[RG108] La questione militare
Categorie: Military Question, USA
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Il rapporto ha concluso la serie di esposizioni sulla Rivoluzione americana, dal momento in cui, dopo la prima significativa vittoria a Saratoga, la Francia decise per un intervento a favore degli Stati Uniti. Significativa vittoria per gli americani perché fu la prima vera battaglia campale, di una formazione di oltre 16 mila soldati e condotta con una tattica adeguata e non più una scaramuccia basata sulla guerriglia.
La Francia da tempo era orientata in tal senso, nonostante la consistente opposizione interna che temeva un secondo e più oneroso insuccesso dopo quello recente della guerra dei Sette Anni. Lo scopo dell’invio di armi era il tentativo di espandersi nei territori ad Ovest e di affiancarsi, se non sostituirsi, all’Inghilterra nel commercio americano.
Dopo l’ingresso in guerra della Francia, nel febbraio 1778, l’Inghilterra propose agli americani un “Piano di riconciliazione”, ormai tardivo, per ridurre la tensione e comporre i contrasti: in cambio di una notevole autonomia e maggior libertà questi dovevano accettare il re inglese come il loro sovrano.
Sul piano militare Londra ordinò di abbandonare Filadelfia, appena conquistata, e concentrare le truppe su New York e su Newport, base di tutte le operazioni inglesi, e sbarcare delle truppe a Sud per tagliare in due quelle degli Stati Uniti, come già avevano tentato in precedenza con Burgoyne.
L’ingresso della Francia fu molto importante sia per il morale sia per l’arrivo di truppe e comandanti esperti, mentre quelli americani non lo erano e molti di essi si erano arruolati come tali senza averne i requisiti.
Anche la Spagna entrò poi nel conflitto per recuperare territori in America e nel Mediterraneo.
L’esercito americano, diretto dalla borghesia, era composto da una eterogenea miscela di classi e ceti sociali molto diversi tra loro: coloni vecchi, nuovi in cerca di terre da coltivare sulla base della piccola proprietà agricola, cui si aggiunsero i disertori assiani, artigiani con le loro aspirazioni imprenditoriali, schiavi negri liberati o fuggiti che temevano di essere riconsegnati, nativi indiani usati molto spesso gli uni contro gli altri e che tentavano di opporsi all’invasione delle antiche terre tribali. Un aggregato di interessi e di genti che potevano essere tenute insieme solo con continue vittorie. Che però stentavano ad arrivare. Oltre a ciò pesava la costante carenza di materiale bellico e una forte disorganizzazione nella catena di comando.
L’arrivo del consistente contingente francese, in navi, soldati e ufficiali, rafforzò e migliorò notevolmente lo schieramento americano. La situazione militare vedeva gli inglesi tenere New York, il suo porto e ben salde le acque circostanti con una flotta di una ventina di navi e più di 20 mila soldati. A Sud tenevano Yorktown, sulla foce del Delaware, con una flotta ridotta ma sufficiente e circa 10 mila soldati, più alcune piazzeforti come Charleston e Savannah. Gli americani dai loro quartieri invernali ben protetti cercavano di intercettare il movimento delle truppe inglesi e effettuavano attacchi a postazioni isolate con operazioni di grande ardimento però senza avere la possibilità di consolidare le posizioni acquisite che poi dovevano lasciare per mancanza di rifornimenti.
La guerriglia rimaneva la strategia preferita americana. Il grosso delle truppe era concentrato nell’assedio di New York, la cui conquista avrebbe deciso la guerra.
La flotta francese vinta una battaglia navale ebbe il controllo dei mari, per cui il trasferimento delle truppe inglesi non poté più avvenire. La guerra per mare si trasferì nei Caraibi.
Washington premeva per attaccare prima New York, che avrebbe determinato l’esito della guerra, mentre Rochambeau, il comandante francese, viste le disposizioni delle forze in campo, preferì attaccare prima Yorktown e poi spostare tutte le truppe su New York. L’attacco alla città da parte americana fu semplice sia per la superiorità numerica dell’artiglieria che devastò le semplici e incomplete fortificazioni inglesi, sia per l’insuccesso del contrattacco inglese. Alla fine Corwallis si arrese con ben 8 mila uomini. Con la caduta di Yorktown cessarono tutti gli scontri sul fronte terrestre e iniziarono colloqui di pace. La guerra continuava però sui mari. Ma quello che cadde fu il fronte interno inglese che valutava troppo oneroso continuare la guerra visto il crescente appoggio degli americani al proprio esercito, gli scarsi risultati dei lealisti, ma soprattutto temevano di perdere il controllo dei mari indispensabile veicolo delle loro merci.
