PiSdC – La guerra in Palestina e i sindacati tedeschi
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In Germania l’opposizione alla guerra è stata soffocata e ogni seppure timida critica allo Stato di Israele è denunciata come antisemitismo. Ci sono state alcune proteste di pacifisti, contrapposte a dimostrazioni pro-Israele. Ma – in una rigorosa applicazione del “Burgfrieden”, la pace sociale stabilita tra il capitale, i sindacati operai e la socialdemocrazia già nella Prima guerra mondiale – i sindacati e i partiti politici tedeschi sono – per il momento – ben allineati nel sostegno a Israele, o più precisamente al capitale tedesco-israeliano.
Le banche e le industrie tedesche sono infatti fra i fornitori più affidabili delle forze armate israeliane (IDF) di armi, carri armati e veicoli blindati. Il padronato tedesco sa di poter contare sul sostegno incondizionato dei dirigenti della principale confederazione sindacale, il DGB e della burocrazia sindacale. L’IG Metall, il più grande sindacato affiliato al DGB, appoggia sempre le industrie perché ottengano nuove commissioni di armi da Israele. Questi sindacati sono quindi complici e approvano la distruzione di Gaza.
Infatti un comunicato stampa del DGB del 10 ottobre, quando i bombardamenti su Gaza erano già iniziati, ha ribadito chiara la sua posizione: «Israele sta affrontando una situazione difficile e siamo lieti che il nostro governo sia intervenuto rapidamente e abbia espresso il suo sostegno incondizionato al popolo israeliano sotto attacco».
In Germania i sindacati giustificano il loro sostegno al capitale tedesco-israeliano con l’antifascismo, il rigetto dell’antisemitismo, una risposta “morale” alle colpe storiche “del Paese”. In una lettera aperta alla federazione sindacale del regime israeliano, l’Histadrut, l’esecutivo della DGB ha scritto: «Ci uniamo ai nostri sindacati federati nell’esprimere la nostra solidarietà con Israele alla luce dei brutali attacchi compiuti da Hamas negli ultimi giorni». Si noti: solidarietà con Israele, non con i lavoratori israeliani. Prosegue il DGB: «Come sindacati, siamo impegnati per la pace, la libertà, la democrazia e una società multietnica e ci opponiamo a tutte le forme di terrorismo. Combattiamo l’antisemitismo, in Germania e nel mondo». Il DGB non ha espresso alcuna solidarietà né con i lavoratori palestinesi, che, oltre a essere sfruttati dalla loro stessa borghesia, sono sotto costante assedio e bombardamento, né con i lavoratori in Israele, costretti dal loro Stato militarista e razzista a una permanente guerra fratricida.
I sindacati della DGB e le associazioni padronali BDA e BDI, insieme a tutti i partiti del Bundestag (ad eccezione dell’AfD, cioè dell’estrema destra), alle chiese protestanti e cattoliche, alle comunità ebraiche e a molte altre organizzazioni, hanno firmato l’appello per una manifestazione a sostegno di Israele davanti alla Porta di Brandeburgo il 22 ottobre. Il partito di sinistra (Die Linke) ha annunciato più volte il suo sostegno alla guerra. Ha firmato non solo come partito, ma anche come “Fondazione Rosa Luxemburg” (la grande internazionalista e instancabile oppositrice del Burgfrieden). Prendendo spunto dall’85° anniversario della “Kristallnacht”, il DGB si è spinto oltre, equiparando qualsiasi opposizione alla guerra israeliana a Gaza a quel pogrom nazista del 9 novembre 1938. Gridando “Ancora mai più!” ha invitato a proibire le proteste sull’altro fronte di guerra: «È assolutamente inaccettabile che gli islamici scendano in piazza in Germania e abusino del diritto di manifestare o lo violino apertamente celebrando il massacro di Hamas e glorificandolo come un atto di liberazione».
Il DGB giustifica il suo aperto sostegno all’imperialismo tedesco-israeliano facendo riferimento ai “valori democratici”: «La coesistenza pacifica e la coesione nella nostra società multietnica dipendono dal fatto che i valori della Costituzione siano accettati da tutti e che la nostra convivenza sia caratterizzata da tolleranza e rispetto. Questo vale per tutte le persone che vivono in Germania, indipendentemente dalla loro origine o religione».
Noi comunisti internazionalisti diciamo ai lavoratori tedeschi: i “valori tedeschi”, la “democrazia” e il “rispetto” sono solo una maschera per condurvi a una micidiale guerra imperialista. Che lo Stato dei vostri padroni si schieri da un lato o dall’altro del fronte mondiale, i vostri interessi non sono allineati né con Israele né con Hamas, ma con il proletariato di tutti i Paesi.