Partito Comunista Internazionale

PiSdC – Nuovo attacco alle pensioni

Categorie: Italy, Union Question

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Da anni sono stati costantemente aumentati i requisiti per accedere al pensionamento ed è peggiorato il metodo di calcolo, con conseguente diminuzione degli importi.

Il 30 dicembre è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio per l’anno 2024. Le modifiche normative sono contenute in un unico articolo avente il titolo: “Risultati differenziali. Norme in materia di entrata e di spesa e altre disposizioni. Fondi speciali”. Nulla che faccia pensare al salario differito di milioni di lavoratori: un chiaro messaggio ai proletari, siete semplicemente una “spesa” per lo Stato del capitale, alla faccia di tutti i discorsi sulla democrazia, la libertà e l’uguaglianza. Principi questi che si devono genuflettere di fronte a sua Maestà il Capitale!

Non facciamo qui l’analisi dei vari commi che trattano di previdenza o assistenza: i proletari la trovano nella stampa borghese sufficientemente chiara. È necessario piuttosto collocare la manovra nel solco degli attacchi alle condizioni della classe operaia che si sono succeduti a ritmo crescente a partire almeno dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso.

Se dovessimo cercare un filo nella storia degli ultimi 30 anni in grado di legare tra loro i vari provvedimenti legislativi che hanno sconvolto il già fragile sistema pensionistico italiano questo sarebbe il suddividere in settori sempre più piccoli la forza lavoro così da cucirgli addosso un vestito su misura e sempre più stretto in modo da farle perdere anche il ricordo della propria unità di fronte al padronato e al suo Stato.

Si è cominciato a colpevolizzare i lavoratori iscritti a regimi cosiddetti speciali (dipendenti pubblici, ferrovie, poste, telecomunicazioni, aziende elettriche, autoferrotranvieri, ecc.) i cui migliori trattamenti erano stati conquistati in anni di lotte, facendo valere le propria maggiore forza contrattuale.

Si è passati poi a creare un muro invalicabile tra lavoratori aventi una determinata anzianità (i famigerati 18 anni di contributi al 31 dicembre del 1995) e i giovani, i primi essendo lo zoccolo duro di un sindacato di regime, che non era il caso di colpire a fondo; la Legge 335 del 1995 ha scavato un solco tra “vecchi” e “giovani”, con questi ultimi sospinti nel regime contributivo, che prevede regole completamente diverse e peggiori rispetto al retributivo.

Nel 2005 è stata riformata totalmente la previdenza complementare, col pretesto di sopperire alla esiguità delle future pensioni, quella povertà che era stata preparata dagli stessi attori. Si nascose che la riforma era imposta dalla grossa sotto-capitalizzazione del mercato borsistico, per cui si convogliavano i contributi dei lavoratori nei fondi pensione.

Socialmente tale provvedimento è andato a ulteriormente dividere il proletariato a seconda del settore contrattuale di appartenenza, con esigui strati della classe in grado di strappare condizioni migliori in contrapposizione a milioni di lavoratori costretti ad aderire a fondi di settore a dir poco vergognosi.

Nel 2010 si è arrivati a distruggere con la Legge 122 le relazioni tra i fondi pensionistici, le cosiddette ricongiunzioni, che permettevano di sanare lo spezzettamento della posizione assicurativa del lavoratore.

La degna conclusione del percorso non poteva che essere la tanto disprezzata, a parole, Legge 214 del 2011, cosiddetta “Fornero”, che ha confermato e perfezionato il meccanismo che lega il requisito per accedere al pensionamento all’aspettativa di vita e ha esteso il metodo di calcolo contributivo a tutti i lavoratori indipendentemente dall’anzianità contributiva.

Anche questa Finanziaria del 2024 si colloca sul terreno della distruzione dell’unità di classe. Anticipata da una propaganda martellante contro i “privilegiati” dipendenti pubblici, che sarebbero la causa principale dell’aumento della spesa pensionistica, si va a modificare un parametro per il calcolo fino al 31 dicembre del 1995 della quota retributiva degli iscritti ad alcune Casse confluite nell’INPS.

A questo punto però la occhiuta borghesia italica si è accorta che in tal modo rischiava di mobilitare una grande fetta della forza lavoro attorno a un semplice e unificante obiettivo. Decide di correre ai ripari con l’oramai ben sperimentata arma del divide et impera: con una elegante virata concede ai lavoratori della sanità una penalizzazione inferiore nell’importo della futura pensione.

In un secolo il sistema pubblico previdenziale è passato da un carattere tendenzialmente universalistico a un’assicurazione individuale come le altre. Ai lavoratori il compito di ritrovare la forza nell’unità della propria classe.