[RG107] Movimento operaio in Usa
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A cavallo degli anni ’70 e ‘80 appare e si fa strada all’interno della classe operaia una nuova organizzazione, i Cavalieri del Lavoro (Knights of Labor). In realtà l’organizzazione era stata fondata nel 1869, ed aveva assunto una struttura settaria, con riti di iniziazione e convinzioni anche profondamente religiose. Inizialmente segreta, verso la fine degli anni ’70 si aprì a strati più ampi del lavoro, senza escludere categorie che storicamente erano state discriminate dai sindacati più importanti, come i negri e le donne.
Gli scopi di emancipazione delle classi lavoratrici, secondo i fondatori, non erano da raggiungersi tanto con le lotte economiche quanto con la cooperazione, e con l’educazione. Quindi lo sciopero non era uno strumento gradito, anche se tollerato. Di fatto, in tutta la sua esistenza l’Ordine vide un continuo contrasto tra una base combattiva e un vertice pacifista, legalitario e anche un po’ fanatico. Quindi gruppi di operai aderivano per poi spesso andarsene quando capivano che i Cavalieri facevano ben poco per aiutarli ad avere migliori salari. La natura dell’organizzazione però faceva sì che si presentasse come una organizzazione a respiro nazionale nel momento in cui i sindacati tradizionali venivano messi in crisi e scomparivano a seguito della depressione. Ma siccome fino al 1878 i Cavalieri non disponevano di una piattaforma, di uno statuto, o di qualsivoglia elenco di principi che li ispirassero, i loro attivisti potevano promettere agli operai interessati che tutti i loro problemi sarebbero stati risolti da una forte organizzazione.
La situazione in quegli anni non era del tutto favorevole. Nel 1883 era iniziata una nuova depressione, mentre, nonostante la nascita della nuova organizzazione rivale (la AFL), la classe faceva i conti con una serie di sconfitte sindacali. Il decollo vero avrebbe avuto luogo in seguito a due eventi verificatisi nel 1885, il successo nei boicottaggi e gli scioperi, vittoriosi, contro tre compagnie ferroviarie di Gould, uno dei “robber barons”, o plutocrati senza scrupoli, quali Carnegie, Morgan, Rockefeller, che ben rappresentavano il capitalismo rampante, quanto rapace e spietato, dell’America fine secolo.
Il rapporto si è dilungato nella descrizione degli scioperi del 1885-1886, vittoriosi, ma che poco dopo furono seguiti da cocenti sconfitte, determinate non da debolezza o mancanza di combattività della classe, ma da imperizia se non da aperto tradimento della dirigenza, e in particolare del Gran Maestro Terence Powderly.
Questi atteggiamenti di disprezzo verso l’azione diretta, e di incomprensione dei veri bisogni delle masse operaie, gettarono le basi per un progressivo abbandono dell’Ordine da parte della classe, che in buona parte (gli operai specializzati) passò ai più moderni sindacati della American Federation of Labor.