Partito Comunista Internazionale

[RG107] Corso della crisi economica

Categorie: Capitalist Crisis

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Come ad ogni riunione, abbiamo ascoltato l’aggiornamento sul decorso dell’economia mondiale, con esposizione di grafici e tabelle e loro commento.

In questa riunione è stato dapprima mostrato un confronto fra la depressione produttiva attuale e la precedente del 1975, con la sovrapposizione delle due curve della produzione industriale nei due periodi e per i maggiori capitalismi. Si osservava:

– Usa – L’anno precedente alla crisi, fino a tutto il 1973, aveva segnato forti incrementi, mentre il 2007 e la prima metà del 2008 una crescita media vicina allo zero. La recessione è circa della medesima profondità e, secondo gli ultimi dati disponibili, di una durata non inferiore.

– Germania – Andamento non dissimile nel pre-crisi fra il 1973 e il 2007, ma la caduta nel 2009 è molto più profonda di quella del 1972: -29% contro -13%.

– Giappone – L’industrialismo del paese, che nel 1973 era ancora lanciato a grande velocità, e nel 1975 precipita a -20%, stavolta passa da ritmi di crescita più maturi, intorno al 3%, ad un precipizio disastroso di -37%. Anche qui, poi, la discesa rallenta, ma discesa rimane.

– Francia – Confronto simile agli altri paesi. Stavolta la caduta è maggiore: -15% nel 1975, -21% nel 2009.

– Italia – Scese nel 1975 a -21%, l’anno scorso a -26% ma, come per tutti gli altri, la caduta rallenta ma prosegue.

– Russia – Il paese, che aveva una storia industriale con un decorso separato, in questa crisi dimostra invece un totale parallelismo col resto del mondo: entra in recessione nell’autunno del 2008, scende a un -17%, non recupera ancora i massimi precedenti.

– Cina – Le statistiche del paese sembrano aver appreso, e peggiorata, l’arte delle smargiassate vanto di quella che era la pianificazione staliniana. Per il 2009 riportano una crescita industriale del 16%, che non è credibile in un paese di non più giovanissimo capitalismo e ben lontano da eventi catastrofici. L’inverno 2008 e la primavera 2009 avrebbero solo segnato un rallentamento, senza recessione, il che può essere, temporaneamente essendosi colà spostate parte delle produzioni mancanti in occidente. Noi ci attendiamo le crisi peggiori dove il capitalismo è più giovane e vitale. Sarà lo stesso per la crisi sociale?

– India – Nemmeno l’India entra in recessione. Ci andò nel 1973 col -5%. Ma arriva allo zero. La ripresa poi c’è, ma con cifre più credibili di quelle della Cina, rispetto al quale paese però è molto meno dipendente dalle esportazioni.

Lo stesso andamento, che si potrebbe definire “la crisi continua”, mostrano le curve del commercio mondiale. La contrazione per tutti i paesi è drastica, dell’ordine del 30%, tranne che per la Russia che in valore dimezza le esportazioni per il calo del prezzo del petrolio. Dopo aver raggiunto un massimo di precipizio nell’estate dello scorso anno, la caduta percentuale annua rallenta, ma permane. Anche la Cina vede ridursi drasticamente le sue esportazioni, e continua, e di almeno un quarto.

L’ordine dei maggiori paesi esportatori ha visto, nel 2008, alla vigilia della crisi, il sorpasso “storico” degli Stati Uniti da parte della Cina, che si colloca al secondo posto dopo la Germania. Seguono nell’ordine Giappone Francia Olanda Italia Gran Bretagna. Nuove grandi potenze emergenti come il Brasile e l’India esportano invece ancora poco: il primo è al 23° posto e la seconda al 29°, ben dietro ad un piccolo paese come la Svizzera.