Marx sui principi sociali del cristianesimo
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Da parte della Chiesa cattolica e delle altre Chiese cristiane, e quindi di politici e sindacalisti borghesi che ad esse si richiamano, si parla, si è parlato e si parlerà ancora in futuro dei principi sociali del cristianesimo, soprattutto ora che la borghesia è convinta di aver celebrato i funerali del comunismo. Dato che la questione non è certo nuova leggiamo, senza commentare, un articolo apparso sulla Deutsche Brusseler Zeitung nel 1847, scritto da Marx ed Engels
«I principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica, magnificato la servitù della gleba medievale, e in caso di necessità sanno anche difendere l’oppressione del proletariato, sia pure con una smorfia di compassione.
«I principi sociali del cristianesimo predicano la necessità di una classe dominante e di una classe oppressa, e per quest’ultima non hanno altro che il pio desiderio che l’altra sia benefica.
«I principi sociali del cristianesimo pongono in cielo il concistoriale compenso per tutte le infamie, e giustificano così la prosecuzione di queste infamie sulla terra.
«I principi sociali del cristianesimo spiegano tutte le indegnità perpetrate dagli oppressori contro gli oppressi, o come la giusta punizione per il peccato originale e per i peccati di ciascuno, o come prove a cui il Signore, secondo la sua sapienza, condanna gli eletti.
«I principi sociali del cristianesimo predicano la vigliaccheria, il disprezzo di se stessi, l’avvilimento, la sottomissione, l’umiltà, insomma tutte le caratteristiche della canaglia, mentre il proletariato, che non vuole lasciarsi trattare da canaglia, ha bisogno del suo coraggio, del suo orgoglio, della sua consapevolezza e della sua indipendenza, ancor più che del suo pane.
«I principi sociali del cristianesimo sono ipocriti, e il proletariato è rivoluzionario».