New England e sbaragliare l’esercito americano, una seconda dal lago Ontario verso est si doveva congiungere con la prima, mentre la terza da New York risalendo l’Hudson avrebbe completato l’accerchiamento delle forze americane. Dopo una prima fase di successi inglesi questo piano fallì per un’iniziativa personale di Howe, comandante di New York: invece di eseguire il piano assegnato lasciò un minima parte delle sue forze nella città e con la maggiore e la flotta si diresse a sud verso Filadelfia che conquistò infliggendo sensibili perdite agli americani. Anche il successivo contrattacco americano presso Germantown si risolse in una sconfitta con forti perdite per il fronte sud di Washington.

Ma a nord le sorti furono opposte: la colonna inglese più consistente che scendeva dal Canada si trovò impantanata nelle wilderness dove avanzava lentamente anche per l’abbandono delle tribù indiane, che ben conoscevano quegli acquitrini, e dove fu continuamente attaccata dalla guerriglia americana; la colonna inglese poi, anche per diserzioni e malattie, si ridusse di un terzo. Burgoyne nonostante ciò proseguì caparbiamente la sua marcia verso sud non sapendo però che la colonna del lago Ontario dopo alcuni successi era stata costretta a rientrare nella base di Montreal e che da sud nessuno sarebbe venuto a completare il piano prestabilito. Londra, saputo della presa di Filadelfia, ordinò alle forze di New York di risalire l’Hudson per appoggiare la colonna principale, ma dopo solo un paio di miglia queste rientrarono nella città. Burgoyne, rimasto solo, comunque superò Saratoga e diresse verso le posizioni americane che in un primo momento sconfisse senza però infliggere il necessario colpo decisivo.

Ci furono piccoli scontri mentre giungevano rinforzi che portarono gli effettivi americani per la prima volta alla ragguardevole cifra di 16 mila uomini. Mentre gli inglesi per proteggersi cercavano di raggiungere Saratoga furono attaccati dagli americani con una ben organizzata manovra da vera battaglia campale e non più con attacchi da guerriglia, frutto degli sforzi organizzativi degli esperti militari prussiani, francesi e polacchi giunti in soccorso dall’Europa. Una dopo l’altra le posizioni inglesi caddero finché, rimasti in 5 mila, si arresero. Questo fece cadere a Parigi gli ultimi indugi circa un intervento della Francia nel conflitto che quindi assunse un significato più ampio.