Con la pace di Parigi del 1783, gli Stati Uniti ottennero la completa indipendenza. La Spagna riprese la Florida e Minorca nel Mediterraneo, ma dovette abbandonare per sempre Gibilterra. La Francia ottenne la possibilità di continuare la sua espansione nell’Ovest americano, ma con un tale impegno economico da acuire la sua crisi interna, spianando così, sei anni più tardi, la via alla rivoluzione borghese. Nei Caraibi ebbe Trinidad e Tobago, in Africa il Senegal, ed alcuni porti in India, importanti per la conquista dell’Indocina.
Nonostante la sconfitta l’Inghilterra rimaneva la prima potenza marinara dell’epoca con una ragguardevole flotta di 250 navi da guerra, in verità solo un terzo di buona qualità, ma con ottimi equipaggi e ufficiali, mentre la Francia con le sue 80 navi, ma tutte di ottima qualità, la incalzava nel controllo dei traffici. Gli americani, che non potevano avere naviglio militare per i vecchi contratti coloniali, dovettero ricorrere alla guerra di corsa per intercettare i convogli inglesi. Ben 600 furono le navi inglesi catturate dai corsari americani, che per buona parte le rivendettero agli inglesi stessi. Le flotte da guerra, disimpegnate dall’America, vennero spostate nei mari dell’India dove continuava la guerra per mare per il controllo di quelle vie commerciali, soprattutto dopo la chiusura di alcune basi olandesi.
Il rapporto terminava con l’esposizione di alcune prime conclusioni in merito a questo conflitto:
1° Come la nostra scuola insegna, furono cause economiche a spingere alla guerra, cui si dette una copertura ideologica: la borghese libertà di produrre e commerciare senza vincoli sommata all’illuminismo francese: un’ottima miscela.
2° Entrambi i fronti non spinsero mai fino in fondo le loro forze nello scontro, sia per non compromettere eventuali accordi di pace sia per motivi economici. Per l’Inghilterra, già impegnata su altri fronti nel suo immenso Impero, le 13 colonie non erano ancora uno Stato formato, erano alla loro prima esperienza militare e mancavano di tutto quanto serve per una guerra. Le indecisioni e le ambiguità dei governi generarono indicazioni contraddittorie ai comandanti. Ancora, secondo la consuetudine settecentesca, sarebbero state sufficienti alcune singole battaglie o un certo grado di logoramento per arrivare a sedere al tavolo delle trattative.
3° Siamo qui storicamente al momento cruciale del passaggio dal modo di produzione feudale a quello borghese capitalista, già avvenuto nel Regno Unito ma non ancora nell’Europa continentale e questo si riflette sui fatti d’arme. La guerra feudale, con le sue regole e schemi, mirava al massimo contenimento delle risorse e spese militari, spesso notevoli per piccole entità statali. La guerra moderna, basata sulla giovane produzione capitalista, getta nei conflitti una gran quantità prima impensabile di ogni tipo di strumento, secondo la logica capitalista di produrre e riprodurre a scala sempre più ampia ogni merce per maggiori profitti. Anche qui la guerra si conferma un fatto economico.
4° Sul piano militare si scontrano due forze asimmetriche: quella inglese, di gran potenza, formazione ed esperienza, prevalentemente mercenaria, organizzata secondo vecchi schemi, non adatta al nuovo tipo di conflitto; quella americana, volontaria, che dovette fare di necessità virtù adottando per i suoi grossi limiti materiali la tattica della guerriglia. A causa di questa asimmetria nessuno dei fronti poté giungere mai ad una vittoria decisiva.
5° Il conflitto giunge infatti ad una conclusione quando gli alleati franco-spagnoli equilibrarono i fronti e si poterono incontrare in campo aperto ad armi pari. Altre cause, fronte interno inglese indebolito in primis, concorsero alla fine del conflitto. La tattica della guerriglia ha iniziato il conflitto, ostacolato e logorato pesantemente l’avversario, ma non lo ha potuto concludere, come nella grande maggioranza di simili casi.
6° Il conflitto da locale si espande coinvolgendo più Stati in più fronti per il controllo di colonie e mercati lontani a sbocco delle merci europee. Per giovani e ambiziosi capitalismi, che devono espandere il raggio d’azione affinché il ciclo Denaro-Merce-Denaro si rinnovi ai quattro angoli del mondo, le guerre sono il passe-partout per tutte le porte difficili.