Partito Comunista Internazionale

I giovani comunisti nell’esercito borghese

Categorie: Italy, Military Question, PCd'I

Anche per i giovani del 1902 è giunto il momento di lasciare le loro abituali occupazioni, per recarsi a vestire il grigio-verde. Abbiamo presente la cattiva prova che ha dato il 1901, non tanto per colpa dei singoli compagni, ma, piuttosto, per la falsa concezione che si aveva nello svolgere la tattica antimilitarista. Vi fu un solo periodo (quello poco dopo l’armistizio) in cui parve veramente che la propaganda e l’azione svolta dai giovani (allora socialisti) fra i soldati, desse un risultato effettivo; ma non fu che illusione, la nostra propaganda vale qualcosa, inquantoché esistevano altre cause che contribuivano quasi totalmente a creare fra i soldati quell’entusiasmo che, sfruttato allora per i fini nostri, ci avrebbe forse portato alla rivoluzione. Mancava, però, il partito che veramente volesse assumersi la responsabilità di capeggiare un movimento proletario. Ora, di molto è cambiata la situazione. Le cause che creavano lo stato d’animo speciale fra le truppe (soprattutto il ricordo ancora recente della guerra) sono totalmente scomparse. In questo momento, la grande totalità dell’esercito si trova in uno stato di passività di fronte alle nostre idealità, fatto questo che impone a noi comunisti, riconoscendone le cause, di trovarne i rimedi.

Si è, in primo luogo, d’accordo su quanto hanno pubblicato diversi compagni, e lo stesso C.C. della nostra federazione, sull’Avanguardia riguardo al cambiamento di metodo sulla tattica antimilitarista.

Ma non basta affermare, a parer mio, tutto ciò che si è affermato. Bisogna fare il possibile di ottenere in pratica ciò che in teoria si è detto e ripetuto. L’Avanguardia avrebbe dovuto continuare a pubblicare su questi argomenti altri articoli, allo scopo di far comprendere a tutti chiaramente quale doveva essere la nuova tattica antimilitarista. Si deve evitare assolutamente che i nostri compagni vadano sotto le armi senza saper precisamente ciò che dovranno fare in coerenza del loro essere dei comunisti.

La maggioranza dei nuovi coscritti (non parlo solo dei comunisti) non comprende chiaramente quale sia il significato del repentino mutamento di vita, non si cura neanche di saperlo; supinamente si adatta alla circostanza, nuova per molti, che appare come un diversivo lla vita sempre uguale, monotona dell’officina. I canti, le baldorie che precedono sempre tutte le chiamate alle armi sono una dimostrazione che la massa dei futuri soldati non è conscia dell’importanza che viene ad assumere il fatto della privazione della loro libertà individuale. Ma i nostri compagni non devono essere come gli ltri. Ma in questa circostanza essi devono dimostrare la differenza che passa tra noi Comunisti e la massa lontana da noi, e spetta quindi a chi di dovere, di far sì che la loro andata alle armi porti un contributo effettivo alla nostra causa.

Dobbiamo evitare che si ripeta il passato, e cioè che una parte dei nostri giovani sotto le armi diventi passiva e un’altra parte, perché più cosciente, si esponga a dei sacrifici dolorosi quanto inutili. Perciò è necessario lavorare presso questi coscritti. Bisogna prospettare loro esattamente in quale ambiente si verranno a trovare sotto le armi, acciocché si formino una tale convinzione che trovandosi domani nell’ambiente riconoscano la veridicità delle nostre esposizioni. In secondo luogo, sempre con un’intensa opera di propaganda, convincerli che non devono giudicare il fatto della loro chiamata a militari come un’imposizione borghese, ma bensì un mezzo fornito ai giovani comunisti, per poter svolgere un lavoro che contribuirà sempre più a formare un’organizzazione rivoluzionaria tra l’esercito borghese.

I giovani comunisti non devono, se veramente vogliono essere tali, piegarsi, diventando passivi per sofferenze morali e materiali che dovranno incontrare, ma ricordarsi che si trovano in missione nel campo borghese con emissari della Federazione, e che vi devono svolgere il lavoro fissato dai nostri organismi e suggerito dalle necessità del movimento comunista.

È la necessità assoluta dell’organizzazione comunista nell’esercito borghese che devono comprendere i nostri giovani. E perciò non basta far comprendere le linee generali dell’azione che si devono seguire, ma far sapere in che modo si devono attuare praticamente. Sapendo per pratica che un lavoro nostro non verrà mai compiuto a dovere (specialmente per quelli per ciò si discute) se non è compreso in tutta la sua importanza, dobbiamo preoccuparci che la nuova tattica antimilitarista dia affidamento sicuro di applicazione per il fatto della fiducia che i compagni vi ripongono, fiducia che acquisteranno, ripeto, quando si sarà loro fatto comprendere la bontà della nuova forma di lavoro antimilitarista.

Quando i giovani del 1902 saranno sotto le armi dovranno essere in grado di sormontare tutte le difficoltà che si presenteranno per ottenere l’affiatamento continuo con le sezioni giovanili, fatto questo a parer mio importantissimo e dal quale dipenderà la riuscita del nostro compito.

Nei tempi passati si faceva affidamento (per ogni chiamata alle armi) non solo sui compagni, ma su tutti quelli che accorrevano ai comizi che si indicevano all’uopo, si pensava che la reazione che suscitava il decreto di chiamata dei giovani lavoratori bastasse per ottenere da questi un’attività a nostro favore, genericamente, si invitavano tutti i giovani operai a ricordarsi di essere tali anche sotto il grigio-verde.

Ma il nostro dovere dev’essere, ora, molto più completo, è quindi su quelli già iscritti al nostro movimento he dobbiamo fare affidamento.

Si svolga quindi una propaganda convincente nei compagni, un’istruzione e una coscienza del loro atteggiamento sotto le armi, insieme pure ad un’esatta interpretazione dell’ambiente militare acciocché non abbiano, per mai averselo prospettato, a trovar troppo grande il cambiamento che potrebbe renderli passivi di fronte alle esigenze del movimento comunista. Se bene si lavorerà potremo sperare che l’andata sotto le armi del 1902 segni l’inizio di un lavoro fruttuoso in seno all’esercito borghese, che da tale diventerà l’appoggio più efficace della rivoluzione proletaria.

Felice Cassi