Partito Comunista Internazionale

Anche in Francia si prepara la “riforma” delle pensioni

Categorie: France

Questo articolo è stato pubblicato in:

I nostri compagni parigini hanno distribuito ai lavoratori il testo che segue in occasione della manifestazione per lo sciopero del 25 giugno, indetto dai sindacati contro la minacciata “riforma” che, anche in Francia, punta a differire l’età del pensionamento, così come sta accadendo in tutti i Paesi europei.
 

La grande borghesia industriale e finanziaria con il suo governo sta approntando una serie di misure di austerità per farvi pagare il conto della crisi.

Vi si dice che lo Stato è super indebitato (1.500 miliardi di euro), che la cassa della sicurezza sociale sprofonda in un deficit abissale, e che quindi vi dovete sacrificare per salvare il sistema. In particolare lavorare più a lungo per avere una pensione minore.

La realtà è che il capitalismo è superato e parassitario. Questo miserabile sistema, che si basa sul meschino e spregevole sfruttamento del lavoro salariato – come già il feudalesimo sullo sfruttamento dei servi – è divenuto un intralcio alla sviluppo dell’umanità. È sopravvissuto fino ai nostri giorni solo tramite due guerre mondiali.

Dal 1975, ogni 5-10 anni, l’economia capitalista attraversa cicli di espansione e di recessione, ogni 5-10 anni precipita in una contrazione che dura in media due anni. Ad ogni recessione il deficit della sicurezza sociale aumenta perché i versamenti previdenziali si contraggono, senza parlare di tutte le esenzioni concesse al padronato.

Cosa ci riserva il futuro? Nel 2009 il mondo ha sfiorato una recessione del tipo ‘29, che è stata evitata solo con una fuga in avanti dell’indebitamento. Siamo oggi alla vigilia di una nuova crisi di sovrapproduzione, di un’ampiezza superiore ad allora.

L’attuale crescita industriale della Cina, che esibisce cifre mirabolanti, in parte truccate, si basa su investimenti statali di molte centinaia di miliardi di dollari, lasciando crescere il debito. Si può dunque affermare che anche la Cina, proprio come Europa e Stati Uniti, si trova in una situazione di sovrapproduzione.

Come riesce la borghesia a mantenere in vita questo sistema economico, che garantisce i suoi privilegi di classe? Spremendo il proletariato, mantenendo un tasso di disoccupazione elevato per far pressione sui salari, sostituendo gli impieghi fissi con quelli precari, rendendo il lavoro flessibile, aumentando il carico di lavoro, ecc. Il risultato è che da un lato la miseria si accresce (secondo l’Istituto nazionale di statistica il 13,5% della popolazione francese vive con meno di 850 euro al mese) mentre dall’altro crescono la ricchezza e il parassitismo.

Ma forse è stata efficace la politica economica applicata da trenta anni tanto dai governi di destra quanto di “sinistra”? No, il risultato è il dilagare in proporzioni gigantesche di uno strato di parassiti (azionisti, speculatori, ecc.) e un indebitamento crescente dello Stato e degli individui.

E credete che queste nuove misure proposte dal governo risolveranno il problema? No, sono solo un inganno. Presuppongono una crescita tale da riportare il tasso di disoccupazione al 4,5% della popolazione attiva e fornire eccedenti sufficienti a colmare il deficit delle casse di disoccupazione. Ci si prende gioco di voi. Dagli anni ‘80 mai il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto del 9%. Ogni provvedimento sarà inutile. Oggi vi si chiede di lavorare fino a 62 anni, ma domani, fra 2-3 anni, se la crisi non colpisce prima, vi si domanderà di lavorare fino a 65, dopodomani a 67!

Perché vi dovreste sacrificare, quando la produzione annuale di ricchezza per abitante è superiore oggi a quella di 10 anni fa, e ancora di più rispetto a 20 o 30 anni fa? Per salvare un sistema economico fondato sullo sfruttamento del lavoro salariato e garantire i privilegi di una minoranza di parassiti?

Vi ricordate di cosa accadde agli operai della Moulinex che hanno accettato di tutto per evitare la chiusura delle loro fabbriche: alla fine si sono trovati licenziati.

Tuttavia la soluzione esiste: si chiama Comunismo! Il capitalismo ha fatto il suo tempo, perché ha sviluppato ad una scala notevole le basi economiche della società comunista. C’è una contraddizione fra questa base economica e i rapporti di produzione mercantili del capitalismo.

Per questo occorre opporsi alla borghesia e al suo Stato rifiutando le sue cosiddette “riforme” e le sue misure di austerità.

Bisogna per primo farlo sul terreno economico con la lotta sindacale, riscoprendo il senso di solidarietà e di fraternità fra lavoratori, superando le divisioni di categoria, di generazione e di razza. Rigettando ogni difesa degli interessi nazionali e di azienda, che non sono altro che la difesa degli interessi del capitale.

Per far questo occorre rimettere in piedi un vero sindacato di classe, un sindacato che, a differenza dalle organizzazioni di collaborazione di classe (Cgt, Cfdt, Fo, ecc.) non organizzerà i lavoratori solo sulla base della categoria, ma cercherà al contrario di superare ogni divisione. Un sindacato che non esiterà a condurre lotte radicali, superando i limiti di impresa e regionali, per impugnare l’arma dello sciopero generale a scala nazionale ed anche, quando verrà il momento, a scala internazionale.

Ma per uscire da questo sistema economico che ci sta portando diritto contro il muro, l’organizzazione sindacale non basta, occorre anche organizzarsi sul piano politico in vista del rovesciamento con la forza della grande borghesia industriale, commerciale e finanziaria e del suo sfruttamento.

Per questo occorre che vi inquadriate nei ranghi del vostro partito, il Partito Comunista Internazionale, che si tiene fermamente sulla basi programmatiche del comunismo rivoluzionario che tendono all’abolizione dei rapporti di produzione fondati sul capitale e sul salariato, al fine di permettere il libero sviluppo della società comunista.

Il vecchio mondo deve dar vita al comunismo, e questo non si può fare che con la forza della lotta di classe.