[RG107] Il riarmo degli imperialismi
Categorie: Imperialism
Questo articolo è stato pubblicato in:
Il rapporto ha messo in evidenza, analizzando gli ultimi dati disponibili, cioè al dicembre 2009, che – mentre la crisi di sovrapproduzione a livello mondiale sta contraendo produzioni e scambi commerciali – uno dei pochi rami d’industria che non risente della crisi è quello degli armamenti. La produzione ed il commercio di armi sono in costante aumento da più di un decennio, così come la percentuale dei bilanci statali riservata alle spese per la “difesa”.
Continuando questa ricerca, tendente a fornire al partito un quadro aggiornato del confronto di forza tra vari blocchi imperialisti, il rapporto ha cercato di dare un quadro della situazione in due paesi sotto occupazione, l’Iraq e l’Afghanistan.
In Iraq da pochi mesi è iniziato il ritiro di una parte delle truppe ma gli Stati Uniti lasciano nel Paese una rete di formidabili basi militari e circa 50.000 uomini; una forza di tutto rispetto che potrebbe permettere a Washington di interrompere in qualsiasi momento l’approvvigionamento di petrolio di altri Paesi. È peraltro da rimarcare che, nonostante l’occupazione militare, sul piano economico lo Stato iracheno è riuscito a salvaguardare per sé la rendita sul petrolio, lasciando solo il profitto industriale alle grandi compagnie petrolifere, anche statunitensi, mentre lo sfruttamento dei maggiori pozzi è stato assegnato, a condizioni accettabili per Bagdad, soprattutto a compagnie cinesi, russe ed europee e spingendo in secondo piano le compagnie statunitensi.
Il piano di ritiro delle truppe dall’Iraq è stato accompagnato da un aumento della presenza militare statunitense in Afghanistan. Questa “nuova” strategia non ha però dato, per adesso, risultati significativi per quanto riguarda il controllo del territorio, soprattutto per le contraddizioni che caratterizzano la politica statunitense in quella regione, come meglio espone un articolo su questo numero del giornale.